Uomini

E’ la prima volta che mi capita e credo che significhi che, davvero, i tempi sono difficili. Negli ultimi tre anni ho incontrato diversi uomini, della mia età più o meno, che si sono trovati disoccupati: un operaio generico, un impiegato con conoscenze notevoli su una lingua non banale, due dirigenti, un commesso. I mestieri più vari, le competenze più varie, lo stesso destino.

In alcuni casi, la famiglia va avanti comunque,  a tratti tra molte difficoltà, in altri la famiglia non va avanti, il mutuo viene sospeso ciclicamente, le bollette non vengono pagate e il gas viene tagliato, qui, d’inverno.

Uno di questi uomini è stato licenziato da poco per la seconda volta, dopo che da un anno aveva ricominciato a respirare. L’ho visto sorridente, ma c’è un’amarezza nel suo sguardo che raramente avevo visto prima negli occhi di qualcuno.

Non è proprio dolore, non è proprio paura, è anche un po’ rassegnazione e fatalismo, è anche un po’ preoccupazione, non è proprio umiliazione, è un po’ speranza, poca poca: è un uomo che non sa dove guardare, che aspetta senza sapere che cosa.

Per carità, io non ne capisco di economia né di politica. Tutto quello che penso è assolutamente banale e triviale, non so la verità sul perché ci siamo ritrovati così, non ho idee sul come poterne uscire: guardo le persone perdere la spinta vitale e questo mi logora.

L’anno scorso a giugno avevo telefonato ad un mio ex collega per chiedergli aiuto per l’uomo licenziato due volte: questo vecchio collega mi aveva detto di lasciargli l’estate per guardarsi intorno. A settembre ci siamo risentiti e mi ha gelata dicendomi che stava per fare la stessa fine: fuori! Non poteva essere di nessun aiuto.

Non ho più avuto il coraggio di chiamarlo: l’avranno licenziato? Non lo so. Mezz’età, figli: che fare?

Mi sembra che stiamno distruggendo un po’ tutto, il lavoro: dovremo ricominciare daccapo? Come? Tante aziende stanno chiudendo qui. L’aria è stagnante. Da dove possiamo ripartire?

Perché abbiamo bisogno di ripartire, soprattutto per dare un senso alle nostre vite, sentire di nuovo di poterle avere in mano noi le redini, avere la sensazione di essere utili e importanti.

Abbiamo bisogno di poter guardare avanti e lontano, di costruire qualcosa, perché le persone è questo che sanno fare meglio.

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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17 risposte a Uomini

  1. luna ha detto:

    Il lavoro segna profondamente un essere umano poichè è un tratto della vita davvero importante.
    Non so se è il caso di chiamare il tuo collega… magari solo per fargli gli auguri, il resto verrà da se’…
    Luna

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Sai che davvero non ho il coraggio?! Non so che parole trovare. Così come non ho saputo che parole trovare per l’uomo licenziato due volte… Qui nella mia zona, da quando ne ho memoria, disoccupati per mesi e anni, non ce ne sono mai stati: siamo tutti anche frastornati e profondamente increduli.
      Ci meritiamo tempi migliori. Ciao!

      • Maurizio Vagnozzi ha detto:

        Chiamalo ed esci da qualsiasi imbarazzo con una domanda diretta: “sei senza lavoro? ne vuoi parlare?”. è un modo più forse brutale, ma efficace di evitare vergogne … la sincerità vince.

  2. Maurizio Vagnozzi ha detto:

    Il lavoro è anche bisogno sociale, è anche autostima oltre che esigenza.
    Se l’espulsione, il licenziamento, il downsizing, il fase-out o come possa chiamarsi è una realtà aziendale con la quale bisogna convivere, l’obbligo di una società coerente è anche quello di offrire e favorire alternative e modalità flessibili che favoriscano un reinserimento.
    Chiama il tuo amico, sono momenti in cui il conforto, ma anche il suggerimento e l’aiuto per esplorare nuove possibilità è quello che ci si aspetta da chi ci vuol bene.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Oltre all’ovvia preoccupazione che questi uomini hanno di non riuscire a campare, si aggiunge appunto tutta la parte psicologica della questione, che non è per niente da meno. Lo scrivevo a Luna: che parole posso trovare per il mio vecchio generoso collega?
      Mi ripeto perché sono anziana: veramente ci meritiamo tempi migliori! Ciao!

  3. linda ha detto:

    Sono circondata: tutto sembra morire, negozi, aziende, famiglie. Nel mio piccolo cerco di fare qualcosa, creo contatti, telefono, chiedo… quasi sempre è un no, ma forse un sì sta per arrivare e se così fosse potrei gridare al miracolo. Lui: suonatore di strada, lei sarta, sfratto e due piccoli. Ho mosso mare e monti e ora incrocio le dita…
    Chiama il tuo collega, magari il tuo interessamento può dargli forza.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Incrocio le dita anch’io per questa famiglia! Sei una bella persona!
      Avete ragione tutti: devo chiamarlo questo mio ex collega… Spero davvero che abbia trovato qualcosa.
      Tutto sembra morire, hai ragione, e questo toglie il respiro.

  4. passoinindia ha detto:

    Pensavo a questo Natale immotivato e inadeguato. I fiocchi e le luci non riescono a compensare la povertà di prospettive in cui ci hanno cacciati. Questa volta no, non ci sto.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Secondo me hai centrato il punto: ci hanno impoveriti di prospettive soprattutto, e questo Natale è senza motivi, solo luci che invece di mettere allegria intristiscono ancora di più.
      Sai che quest’anno non accendo mai le luci dell’albero? Non mi sento a mio agio.

      • lullina76 ha detto:

        Ma lo sai che me lo sta facendo un pò anche a me questo effetto? Io che adoravo il Natale e tutto il resto…non è stato un anno facile e sereno a livello personale…forse è anche quello…ma non posso non guardarmi attorno….siamo tutti in bilico…ci stanno portando a fondo….non potrà essere un Natale sereno, il futuro spaventa…

      • passoinindia ha detto:

        Io, l’albero, non l’ho neppure fatto, come faccio da tempo.

  5. ogginientedinuovo ha detto:

    Eh, sì, Lullina, anno faticoso, un po’ per tutti credo, per i motivi più diversi. Niente luci, per ora.

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  8. Rimboccandosi le maniche, inventando, continuando nella ricerca, facendo lavorare ancora di più la mente e ripensando ai nostri avi ce la possiamo fare ancora. Con il senno di oggi, 23 Ottobre 2014, direi che queste parole di quasi un anno fa, si potevano rivelare profetiche. Mai smettere di cercare e di crederci! Un abbraccio, Fabiana.

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