Cosa ti aspettavi?

Avevo comprato

Stoner
di John Williams, Ed. Fazi
traduzione di Stefano Tummolini

dopo che ne aveva parlato Zelda was a writer (qui) e l’ho messo sul comodino. Non volevo immergermi nella desolazione di una vita, in quel momento. Poi ne ha parlato L’angolino di Ale (qui) e l’ho guardato sul comodino sapendo che ora avrei potuto leggerlo.

E’ una storia molto bella, scritta come dice Peter Cameron nella postfazione, con pacatezza e implacabilità, con chiarezza e delicatezza: è la vita ordinaria di un uomo nato umile e divenuto professore universitario, è una vita ordinaria che oscilla tra l’urgenza di compiersi e la rassegnazione fatalista. E’ la vita ordinaria che tutti, ostinatamente, rifiutiamo di riconoscere allo specchio e che Williams ci costringe ad indagare.

Un invito alla lettura attraverso le parole dell’autore:

Sua madre sopportava la vita con pazienza, come una lunga disgrazia destinata a finire. (…) Erano una famiglia solitaria (…) tenuta insieme dalla necessità della fatica.

Sentiva di avere poco da offrire a se stesso, e che non c’era molto da scoprire dentro di sé.

Sentiva che finalmente cominciava a essere un insegnante, ovvero un uomo che semplicemente dice quel che sa (…)

(…) riconosceva i cambiamenti sul suo viso con un lieve sconcerto.

E’ facile considerarsi per bene, quando non si ha alcun motivo per non esserlo. Bisogna innamorarsi per capire un po’ come si è fatti.

(…) tornò all’unica vita che non l’aveva mai tradito.

Aveva concepito la saggezza e al termine di quei lunghi anni aveva trovato l’ignoranza. E che altro?, pensò. Che altro? Cosa ti aspettavi?, si domandò.

Si cerca, ci si pongono domande, si vivono intensamente brevi momenti felici che annegano in un mare di compromessi e di sofferenze. Questa è la vita.

Un libro bellissimo, senza speranza.

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Informazioni su ogginientedinuovo

Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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2 risposte a Cosa ti aspettavi?

  1. linda ha detto:

    Senza speranza, come la vita di tutti noi, che ci affanniamo a migliorarla. Eppure, se non cercassimo una vita migliore, non solo non ci sarebbe l’idea della speranza, ma neanche il senso di viverla, una vita.

    Un saluto, a presto!
    Linda

  2. ogginientedinuovo ha detto:

    Istintivamente cerchiamo di migliorare e di dare un senso ai nostri giorni, la speranza ci accompagna, per fortuna. Ma vedere dal di fuori questo scorrere quotidiano, con gli occhi lucidi e affilati, ma al tempo stesso com-passionevoli dello scrittore, dà profondità alle sensazioni e questo bagno di consapevolezza lascia un sentimento di amarezza. Poi l’istinto torna a prevalere.
    Ho trovato molto bello questo libro proprio perché la pacatezza del racconto è uno specchio che ci permette di vedere davvero che cos’è vivere, vederlo oltre il “velo di Maya”: il potere della scrittura, quella vera! A presto!

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