Il Giorno della Memoria

Domani sono stati aperti i cancelli dell’inferno, di uno degli inferni in terra che l’uomo è capace di pensare. Domani ricordiamo che il 27 gennaio 1945 è finito un incubo per milioni di persone, ricordiamo che per tanti altri milioni c’è stato solo da contare che non c’erano più, ricordiamo che la nostra memoria collettiva non è stata più la stessa e che la memoria individuale di chi è tornato è stata, forse, un viatico troppo pesante per un essere umano.

Nell’Uomo c’è tutto: anche la violenza cieca e assurda, l’odio più profondo e l’ignoranza più nera. E’ questo che dobbiamo ricordare per saperci difendere. La Memoria di queste ferite deve diventare un retropensiero sempre presente anche se non ogni giorno cosciente.

Dedico un pensiero a tutte le persone che non sono più uscite da quei cancelli, a quelle che ne sono uscite e a quelle che hanno portato fuori il corpo, ma non il cuore. Metto il mio dolore accanto al loro.

Il mio retropensiero mi accompagna da trent’anni, dal giorno in cui ho sentito la voce di un uomo raccontare e ho visto alti muri di mattoni anneriti.

Fra non molti anni avremo solo la Memoria a cui aggrapparci per difendere l’unica cosa che forse ogni singolo individuo condivide con ogni altro essere umano: il desiderio di libertà.

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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