Imparare lo stile

Assolutamente, rigorosamente, completamente, inequivocabilmente, sostanzialmente inutile, MA delizioso!

La Parigina – Guida allo chic di Ines de La Fressange, Ed. L’Ippocampo è un libro che ho letto  credo nel 2011, che doveva darmi il “la” per avere uno stile meno raffazzonato, vabbé diciamo pure uno stile – punto.

In realtà, da allora non ho fatto molti progressi, MA persevero.

Il mio rapporto con i francesi è da anni conflittuale nel senso che pur amando molto la loro lingua, la loro letteratura, i loro luoghi, mi fiaccano la pazienza con la loro (mediamente eh, beninteso! Non tutti tutti…) saccenza (ho lavorato con francesi/parigini per 9 anni e, davvero, è stata dura!).

Il parigino è il francese al cubo, spesso simpatico come un dito in un occhio, sempre con quell’aria di superiorità stampata in fronte e con quella sufficienza irritante stampata nella voce, ma una cosa devo riconoscerla: le parigine, se tacciono, sono affascinanti e veramente di classe (mediamente eh, beninteso… non tutte tutte), sanno vestirsi per valorizzarsi pur mantenendo una semplicità di fondo che le fa essere originali senza essere sfacciate.

De La Fressange di persona forse non sarebbe un’eccezione alla parigina media… MA a leggerla ce la posso fare; d’altronde ha tutte le caratteristiche per insegnare un po’ di stile.

E, in generale non solo nel campo della moda, di imparare un po’ di stile ne abbiamo davvero bisogno!

Lo stile lo si nasce, Toto’ lo sapeva io non ho scoperto nulla, ma ci sono dettagli, sfumature, atteggiamenti che si possono acquisire e che vale la pena fare nostri perché la sostanza non perde valore se sta dentro a un po’ di forma: se una persona di spessore mastica un chewing gum a bocca aperta, lascia perplessi tanto quanto una persona, diciamo, coatta.

De La Fressange ha stile da vendere e classe a vagonate, i consigli che dà non sono tutti costosi e soprattutto sono improntati al meno di qualità piuttosto che al molto e cheap: è questo atteggiamento che mi interessa, re-imparare questo sistema che comunque era la normalità fino a un paio di decenni fa.

Saper scegliere cio’ che ci dona, che ci valorizza non cio’ che la moda ci impone, affidarci alla semplicità di base: è una ricetta che va bene per l’abbigliamento, ma anche per la casa, per le maniere, per la conversazione, per il nostro vivere con gli altri, direi che va bene come stile di vita in generale.

Per il guardaroba l’indicazione è di avere alcuni capi basici, in colori sobri e poco appariscenti, da mescolare e da arricchire con accessori colorati o no, di moda o no, che possono di volta in volta cambiare il look e ci permettono di vestirci secondo l’umore.

I pezzi basici devono essere di buona qualità, gli accessori no (beh, forse le borse si’… vediamo), i pezzi basici ci devono durare anni perché sono classici, gli accessori del mercato li possiamo cambiare spesso.

Quindi, con un occhio al mio guardaroba, diciamo che:

  1. giacca da uomo: ne ho una nera ormai “vintage”, cioè vecchia di 25 anni che ha ancora qualcosa da dire

  2. trench: il mio inseparabile delle mezze stagioni, 10 anni e non sentirli che durerà, oh se durerà…

  3. pullover blu: ne ho trovato uno di cachemire a un prezzo modicissimo (forse è cachemire finto…) che non è scollato a “V”, ma penso che sopravvivro’

  4. canottiera: celo

  5. tubino nero: acquisto lungimirante fatto con uno dei primi stipendi, che fa ancora la sua figura

  6. jeans: no problem

  7. blouson di pelle: Manca… acquisto da programmare; penso di riuscire ad inserirlo per la primavera 2034

  8. ballerine: OK

  9. sandali “nudo”: da trovare, forse per la prossima estate?

  10. decolletée nere: tacco un po’ basso, ma possono andare

  11. mocassini: mi rifiuto, sostituiti con stringate nere

  12. stivali da cavallerizza: proprio proprio classici non li ho perché devo sempre scegliere se mangiare o comprare gli stivali per quel mese e, toh, scelgo di mangiare…

Mi aspetta un lavoro lungo, ma divertente e alla fine sarò un bijou!

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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