Il pittore e la bambina

Nell’agosto del 1980 sono andata a Roma per la prima volta; non avevo neanche tredici anni e sono stata invitata per una settimana da mia cugina Settantasette (di dodici anni più grande di me) che andava per lavoro.

Sono partita in macchina con lei, suo padre e il professore universitario con cui lavorava Settantasette. Ero eccitata dall’insieme di circostanze nuove e affascinanti, dalla città che andavo a vedere e dal conoscere una persona come il professore, mai conosciuto un professore prima.

Il professore e Settantasette mi hanno fatto sentire una viaggiatrice vera e propria, regalandomi diversi libri su Roma e di arte, lasciandomi libera di girovagare da sola per le strade del centro e portandomi nei ristorantini più tipici della città e della provincia; mi hanno accompagnata a scoprire le necropoli etrusche e, infine, sulla strada del ritorno, Settantasette mi ha portata con sé a Firenze per visitare una mostra temporanea di un pittore di cui non sapevo pronunciare neanche il nome: Paul Klee.

E’ stato amore a prima vista: con gli occhi e la mente ancora naif, ho guardato il tripudio di colori e forme di questo pittore come non l’ho più guardato in seguito.

Ho acquistato il poster del quadro Scheidung Abends 

klee-paul-scheidung-abends

e gli ho poi assegnato il posto d’onore in camera mia, guardandolo fino a consumarlo. Negli anni a venire, è stato un libro su Klee (Klee di Denys Chevalier, Alauda Editoriale) il primo libro d’arte che abbia mai comprato.

Il giovane Klee riteneva che il divenire fosse superiore all’essere, che la genesi fosse più significativa della creazione, voleva dar forma al movimento e cercava la primordialità nel mondo infantile, utilizzandone l’animismo intrinseco; negli anni a venire ricercava l’astrazione e accentuava sempre più la definizione degli spazi per soddisfare la sua esigenza di ordine e logica affidando l’irrazionalità al colore, mentre il segno era ritmo.

Senza sapere tutto questo a Firenze, ancora bambina, la sua pittura mi attraeva e mi metteva in moto emozioni bellissime che solo in seguito ho potuto, razionalmente, elaborare come strutture del mio carattere: importanza della ricerca, del viaggio (anche metaforico), ordine, logica ma insieme inaspettatamente, anche colore.

Il Caso, cui riconosco tanta parte nella mia vita, già allora  mi aveva presa per mano e mi aveva fatto scoprire come toccare lo spirito senza passare per la mente, solo fidandomi dell’istinto.

 

Annunci

Informazioni su ogginientedinuovo

Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
Immagine | Questa voce è stata pubblicata in Mente&Corpo e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Il pittore e la bambina

  1. Pingback: Prologo | ognigiornotuttigiorni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...