Pubblico e privato

L’altra mattina bevevo un caffé con alcune mamme e, parla tu che parlo anch’io, qualcuna è finita a parlare di ronde. Siccome io ormai cerco di evitare telegiornali e quotidiani, non sapevo che se ne stesse discutendo, politicamente discutendo intendo, e quindi vengo a sapere da questa mamma che ci sarebbe un’ipotesi ronde per ovviare alle carenze delle autorità di pubblica sicurezza.

Era molto favorevole a questa ipotesi, questa mamma, perché diceva che sarebbe l’unico modo per sentirsi sicuri, dato che la polizia (termine generico, non che ce l’avesse specificamente con il corpo di Polizia…) non c’è mai quando serve eccetera eccetera eccetera.

Quando io mi sono dichiarata stupita, invece, di una ipotesi simile, mi ha guardata come se stesse parlando un’internata pre-Legge Basaglia e ha snocciolato tutti i luoghi comuni più triti: con tutti questi extracomunitari dobbiamo difenderci, non vedi che chiami la polizia (sempre termine generico…) e non arriva, tutti questi ladri che girano impuniti…

Oltreché telegiornali e quotidiani, cerco di evitare anche i luoghi comuni, che hanno una loro utilità, ma non sempre e a prescindere: insomma mi sono girati i cabbasisi e le ho detto che io non mi sento più sicura con le ronde, ma ne ho paura; pensare a chi potrebbe offrirsi volontario per fare la ronda, mi spaventa, perché senza stare tanto a stupirci, vediamo ogni giorno che un italiano con un cappello in testa, pensa di essere qualcuno e si fa valere.

A partire dal nonno che fa attraversare i bambini davanti a scuola: è il cappello dell’autorità che ci trasforma in arroganti macchiette.

Ecco, io temo privati cittadini che si riuniscono in ronde, coi cappelli in testa, che si sentono autorizzati a essere pseudo-poliziotti…

La mamma in questione non ha capito il punto. Io ho smesso di motivare il mio pensiero. Le ronde si faranno? Non lo so.

Comunque sia, io rimango convinta che la pubblica sicurezza debba rimanere appunto, pubblica, gestita dallo Stato. Sono anche convinta che invece di invocare ronde dovremmo invocare maggiori fondi per i corpi di polizia (sempre termine generico) e magari accorparli un po’ (Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato, Polizia Penitenziaria, Polizia Municipale, Polizia Provinciale, Polizia Locale, dal 2008 l’Esercito ha anche funzioni di pubblica sicurezza, Vigili del Fuoco, Guardia costiera, Polizia Venatoria) così invece di dare un tozzo di pane a ciascuno, magari si riuscirebbe a dare un pane intero a qualcuno, e così magari l’organizzazione sarebbe più semplice, più fluida, più razionale.

Perché? Perché. Non sono ronde, ma privati sì. E non voglio arrivare lì.

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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6 risposte a Pubblico e privato

  1. Maurizio Vagnozzi ha detto:

    il passaggio da “ronde” a “vigilantes”, a “contractors” è una cosa che fa paura e storicamente ci ha dato esempi che definire biasimevoli è riduttivo (vedi il KKK). La sicurezza pubblica è Pubblica Sicurezza, che, concordo, dobbiamo aiutare a raggiungere una maggiore efficienza, ma mai sostituirci allo Stato ….

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Sai, mi arrabbio quando sento che se una cosa è statale allora di default non funziona! Se la facciamo funzionare, funziona, eccome! Certo che se la Pubbllica Sicurezza non ha fondi, i miracoli non li fa…
      E’ un atteggiamento pericoloso quello di volersi affidare a “privati” cittadini per sentirsi sicuri, molto pericoloso, e non so perché ogni tanto salta fuori la questione. Cioé, lo so perché, purtroppo.

  2. linda ha detto:

    Pazzesco e pericoloso, fai bene a dissociarti.

  3. umanoidipazzoidi ha detto:

    Giusto ciò che dici! 🙂

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