Di Cenerentola, Elle MacPherson e altre frivolezze

Ho letto questo articolo su Repubblica qualche giorno dopo aver visto circa 5 minuti di un programma che segue, una per ogni puntata, persone che si sottopongono ad interventi di chirurgia plastica; la trasmissione mostra anche l’intervento in sé e il post-operatorio. Da non credere.

I 5 minuti che ho visto si riferivano al post-operatorio di una donna che, a occhio, poteva avere la mia età: da non credere.

Il programma prima, l’articolo poi mi hanno messo una tristezza infinita; una tristezza profonda, quasi fisica, al pensiero di quale tortura le persone, ed in particolare le donne, siano disposte a sopportare in nome di… di che cosa?

Siamo insicure, abbiamo difetti fisici o semplicemente non siamo Elle MacPherson: la soluzione sta nel bisturi o nelle siringhe, ci inventiamo; è una favola, è la stessa che ci raccontava Perrault: la ragazza buona maltrattata dalla vita che, tenuta in braccio dagli dei, senza agire si ritrova riscattata dall’amore improvviso di un ricchissimo principe, grazie all’intervento propizio di una bacchetta magica fatata.

Cambiate gli elementi, svecchiateli e la favola è ancora li’: noi siamo buone e incomprese (Cenerentola), dentro di noi si cela la Bellezza e, tenute in braccio dagli dei, senza agire ci ritroviamo riscattate dall’amore improvviso (ammirazione altrui per il nostro corpo), a volte proprio di un ricchissmo principe (produttore televisivo?), grazie ad intervento (chirurgia estetica) propizio di una bacchetta magica fatata (bisturi o siringa).

Traduco: siamo ancora inchiodate nel 1600, a sgobbare per un piatto di patate e ad aspettare l’intervento della fata che ci spiani la strada per la ricchezza e la felicità (magari in quest’ordine).

Siamo ancora inchiodate a pensare che l’aspetto fisico sia fondamentale nella vita: sicuramente ha una sua importanza, essere carini e aggraziati ha un impatto positivo sui nostri rapporti interpersonali in genere, ma non credo che la nostra irrisolutezza interiore, se c’è, passi solo da lì.

Se siamo irrisolte non possiamo banalizzare la questione dando la colpa al naso grosso, al seno cadente o alla cellulite. Se abbiamo 40 anni, ce li abbiamo e così come ci fa male la schiena così lo sguardo si è avvizzito: perché ci teniamo il mal di schiena e tiriamo su le palpebre?

Anch’io personalmente conosco donne “rifatte”: qualcuna è riuscita bene, qualcuna è riuscita, più che male direi finta, di plastica. Ed è imbarazzante guardare questi visi-maschera e vedere quanto queste donne sono a loro agio e orgogliose perché si sentono più belle: giuro, erano più belle prima.

E non solo più belle, ma anche più giovani: come Cenerentola è il mito eternamente giovane, anche noi vogliamo sembrare senza tempo: un regalo ricorrente per festeggiare i 40 anni, mi dicono amiche di mondo, è il ritocchino!

Un mito pericoloso e falso, che ci intrappola in uno stereotipo esteriore che a lungo andare distrugge anche il tempo dell’anima che invece è trascorso e ci ha cambiate. Il viso di una venticinquenne stride con i comportamenti di una quarantacinquenne e quindi alla fine anche gli atteggiamenti si adeguano alla nuova maschera, precipitandoci tutti in una società immatura.

Non credo che le donne abbiano bisogno di tutto ciò per essere felici, sul serio. Credo che anche Elle MacPherson sia stata infelice nella sua vita.

 

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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