La domanda da un milione di dollari

Oglaroon ha scritto questo post e io ho iniziato a pensare a pensieri che in realtà non hanno inizio perché sono lì, da sempre.

Le ho anche lasciato un commento, nell’urgenza di mettere questi pensieri senza inizio nero su bianco: é meglio vivere leggeri, navigando a vista oppure studiare, sapere, conoscere?

La risposta che mi sono sempre data è che bisogna conoscere ed essere consapevoli, mai mettere la testa sotto la sabbia, ma ho ragione?

Voglio dire, tutta questa consapevolezza, tutti i ragionamenti, le argomentazioni, il sapere e la conoscenza agevolano la felicità?

No, credo di no. E allora perché questa necessità di sapere?

I quotidiani, i telegiornali, le situazioni di disagio di cui veniamo a conoscenza nella vita quotidiana: nella maggior parte dei casi siamo impotenti.

Conosco persone, più d’una, che non si interrogano sulle grandi questioni della vita e del mondo. Vivono un giorno dopo l’altro, facendo del loro meglio per arrivare da mattina a sera, sereni e indaffarati tra gioie e dolori, accettando le une e gli altri senza predicare ideali né utopie.

Gigabyte non si accontenta e cerca di informarsi in modo corretto, per esempio, ricerca continuamente fonti diversificate e teme, molto, di farsi intrappolare da media di parte, teme di non riuscire ad arrivare a LA notizia, vera, pura e semplice, non manipolata. Alla verità.

Ma le persone quanta verità possono sopportare?

La verità sul business delle armi che tiene in piedi guerre dando loro motivi fittizi, ma che sono solo macellerie per vendere; la verità sugli intrallazzi della finanza, delle banche che dissanguano il mondo; la verità sulle colture e sugli OGM, business pazzesco pure questo che sta spazzando via la bio-diversità; la verità sulla Somalia, sul Sudan, sul popolo Sahraui rovinato più dagli aiuti umanitari che da altro, sulla Nigeria e sul petrolio, sull’Egitto, la Tunisia, la Libia e le loro Primavere; la verità su Israele e sulla Palestina; la o le verità su Berlusconi; la o le verità sull’Italia e sugli Italiani; la verità sullo Stato del Vaticano; la verità sulle guerre per l’acqua; le verità, una per ognuna, sulle donne del mondo fuori di qui; la verità su dittature che facciamo finta che non lo siano; la verità sulle nostre missioni di pace; la verità sulla schiavitù che non è mai finita perché è così; la verità su come si estraggono le materie prime che ci sono tanto preziose; la verità sui diamanti insanguinati; la verità sulle spose bambine; la verità sull’infibulazione; la verità sulle ONG; la verità su tonnellate di rifiuti tossici e veleni sversati in ogni dove e soprattutto in Campania e in Calabria; la vertità su Ustica, su Bologna; la verità sulla TAV; la verità sul popolo curdo; la verità sui barconi pieni di uomini e donne e bambini, insieme con la verità sulla tratta di esseri umani; la verità sulla prostituzione, sulle donne schiave-prostitute; la verità su ammazzamenti per procurarsi organi per i trapianti; la verità su R. che non ha solo i problemi che si vedono; la verità sulle chiese nelle Chiese.

E non so esattamente quante verità ci sono da cercare: perché tutto sembra avere molte facce, avere motivi oltre i motivi, tutto ha risvolti inquietanti di soldi e potere.

E allora mi chiedo, ancora, quanta verità le persone possono sopportare. Prima di cedere.

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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5 risposte a La domanda da un milione di dollari

  1. Maurizio Vagnozzi ha detto:

    Sempre meglio sapere, ma talvolta è dura ….

  2. ellegio ha detto:

    E’ vero, mi hai anche lasciato un commento a cui sto pensando da allora, senza riuscire in realtà a dare una risposta soddisfacente. Direi che è meglio sapere, ma la verità è che sapere non vuol dire per forza farsi carico dei problemi, e neanche soffrire per quello che si sa. Direi che la consapevolezza che siamo tutti, in misura diversa, corresponsabili (di Berlusconi, dei rifiuti tossici, dei morti in mare, delle guerre lontane) sarebbe pesantissima da sopportare se non avessimo imparato a non farcene carico affatto. Ma la felicità è una cosa strana, che a volte si intreccia all’istinto di conservazione, e ci permette di godere di momenti buoni anche in un mondo che sappiamo essere sbagliato e ingiusto. Vedi che risposta confusa?

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Anch’io sono confusa e si vede, direi, da quello che scrivo… Ma forse è normale su argomenti di questo tipo. Alla fine forse la cosa più importante è proprio districare la confusione, pensando e avendo dubbi, cercando sempre.
      Sapere sempre e comunque, io non riesco a fare diversamente in ogni caso. Chi si vuol “fare la filippina” si difende così, io mi difendo in un altro modo, per non cedere!

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