La scuola / 1

Ho attraversato la scuola in lungo e in largo per tanti di quegli anni che la sento casa mia. L’ho attraversata in panni diversi, in epoche diverse, capendola a volte si’ e a volte no. L’ho amata, in molte delle forme che mi si sono presentate perché credo di essere a mio agio li’, dentro a quei confini fatti di libri, di parole, di quaderni, di penne, di studio.

Alle elementari ho amato il mio maestro come se fosse un familiare, lo ascoltavo felice, spiegasse anche come allacciarsi le scarpe e grazie a questo affetto misto ad ammirazione per quest’uomo speciale ho imparato tanto e soprattutto ho imparato ad amare lo studio.

Il mio maestro era un Maestro che mi ha mostrato con i suoi gesti, ogni giorno tutti i giorni, che un bambino gravemente disabile è solo un bambino che gioca e impara, che va sgridato se lo merita, che va aiutato a spostarsi se ha bisogno, semplicemente; ci ha arricchiti di canto, disegno, francese e amore.

Poi da alunna sono diventata una studentessa adolescente che, pur mantenendo l’amore di fondo per lo studio, ha perso un po’ la rotta dietro ad amicizie mal scelte, dietro ad insegnanti stanchi, delusi, chiusi dentro un lavoro e non consapevoli dentro ad un Mestiere, insegnanti che a loro difesa, con una smorfia, ci etichettavano come i peggiori del liceo e li’ si sono fermati ad aspettare la pensione.

L’università mi ha fatto riscoprire il piacere di studiare, di scegliere, di gestire il tempo, con una consapevolezza maggiore dovuta all’età e all’aver saputo tagliare molti rami secchi che mi toglievano ossigeno; ho sperimentato le raccomandazioni, il baronato, le preferenze e, fin dal primo giorno in cui ho messo piede in facoltà, ho saputo che non avrei mai potuto essere io a rimanere a fare ricerca. Ma ho amato questi anni.

Poi, la vita è bizzarra, dopo l’università, ho sperimentato la scuola materna, ho ricominciato le elementari e sto affrontando le medie!

Amo ancora la scuola per quello che rappresenta, per quello che spesso con difficoltà offre, amo ancora entrare dalle porte sormontate dalle bandiere, mi fa ancora venire i brividi il suono della campanella.

Da genitore ho amato le Maestre de La Filosofa per l’affetto e la determinazione con cui hanno delicatamente guidato ogni alunno attraverso i 5 anni, rispettando e incoraggiando ogni individualità; e contemporaneamente guardo perplessa la maestra de Il Cantastorie, puntigliosa e fredda, che invece di condurre ogni bambino a scoprire la propria personalità, li vuole tutti inquadrati dentro i suoi schemi, asfittici e senza colori.

Da genitore guardo i professori delle medie e vedo che qualcuno ama questi ragazzi bislacchi, con troppi ormoni in circolo e poche idee in testa, e vedo che altri sono li’ ad aspettare la prossima classe sperando, senza convinzione, che sia meglio delle precedenti, stanchi e demotivati, a spiegare ogni anno lo stesso argomento, con le stesse parole, senza cuore e senza anima.

La scuola è sempre difficile, che la si viva per imparare, per insegnare o per dare supporto ai figli: è il luogo dove i sogni si amalgamano con la realtà, dove si dà forma al futuro, è il luogo dove si impara a vivere la vita, incontrando le situazioni che poi ci si troverà davanti “senza rete”, è il luogo dove si impara ad amare gli altri e ad esserne incuriositi.

La scuola sempre diversa, è pero’ sempre uguale: comunque ci entri senti gli stessi profumi, le stesse delusioni, le stesse lotte, la stessa energia.

La scuola sempre diversa, è pero’ sempre quel luogo dell’anima che mi fa sentire a casa, che mi fa venir voglia di imparare, di comprare quaderni e penne colorati, che mi fa arrabbiare perché su tanti fronti non riesce a migliorare, che mi stupisce perché comunque riesce sempre a fornire gli strumenti di base per iniziare a volare.

Voglio che la Scuola venga tutelata, amata, migliorata, capita, utilizzata appieno, voglio che diventi e resti la prima priorità di tutti.

Voglio che la Scuola sia il luogo della ricerca in senso lato, della sperimentazione, dell’accoglienza, della scoperta, fatta da persone (studenti, insegnanti e genitori) che hanno voglia di dare qualcosa al prossimo, che hanno voglia di costruire il futuro.

Voglio che le istituzioni rimettano la Scuola al suo posto: al centro di ogni cosa. Voglio che le istituzioni le dedichino risorse, vere riforme, laddove servono e non per risparmiare o per proteggere interessi partigiani, tempo e spazio in abbondanza.

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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