Chi ha paura di Sigmund Freud?

Ci sono momenti in cui i sensi sono acutissimi, molto reattivi, persino anticipatori; ci sono momenti in cui i sensi, come una pelle irritata che si ritrae con fastidio quando viene toccata, trasmettono al cervello fastidio e disagio, facendoci allontanare da quello che in quel preciso istante suona come invadenza e offesa e mancanza di tatto. Ma forse non è così, in realtà; forse la nostra percezione è falsata, è ipereccitata, è stanca. Forse siamo troppo compresi nell’ascoltarci e per niente nel farci capire dagli altri.

Vivere ripiegati dentro piuttosto che guardando fuori è come vivere attraverso un binocolo: tutto è ingrandito dalla nostra personalità, dal nostro Io e invece di fluire ricca e benefica la vita ci invade e ristagna per essere filtrata e analizzata e sminuzzata.

E quando questa vita è ridotta a pezzetti piccoli piccoli, ha cambiato volto e non riusciamo più a riassemblarla come era: le diamo connotazioni opinabili, le assegnamo una forma nuova che deriva da noi e che, con la vita vera, non ha più parentela.

Maciniamo idee, pensieri, ipotesi e tutto si aggroviglia e prende spirali vertiginose; il gomitolo pulsa e preme e viene sputato malamente, senza grazia.

E invece la vita ce la dobbiamo così com’è, intera e benefica, non possiamo filtrarla e plasmarla.

E se non è benefica, è comunque così che deve essere: i sensi irritati e l’istinto devono essere al nostro servizio, non possiamo esserne sopraffatti.

Quando siamo dentro a un tutto ingrandito dal binocolo non vediamo le proporzioni correttamente, non vediamo le distanze e nemmeno le vicinanze; i sensi così reattivi coprono di intenzioni e di possibilità un flusso di vita che probabilmente è altro.

Ci vorrebbe una ricetta, semplice e lineare, per placare il lavorìo, per non rimanere inchiodati ai pensieri. Ci vorrebbe una mente limpida, trasparente.

Tenere sempre ben distinte le coordinate dentro – fuori: questa forse è la ricetta, almeno per oggi.

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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3 risposte a Chi ha paura di Sigmund Freud?

  1. gattolona ha detto:

    E’ molto difficile questo tema, molto bello e profondo il tuo post! la ricetta non è delle più semplici da dare, non ci sono ingredienti precisi e pesati con il bilancino da gioielliere. Credo che la vita sia fatta solo di rari e sfuggenti attimi di felicità, ma quando ci accorgiamo che erano attimi sereni e felici, essi se ne sono già andati. e’ sempre troppo tardi per riconoscerli in anticipo e gustarseli appieno. L’essere umano è una macchina troppo complicata e machiavellica, non ci sono libretti d’istruzione o ricette che funzionano, non sappiamo più essere felici come lo erano i nostri nonni, a ridere e scherzare nelle stalle, dopo cena, seduti sulla balle di fieno. gli uomini giocavano a carte, intrecciavano cesti di salice o facevano affari tra loro, con lo sputo sulle mani a siglare l’accordo. le donne, filavano con il filarino, tessevano, cucivano, ricamavano…ma soprattutto ridevano e cantavano tra di loro. Io non so più che cosa vuol dire ridere da tanto tempo, non ci sono giorni vicini a me che possa ricordare veramente felici e spassosi. Cerco la risata, la bramo, la rincorro, la desidero come l’acqua per il condannato a morte, quella spontanea che fa quasi venire la pipì, ridere è terapeutico, aiuta a guarire e soprattutto fe emergere quel lato ludico di noi, che io personalmente, ho dimenticato da tanto tempo. Io chiedo a te ora la ricetta per ridere: tu ce l”hai? Fabiana.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Purtroppo no, non ce l’ho. Scrivo, però. A presto!

      • gattolona ha detto:

        Buongiorno, allora continuiamo entrambe a scrivere. Penso proprio che a tutte e due piaccia moltissimo, io ho addirittura dato le dimissioni da un Istituto Bancario molto forte e potente per farlo, nel 2008 all’inizio di questa interminabile crici economica. Tu vedo che scrivi dal gennaio 2013, quindi tra poco anche tu festeggi un anno. Hai trattato molti argomenti che io piano piano mi leggerò, cercando di attingere nuove cose e di imparare. Spero che anche tu ti possa trovare bene nel mio blog e venire a far parte della mia ancora piccola, ma partecipativa famiglia di lettori! Riconosco che scrivere è terapeutico, mi fa bene all’anima e alla mente e mentre scrivo, sempre con sincerità condita da un pizzico di autoironia, trascorro dei momenti sereni nei quali riesco a esprimere veramente me stessa. Mi ero dimenticata di dirtelo: fanno la scrittura per me, fa parte di quei rari momenti nei quali sono felice, non è poco. Ora nell’augurarti una buon lunedì mattino, vado a preparare il nuovo argomento. Spero di vederti presto tra i miei iscritti! Ciao simpatica Autunnina! Fabiana.

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