La grande abbuffata

La cucina è sopravvalutata.

Non come ambiente perché in realtà da un punto di vista decorativo, ha un certo fascino; ma da un punto di vista squisitamente cibario, ecco, direi che mi sono un po’ stufata di trovare in ogni dove cuochi che impiattano, grandi pasticcieri che decorano, amiche che sperimentano, parenti che lodano nuovi e sempre più trendy regimi alimentari.

Soprattutto, sta diventando un filino monotono girare canale (oh, con il digitale terrestre quanti canali! Che bello!) e trovare gente che mangia, cucina, beve, prova ristoranti, cibi strani, etnici, nostrani. Perfino Gwyneth Paltrow zompettava di qua e di là mangiando e bevendo… Da qui anche tutto il merchandising, oltre ogni immaginazione.

Siamo partiti, una manciata di anni fa, ad imparare qualche ricetta all’ora di pranzo con Antonella Clerici e siamo arrivati agli insulti dei grandi chef nei reality.

Reality che non ci facciamo mancare in nessun campo, non sia mai!

Chiariamo: mangiare bene è una goduria, provare cibi nuovi, ben cucinati è momento glorioso, ma soprattutto mangiare in compagnia è uno dei piaceri della vita, perché è uno stare insieme in modo rilassato.

Da qui a trasformare il cibo e l’arte della cucina in un circo ce ne passa!

E’ un circo consumistico, anche questo; è un altro modo per spendere perché alla fine se si deve cucinare per bene ci vuole la tal pentola, il tal stampo per dolcetti americani che magari li fai una volta, ma come si fa senza stampo?, poi ci vogliono tutti i coltelli, i cucchiai di legno, i taglieri di tutti i colori, e via così, per non addentrarci in libreria dove iniziano a spuntare libri già inclusivi di stampi, centrini, tagliapasta e quant’altro…

Ho sempre mangiato solo per vivere e da quando ho dovuto cucinare per campare è stato tutto uno sperimentare (inutilmente), un arrabattarsi tra ricette e passaparola (incomprensibili), un affliggere gli altri con piatti che somigliano, ma non sono quelli dei libri di cucina.

Un q.b. in una ricetta è panico, il guardare i biscotti per sapere se sono cotti si traduce nel sedermi davanti al forno, come faccio a mettermi rilassata e sorridente in cucina a sfornare manicaretti dai nomi evocativi? Come faccio ad integrarmi con la maggior parte della popolazione se non ho la padella di Hello Kitty? Come posso sostenere una conversazione se devo dire che a me la quinoa fa senso (sì, ho provato a cucinarla, ma devo aver sbagliato qualcosa perché sembrava il pastone delle oche all’ingrasso…)?

Se voglio godermi una serata in compagnia intorno ad un tavolo, vado in trattoria e sono a posto. Se invece voglio guardare la TV, cerco un programma che mi faccia divertire, pensare o piangere, non che mi stimoli i succhi gastrici.

Il cibo rischia di diventarmi antipatico e, davvero, mi spiace perché tutto sommato, a piccole dosi, un qualche interesse ce l’ha.

Sono gli autori televisivi che non hanno più fantasia o sono gli spettatori senza fantasia, che quando s’incaponiscono su un genere lo chiedono e lo richiedono in tutte le salse? (vedi! La parola salse… non se ne esce…)

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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5 risposte a La grande abbuffata

  1. Lisa ha detto:

    Mi hai fatto davvero ridere, segno che molto probabilmente hai ragione. E anche io ho provato a mangiare la quinoa ma non mi è piaciuta, e l’ho pure ricomprata per esserne del tutto sicura!

  2. ellegio ha detto:

    Non ci avevo fatto caso. Non vedo la tv, non mi ero accorta che si fosse cucinizzato tutto quanto. A me cucinare non dispiace, forse perché non lo faccio mai (il mio preparare pranzi e cene difficilmente potrebbe essere scambiato con una attività artistica 🙂 ) e ha il senso delle cose preziose che uno fa quando ha tempo da perdere, come disegnare o dipingere. E la quinoa finora non mi sono mai azzardata neanche a comprarla…

    • ogginientedinuovo ha detto:

      E infatti cucinare è una cosa preziosa e vorrei che fosse rimasta tale invece di diventare uno spettacolo da circo! E la quinoa, beh, se ti convincessero che è salutare ecc. ecc., trattala come tratteresti un alieno: con circospezione 😉 A presto

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