Come va il mondo

E niente, il mondo  adesso va così.

Stamattina alla prima rotatoria in macchina ho dovuto fermarmi, proprio in mezzo, perché davanti a me un signore di mezza età ha fermato la mcchina per far scendere la moglie, la quale facendomi segno con la mano di stare buona lì, ha con calma fatto scendere dal sedile posteriore la nipotina. Così, senza accostare, senza segnalare con le 4 frecce, senza vergognarsi e senza scusarsi. In mezzo alla rotatoria.

Dopo 5 minuti, partendo al semaforo verde ho dovuto frenare di colpo per non investire un giovane signore, abbronzato e figherrimo (secondo lui) che stava attraversando, a piedi, avendo il rosso; al mio gesto con la mano tipico del “ma che c…. fai?!” mi ha guardata come si guarda una zanzara che sta per pungere un altro e così, senza correre, senza vergognarsi e senza scusarsi ha terminato l’attraversamento.

Io lo so di essere polemica, però onestamente, il fare quello che ci pare per strada con il traffico che c’è, è davvero pericoloso: io ho sinceramente paura di fare male a qualcuno perché in questo bailamme gli occhi che frullano di qua e di là, non bastano.

Hanno creato le piste ciclabili, quindi la carreggiata è stata ridotta, è più stretta: qualche ciclista sulla pista e qualcuno… sulla strada: ognuno come è più comodo, ma qui non essendo a Miami, rischiamo di farci chilometri dietro ad una bici; se suoni il clacson per segnalargli l’esistenza della ciclabile, vieni seduta stante mandato a quel paese, perché non rispetti i ciclisti.

Nessuno, ma proprio statisticamente nessuno conosce la differenza tra strisce pedonali per pedoni e strisce pedonali per biciclette; 1 su 100 usa gli indicatori di direzione, come se si pagassero a utilizzo; 2 pedoni su 15 aspettano il verde per attraversare al semaforo.

Dopo qualche giorno a Stoccolma, tempo fa, mi sono imposta di lasciar sempre attraversare i pedoni sulle strisce, di fermarmi sempre: non avevo calcolato che la Svezia intera conta 9 milioni di abitanti mentre l’Italia ne conta 60 milioni, ergo in Italia c’è sempre un pedone su una qualsiasi delle strisce pedonali di ogni singola località, urbana o extraurbana.

E il pedone italiano si butta sulle strisce sbucando all’improvviso da dietro un SUV, alto come lui, perché “ha ragione lui” e tu sull’auto in preda ad uno spavento memorabile, inchiodi da lasciarci le gomme: il pedone si gira verso di te, scuote la testa e ti impreca contro. Ovvio, no?

Non che la vita del pedone sia tutta rose fiori, percarità, perché il rischio di pestare improprietà è sempre in agguato: a me i cani piacciono, ma se li vogliamo tenere in città, senza giardino, per forza di cose dobbiamo raccogliere la loro robetta, cioé io credo che dobbiamo.

Ma non tutti credono che dobbiamo e così c’è tutto un campionario variegato da schivare, notevole soprattutto quando guidavo passeggini, ere geologiche fa: provare per credere la tenacia della robetta spalmata nelle ruote dei passeggini.

E niente, ho sempre in borsa il rescue remedy e le salviettine umidificate, il mondo adesso va così.

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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4 risposte a Come va il mondo

  1. fioly ha detto:

    si diceva “gli autisti della domenica”: magari maldestri e arroganti circolassero solo nei festivi!

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Eh! Purtroppo da un po’ è sempre domenica… A mio padre montava la mosca al naso quando aveva davanti un autista col cappello, vai a capire perché, ma anche questo oggigiorno non è più indicativo. 🙂

      • Ilaria ha detto:

        Sì sì, quelli col cappello sono sempre drammatici!! Chissà da dove deriva questa cosa del cappello: a me l’ha passata mio marito!

  2. ogginientedinuovo ha detto:

    Non so da dove deriva la faccenda del cappello, fattostà che per mio padre è sempre stata “la prima legge del guidatore”: autista col cappello = casino assicurato! Se mi dici che ancora è valida, deve avere un fondo di verità! 🙂

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