Viaggiare, arrivare, trovare

 

Io leggo a caso, da sempre. Non ho uno schema prefissato e non approfondisco un argomento, assecondo il desiderio momentaneo.

C’è stato il periodo scandinavo degli autori di gialli: Mankell, Larsson, Nesser, Läckberg; c’è stato il periodo degli italiani: Ginzburg, Lagorio, Dandini; c’è stato il periodo di Agatha Christie e quello dei britannici: Gibbons, Byatt, Bennett, McCall Smith, Lessing.

Poi mi fermo e vedo lo schema davanti ai miei occhi, con una chiarezza che mi spiazza: se l’avessi deciso o impostato non sarebbe stato così lineare.

Ieri sera ho terminato un libro: Dentro la foresta di Roddy Doyle e mi è capitato ancora.

Lo schema involontario era lì, mi osservava e aspettava che io capissi: molti dei libri che leggo ultimamente ruotano intorno all’istinto, alla scoperta che facciamo di questa risorsa e al suo utilizzo. Questi libri sono viaggi nelle anime, spesso di donne, che portano alla luce la loro vera natura, che scoprono la loro parte istintiva e naturale; personaggi bruciati dalla necessità quasi fisica di trovare il loro essere, di dargli compimento.

La ricerca interiore, il viaggio mentale che a volte si associa a quello fisico, sono quello di cui ho bisogno in questo momento.

Non c’è bisogno che mi metta a tavolino, che studi un percorso perché il mio istinto trova la strada da sé. Mi lascio catturare da storie di nascita o rinascita, di scoperta, di ricerca, di sofferenza maieutica e catartica, mi lascio ammaliare da personaggi che cambiano pelle, che ci riescono.

Sono personaggi che si ripiegano su se stessi per ascoltarsi e per tornare al mondo diversi, nuovi e più forti.

L’immagine che associo loro è quella della voce bassa, autorevole e pacata: è una sorta di livello superiore in cui non c’è più la necessità di urlare per farsi ascoltare, in cui la presenza e la voce emanano una coscienza profonda dell’essere.

So che sta per chiudersi una parentesi, so che devo cambiare pelle, so che il mio istinto è più acuto di quanto lo sia mai stato in passato.

Sto attraversando il mio viaggio.

Leggere è una tappa di questo viaggio e mi aiuta a vedere dentro di me.

The Artist’s Way parla di istinto e creatività; Donne che corrono coi lupi fa indagare la parte naturale ed istintiva che c’è in noi; Acqua Dolce fa nascere l’IO sepolto dall’origine perduta e ritrovata; La metà di niente conduce attraverso una sofferenza sorda verso la scoperta della forza interiore e del vero essere; L’eleganza del riccio fa scoprire tesori nascosti vicino o dentro noi grazie all’armonia e alla calma lontane dal caos mondano; Stoner – anche lui – mostra di come assecondando noi stessi scopriamo ciò che veramente non ci tradisce mai: la nostra passione; Dentro la foresta ci dice che non tutto deve essere spiegato: spesso sappiamo già, dobbiamo solo ascoltare e ci dice che crescere vuol anche dire lasciar cadere le difese e imparare a seguire l’istinto e la naturalità.

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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5 risposte a Viaggiare, arrivare, trovare

  1. Ilaria ha detto:

    Ti ho letto un po’ e mi piaci! Anche io sono in un momento per certi versi simile al tuo, e trovo che il blog sia un eccezionale pretesto per soffermarsi, per accorgersi, per assaporare, per scendere in profondità in tutti gli impercettibili movimenti della vita intorno a noi. E anche io mi sento mostruosamente naif! Buon cammino!

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Ciao Ilaria! Grazie, sei gentile! Sì, il blog è una parte del viaggio al pari del leggere; mettere qui i miei pensieri, mi aiuta a metterli in ordine, a farli uscire per renderli più reali. E’ più di un diario perché si arricchisce delle voci degli altri, altri che sono qui perché sono in sintonia. E mi fa bene incontrare queste voci!
      Mostruosamente naif! Meno male che non sono sola!
      Buon cammino anche a te! Mi auguro che che qualche pezzo lo possiamo fare insieme… 🙂

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