La biblioteca della scuola

La scuola primaria frequentata da Il Cantastorie è una scuola nella media: né bella né brutta, ne scadente né eccellente, né grande né piccola; presumo che sia né ricca né povera da un punto di vista di fondi ministeriali erogati .

In questa media, per 25 classi  (più di 500 alunni) è arrivata 1 LIM, c’è un’aula di informatica con 8-9 computer che hanno la mia età (un paio non si accendono nemmeno), una palestra standard, un’aula di inglese (senza nessun gadget particolare, ma la usa un’insegnante d’inglese), un’aula di musica senza strumenti, un’aula di arte senza attrezzatura, ma con grandi tavoli, una mensa servita da una società esterna che potrebbe essere peggio, ma che se fosse meglio sarebbe carino, una sala lettura.

Questa sala lettura è una stanza grande il doppio di un’aula, nel seminterrato, grigia di pareti e di pavimento, con scaffali per i libri, tutti diversi di cui uno solo specificamente comprato come scaffale per biblioteca scolastica; questa sala viene usata come ripostiglio per l’attrezzatura di psicomotricità, per una batteria elettronica (rotta) e viene usata dai mediatori culturali per insegnare italiano.

Questa sala di lettura è piena di banchi che non servono altrove, con sedie tutte diverse che non servono altrove, c’è un computer a manovella e una TV (che secondo me è finta).

Questa sala di lettura non ha un responsabile dedicato: una delle maestre della scuola, che ha la sua classe, se ne occupa genericamente, chiamando a raccolta genitori volontari per la gestione quotidiana.

Questa sala di lettura è triste e non invoglia nessuno a leggere: le maestre una volta l’anno portano le loro classi a guardare i libri, buttandoli tutti per aria senza insegnare agli alunni il rispetto per le pagine scritte e senza insegnare come funziona una biblioteca, senza incoraggiare i bambini a rimettere in ordine perché altri bambini possano trovare i libri che cercano. Ogni tanto alcune maestre vanno a prendere una selezione di libri a loro scelta e creano una biblioteca di classe a cui i bambini attingono più facilmente.

Io sono una mamma volontaria: una volta al mese apro la sala di lettura per 1 ora dopo l’orario scolastico e rimango a disposizione per prestiti e resi. Alcuni pomeriggi non viene nessuno, altri pomeriggi un bambino rende un libro di Geronimo Stilton, ogni pomeriggio tanti bambini del post scuola usano la sala per giocare a nascondino.

Io credo che, nonostante la penuria di fondi, sarebbe necessario un vero bibliotecario, qualcuno che sappia quello che fa, che abbia una visione a lungo termine, che si impegni su progetti che coinvolgano le maestre e i bambini, che possa rendere dignità a uno spazio che potrebbe essere il fulcro della scuola.

Mi si dice che è forse la biblioteca scolastica più ricca della città: lasciarla lì, in agonia, mi fa impazzire. Di rabbia.

 

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