Parenting

Oggi mi sembra il giorno adatto per affrontare il tema del mese di Genitori Crescono: Scelte genitoriali e stili di accudimento (qui)

Lo è perché stanotte all’ 1:08 mia figlia di quasi tredici anni mi ha allietata con il più potente spruzzo mai regalatomi e mi ha permesso di testare il mio stile di accudimento attuale: sono partita dallo scoramento che affiorava a tratti da un sonno profondo malamente interrotto, attraverso la rabbia cieca che chiedeva in un crescendo perché si deve star male in piena notte, per arrivare allo smarrimento di un fantasma che vaga per casa cercando stracci e bacinelle senza aver connesso il cervello e finendo con la compassione per me stessa in ginocchio sul pavimento a pulire. Da stamane ho il mal di testa.

Se devo analizzare il mio stile di accudimento attuale, quindi, direi che è “senza stile”, ha poca classe, è un po’ casual e talvolta shabby senza essere chic.

Ora i ragazzi sono abbastanza grandi e il mio autocontrollo si concede qualche scivolone in più, mentre quando i bambini erano piccoli cercavo di essere più coerente e più precisa, cosa che a volte magari non mi riusciva, ma l’impegno era costante.

Il fatto è che nonostante abbia letto libri (come tutte le mamme di oggi, credo), ho sempre avvertito un limite invalicabile all’applicazione di quanto suggerito: me stessa.

Io mamma sono e rimango una persona a sé, con il mio carattere, le mie manie, le mie idee, le mie paure, le mie abilità e tutto questo spesso confligge con la teoria. Senza volerlo coscientemente, ho adattato le teorie a me e non il contrario.

Le variabili in gioco sono molte, sempre ed è molto difficile schematizzare regole da seguire rigidamente: io, il papà, una figlia, un figlio, le scuole, i nonni, la pediatra, i libri.

Io sono io, sempre la stessa, ma i miei due figli sono diversi tra loro: quello che ho provato con la prima spesso si è rivelato inefficace con il secondo. E allora?

E allora quello che ho affinato in questi quasi tredici anni è l’ascolto e l’osservazione, ho ridimensionato le pretese verso me stessa e ho imparato a trovare dentro di me risposte di buon senso: se dovevo andare al parco con i bambini preferivo non portarmi un trolley con dentro pannolini, cambi di vestiti, acqua, té, creme, talco, salviettine umidificate, ciucci di scorta, salviettine disinfettanti e cerotti; preferivo affrontare l’occhio torvo di altre genitrici iper-organizzate e lasciare il bimbo con le mani sporche e il pannolino pieno, ma godermi un pomeriggio in leggerezza.

Ho imparato la flessibilità perché ho visto che nonostante i tentativi e gli errori, i figli recepiscono e assorbono la sostanza delle cose e degli atteggiamenti.

Anche in fatto di scelte genitoriali, ho capito che nonostante cerchi di tenere sempre davanti agli occhi i miei figli con i loro caratteri, le loro inclinazioni ed il loro benessere, il mio io rimane una presenza ingombrante: ho capito che molte scelte dipendono più da come sono io piuttosto che da loro. E me ne sono fatta una ragione.

Anche qui, negli anni, ho imparato ad ascoltare ed a riconoscere quando ciò che decido va troppo oltre sulla mia strada invece che sulla loro e allora mi fermo e cambio rotta.

Sempre, quanto facciamo o decidiamo o pensiamo viene da noi prima di arrivare a loro: per esempio, io non ho mai sopportato i capricci e la voce lamentosa e querula nei bambini, quindi nei miei figli ho sempre ripreso ogni accenno a questo atteggiamento; tendo a sgridare i miei figli per ciò che mi urta maggiormente i nervi e lascio passare ciò che non mi infastidisce troppo: agli occhi degli altri ciò che io lascio correre potrebbe essere intollerabile.

Ci sono scelte che ho fatto come mamma che sono state ferme perché le ho considerate scelte etiche, ci sono state altre scelte che ho fatto e disfatto senza farne un caso perché mi sono accorta che per loro (o per uno di loro) non andavano bene.

E’ tutto molto complicato.

Ma quello che mi sento di condividere, è proprio la certezza che ognuno di noi se è aperto di mente e pronto ad ascoltare e ad osservare trova la via da seguire, magari shabby, magari tortuosa, magari casual, ma giusta per sé, per il papà, per i figli ed il loro benessere, in quel momento.

Ogni giorno è diverso dall’altro, ogni figlio è diverso dall’altro: siamo noi a dover trovare sempre nuove forme.

Anche se agli altri potrà sembrare strano, se altre mamme ci guarderanno di traverso, se nostra madre alzerà un sopracciglio: noi dobbiamo plasmare noi stesse per essere pronte a trovare vie e soluzioni just in time, non pre-confezionate.

N.B. Ho parlato al singolare, per me, perché sono io che scrivo, ma in questo quadro tutto è stato ed è condiviso con il papà dei miei figli, casual e shabby quanto me.
La Filosofa aveva 3 anni e Tuttobene si riteneva, da anni anni ormai, un cartesiano puro; un giorno dei suoi terrible two lei non voleva mettersi le mutandine e stava esasperando lui, distillato di raziocinio. Fino a che le mie orecchie, incredule, hanno sentito Tuttobene dire: “Se non ti metti le mutandine, chiamo l’orco”. E’ stato il tracollo di Cartesio e il trionfo della casualità. Le mutandine se le è messe, Tuttobene ancora oggi nega l’accaduto e io mi consolo, pensando che tra Cartesio e l’orco c’è tutta una gamma di sfumature da poter utilizzare allegramente.

Questo post partecipa al http://genitoricrescono.com/blogstorming/

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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2 risposte a Parenting

  1. Lisa ha detto:

    Io un giorno ho minacciato schiaffi. Mio marito è venuto di là, mi ha guardato incredulo, mi ha preso la mano, mi ha portato in camera e mi ha detto “Ora tu ti riposi, a loro penso io”. Non per gli schiaffi in sé, credo, ma perché sapeva che senza uscire dai gangheri non l’avrei mai detto.

  2. ogginientedinuovo ha detto:

    E’ sempre difficile: si pensa che la mamma sia solo la mamma, ma non è così. E’ una persona che magari è stanca, è preoccupata, è indaffarata. Non scompare la persona quando nasce la mamma e nessuno dovrebbe mai dimenticarlo!

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