Fare gruppo. Appartenere

Se andassi in analisi, saprei perché io nei gruppi sono a disagio, ma purtroppo devo accontentarmi di un po’ di riflessioni fai-da-te per trovare il bandolo della matassa.

Il tema del mese di Genitoricrescono è un ottimo spunto di ricerca di questo bandolo: il gruppo è importante per crescere o addirittura per vivere meglio? il gruppo è limitante o esalta le individualità? un genitore che non ama i gruppi riesce a far vivere in gruppo i figli? se invece li tiene lontani dai gruppi, dà origine a chissàqualipaturnie?

Al solito le domande sono più delle risposte e, anche quelle poche risposte che ho trovato, zoppicano ed evolvono continuamente.

Il gruppo è un’entità a sé che popola le nostre vite fin dalla più tenera età, caratterizza idee, giornate e abbigliamento: persino la famiglia è un gruppo ben delineato nelle sue peculiarità e così la classe. E’ un continuo essere sballottati da un gruppo all’altro.

I gruppi tendono a uniformarsi in quanto a pensiero, abitudini, atteggiamenti e credo che sia questo a farmi dubitare per me stessa, ma soprattutto per i miei figli, menti giovani e, potenzialmente, facilmente malleabili.

So che essere accettati dagli altri è importante per la costruzione armoniosa dell’autostima, ma credo anche che vada valutato molto bene a quanta individualità e indipendenza i bambini debbano rinunciare per arrivare a questa appartenenza.

So anche che l’importanza del gruppo varia a seconda delle età della vita, ma quello che mi intimorisce è che accoccolarsi troppo presto in un gruppo può assopire un po’ la volontà di cercare e di discernere con la propria testa.

Con i miei figli, è stato tutto un mediare, ovviamente, perché credo che far parte di  1) una famiglia [a volte pure ingombrante] 2) di una classe di scuola [a volte pure pesante] 3) di un gruppo di attività extrascolastica [a volte molto caratterizzante – OK possiamo dire strano] sia già sufficiente per piccole menti in crescita.

Non ho voluto aggiungere altri gruppi, molto connotati o orientati, cercando invece di spingere La Filosofa e Il Cantastorie a elaborare ciò che vivono all’interno dei gruppi inevitabili.

Se i ragazzi riescono a portare la loro personalità e le loro idee nel gruppo invece di subire il pensiero corrente, direi che è meglio; vorrei che capissero quanto è importante opporre resistenza a mandare le idee all’ammasso.

Il senso di appartenenza, così determinante per le nostre radici, dovrebbe sempre essere libero e poco legato all’omologazione piatta ed informe: se il gruppo è ricco, gli individui sono ricchi, se gli individui sono ricchi, il gruppo è ricco.

Accomodarsi troppo presto in un gruppo può essere opprimente e a volte senza stimoli, fa rischiare di non riuscire ad attrezzarsi autonomamente per affrontare la vita al di fuori del gruppo stesso e allora, invece di essere un supporto, il gruppo diventa nel tempo una stampella senza la quale camminare è impossibile.

Bisogna valutare, sempre e attentamente, tutte le proposte di gruppo che ci bombardano e che riguardano i nostri bambini, ne sono convinta, anche se il bandolo della matassa mi sfugge di mano proprio quando credo di averlo afferrato!

Questo post partecipa al blogstorming di genitoricrescono

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