Scegliere

– Ah, sei a casa! Non lavori! Beeello.
No, non è che non lavoro, è che non c’è un’azienda, un Ente, uno Stato che retribuisca la mia occupazione: io lavoro. Io sono donna di servizio, baby sitter, badante, fattorino e insegnante privata con la tariffa oraria più bassa che si possa immaginare.

– Sai, io non ci riuscirei: io ho sempre lavorato…
Genio! Anch’io ho sempre lavorato finché non mi sono dimessa!

– Hai un sacco di tempo per te!
No, non è che ho un sacco di tempo per me, è che ho mezz’ora tra la pulizia del bagno e la preparazione del pranzo, ho dieci minuti tra il tornare dalla lezione di teatro de Il Cantastorie e l’accompagnare La Filosofa a scherma, ho un quarto d’ora dopo essere andata a fare la spesa per i miei genitori e prima di ripetere le tabelline fino a vomitare; forse sommando tutti i minuti non consecutivi, ottengo un bel gruzzolo di tempo, ma spezzettare le attività da dedicare a me su tranche da dieci minuti non è facilissimo.

Quello che ho è, in realtà, un lavoro unico: quando lavoravo in ufficio, tornavo e lavoravo anche a casa, quindi due lavori di cui quello di casa sempre non retribuito. Tempo? Niente, spesso neanche i dieci minuti tra l’arrosto e le tabelline. Soddisfazioni?

Parliamone.

L’unica soddisfazione in più era lo stipendio: non è poco perché, alto o basso, era la mia indipendenza economica, ne potevo disporre..

La vita è andata avanti e ho incontrato la persona con cui ho voluto costruire una famiglia, iniziare un percorso a due: stipendio o no, quando si lega la propria vita a quella di un’altra persona, le scelte non si possono più fare da soli, si comincia a pensare per compromessi perché uno più uno non fa due, ma un numero nuovo.

Allora l’indipendenza economica si trasforma in una somma che concorre al funzionamento della famiglia: se voglio partire per un week end a Parigi, non considero solo che lavoro e quindi ho i soldi per farlo, ma soprattutto che prima pago il mutuo, poi la bolletta del gas e forse ci sta anche la lavatrice nuova, che quella vecchia perde acqua. E zacchete, il week end a Parigi me lo sono bevuto per il bene comune. Normale.

Perché alla fine quello che fa la differenza è il progetto che hai. Non mi sono dimessa dall’ufficio per altruismo, ma per egoismo: il progetto che avevamo buttato in piedi insieme, Tuttobene e io; volevo dedicarmi a questo progetto, serenamente. Pensavo di non essere in grado di riuscire a seguire bene sia il lavoro che la famiglia: era solo il mio personale punto di vista, ma per me era importante e le condizioni erano tali per cui ho potuto scegliere.

Un compromesso: scelgo di fare quello che mi fa stare bene, anche se non ho uno stipendio. La mia occupazione ha un significato all’interno del progetto e il fatto di non essere indipendente economicamente è solo una parte del tutto.

Mi piace pensare che il valore di una persona non passi attraverso la sua monetizzazione.

Avrei fatto la stessa scelta se fossi stata un uomo? Non lo so!

E’ dura per una donna scegliere di rinunciare ad un lavoro stipendiato? Si’, perché avere a disposizione il proprio denaro ha reso possibile l’emancipazione femminile e questo è stato FONDAMENTALE nella storia individuale e collettiva delle donne.

A distanza di anni, guardo il mio compagno uscire ogni mattina per andare in ufficio e so che la spinta è il progetto che abbiamo insieme, la stessa spinta che ho io, ogni giorno tutti i giorni: abbiamo compiti diversi, ma lo stesso fine.
Certi giorni è più facile per me stare a casa, certi giorni è più facile per lui andare in ufficio, dipende dal vento. Certamente, niente è regalato.

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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