In medio stat virtus

Come dicevo, per trascorrere l’ora in cui mio figlio era a lezione di musica, ho girovagato per negozi e ho finito col comprare dei gomitoli di lana-non-lana, nonostante non ne avessi bisogno. E’ gennaio, ci sono sì e no 2 gradi, ho un’ora da gestire: che cosa faccio? Sono lontana dalla biblioteca, il parco gelido è un suicidio, il quarto caffé al bar lo escluderei per non arrivare ad azzannare i miei simili.

E allora vengono fuori anni e anni di pratica: acquistare è l’attività che ci è più familiare, è l’attività che ci hanno fatto credere essere il nostro svago, ciò di cui abbiamo bisogno.

“Ci hanno fatto credere” suona un po’ come un Grande Fratello, un po’ sopra le righe, ma non tanto lontano dalla realtà. Crediamo di aver bisogno di cose di cui al contrario potremmo benissimo fare a meno e come abbiamo fatto ad arrivare a crederlo, davvero non mi è chiaro fino in fondo.

Se mi fermo e ragiono, so che non è normale guardare ogni cosa credendo di doverla comprare perché non è umanamente possibile avere bisogno di cambiare un cellulare ogni anno o avere quattordici maglioni e quattro paia di stivali, sentire la necessità di mettere nel carrello l’insalata già lavata e sette candele profumate.

Siamo stati trasformati pesantemente e non abbiamo opposto molta resistenza.

Comprare qualsiasi cosa è, ormai, un atto consolatorio non tanto perché ci godiamo ciò che compriamo, ma perché l’acquistare in sé ci blandisce: questo mi spaventa, molto. Stiamo andando oltre l’acquistare perché pensiamo di avere bisogno di oggetti: molte delle cose acquistate spesso non le usiamo nemmeno.

L’argomento è scottante perché ormai è centrale nelle nostre vite e in quelle dei nostri figli, bambini ora, ma adulti fra poco tempo: dovremo tutti trovare una strada diversa, soprattutto loro, gli adulti di domani.

Leggo, osservo e cerco di capire come fare a dare un indirizzo positivo ai nostri percorsi, recuperando un modo di vivere che tutto sommato ricordo: comprare per sostituire o per migliorare, comprare qualità e non quantità.

Cerco il giusto mezzo che ci permetta di non sperperare denaro e risorse, ma che ci consenta di continuare a crescere, migliorare come persone. E’ un cammino di consapevolezza, un po’ tortuoso, certi giorni facile, altri complesso che mi fa fare un esercizio continuo di riflessione e di scrematura per trovare il centro delle cose.

Il giorno in cui ho comprato la lana-non-lana doveva essere un giorno complesso… 😉

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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