Wabi-sabi e vasi rotti

Se dovessi descrivere me stessa, a parte essere in difficoltà per l’ovvio sforzo di riunire, dentro alle parole (direi “to corral”, proprio riunire il bestiame, che scappa di qua e di là), sfumature che non hanno un nome, dovrei soprattutto trovare le parole più adatte a parlare di non-finito, non-completo, non-esaurito…

Parole che non conosco: come si fa a descrivere qualcosa che ha un inizio, ma non ha una fine, qualcosa che è in ogni momento un inizio? E soprattutto qualcosa che non ci tiene ad arrivare ad una fine?

Una parola che mi è sempre venuta in mente per descrivere me stessa è mediocrità (lo so cha ha una valenza negativa, ma se la epurate un po’, trovate l’essenza di quello che voglio dire). Un’altra parola è imperfezione (anche qui, epurate un poco, e troverete il significato che intendo io).

Poi, casualmente, ho trovato questa parola: wabi-sabi. Credo che sia la parola che si avvicina maggiormente a quello che mi serve per descrivermi.

Wabi-sabi declinato in Occidente, direi, più che la visione del mondo giapponese: vedere la bellezza nei difetti, trovare pace nell’imperfezione, mancanza di tensione verso la perfezione. Vivere e godere del momento, nonostante…

Io sono così. Negli anni ho provato tante esperienze, tanti sport, tante attività, ho studiato, ho lavorato, ho amato: sempre però cercando il piacere, il divertimento momentaneo, non la soddisfazione della perfetta abilità.

Un esempio: il voto che ho preso alla maturità è stato 48/60, che è l’esatto punto medio tra il minimo e il massimo (la mediocrità di cui parlavo), e non ne sono rimasta minimamente delusa! Forse io studentessa valevo un voto più alto, considerando gli anni di liceo nel loro complesso, la facilità con cui riuscivo a studiare, le competenze raggiunte, OK – forse valevo più di 48, ma non mi importava. E ancora oggi non mi importa: quello che avrei dovuto fare sarebbe stato sudiare meglio arte e fisica, ecco che cosa avrei dovuto fare, non spintonare, perdere ore e ore, farmi venire travasi di bile, per arrivare a 54/60 o addirittura a 60/60…

Un altro esempio: io scio dall’età di dodici anni; se lo dico cos,ì voi vi aspettate una Deborah Compagnoni dei poveri! Invece no. Io scendo da tutte le piste, nere comprese, ma non sono brava a sciare (Tuttobene scia bene, elegante, fluido, senza sbavature, bello da vedere…). Io mi diverto! Avrei dovuto spendere soldi e tempo a perfezionare la tecnica, invece ho trascorso bellissimi giorni sulla neve, sciando sempre e con chiunque (anche bravissimi), perdendo la dignità su un canalone stretto e tutto in curva sopra Cavalese – dietro di me un Carabiniere che chiudeva la pista, troppo pericolosa… – e facendomi sempre grandi risate!

Tutto quello in cui m’imbarco deve essere piacevole: affinare la tecnica, diventare la più brava in qualcosa, non è nei miei pensieri, non è nelle mie corde.

Scherma, equitazione, sci, liceo, Università, viaggi, viaggi-studio, tennis, lavorare a maglia, all’uncinetto, disegno, acquerello, chitarra, palestra, nuove lingue, craft, cucina: voglio provare tutto, divertirmi con tutto, sono curiosa, voglio ridere, voglio vivere così… col sole in fronte, non voglio la perfezione, non ne sono capace.

Non sono capace di perfezione.

Non lo sono nemmeno nelle relazioni con le altre persone, nell’amore. Non ne sono capace.

Mi accontento? Forse sì. Forse no: vivo senza complessi.

Mi è venuta in mente La favola indiana del vaso rotto  di Passoinindia:

sono le crepe e i difetti che rendono interessante e gratificante la nostra vita

Sottoscrivo! E ora che ho anche trovato una giustificazione pseudo-filosofica, chi me lo fa fare di migliorare 😉 ?

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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22 risposte a Wabi-sabi e vasi rotti

  1. gattolona pasticciona ha detto:

    Sei una fata tuttofare, una di quelle di Trilly un libro di fiabe di mia figlia. Sai fare un pò di tutto o di tutto un pò, un pochino di niente è meglio che non sperimentare mai nulla! Come lo fai? Lo fai come vuoi, come ti riesce meglio e come ti dà più soddisfazione. Non è necessario essere in cima alla vetta, dopo un pò si è destinati comunque a scendere. D’altra parte tu scrivi qualcosa ogni giorno e tutti i giorni, ogni giorno t’inventi un tema, reinventando te stessa, non è mica facile! Se stai bene così nella tua immensa “mediocrità” chi te lo fa fare di cambiare? Fabiana.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Perché l’importante è essere felici, o quasi, non è vero?! 😉

      • gattolona pasticciona ha detto:

        L’importante è provarci, poi se uno sta anche bene, allora vuol dire che è felice! Non pretendiamo nulla di più della semplicità vera ed autentica, io oggi anche se malandata di salute, posso dirti che sto bene con me stessa. Non è poco, Fabiana.

  2. luna ha detto:

    Il tuo post l’ho letto con piacere.
    Bel modo di vedere le cose. Neanche io sono mai stata la migliore. E sai una cosa…. Non m’importa!
    Luna

  3. umanoidipazzoidi ha detto:

    Fantastico! L’importante è stare bene con se stessi! 🙂

  4. passoinindia ha detto:

    Ciao cara. A parte ringraziarti per aver condiviso la favola indiana che Passoinindia ha proposto tempo fa, sono qui per dirti che la penso esattamente come te. Chi ama la perfezione mi fa spaventa perché non è in grado di apprezzare le infinite pieghe della vita. Della mediocrità amo lo “stare in mezzo” a quella misura che altri ( e non noi) hanno deciso essere il meglio o il peggio. Sono solo parametri soggettivi, questione di punti di vista, di convenzioni, di circostanze e anche di convenienze. A me non piacciono i bordi, preferisco nuotare nell’acqua alta, dove mi emoziono di più, dove la mia fantasia galoppa e c’è turbolenza. Detesto gli schemi e le menti poco elastiche, quelle propense a dare una misura ad ogni cosa. Perciò anche io mi piaccio così, libera, mediocre possibilmente serena ma soprattutto vera.
    Vedì un po’ qui http://passoinindia.wordpress.com/2013/07/09/amo-i-gesti-imprecisi-valerio-magrelli/

    • gattolona pasticciona ha detto:

      Buonasera commento perfetto, condiviso e applicato in todo. odio il meglio di, il peggio di, non esistono gli schemi fissi come quelli obbligati per sferruzzare a maglia o all’uncinetto. il bello degli esseri umani è proprio la capacità di esseri liberi nello scegliere di esserlo. Serenità ed educazione verso gli altri, i primati li lascio ad altri, le coppe e le coccarde a chi non conosce la normalità. ma per arrivare là in cima, come hanno fatto? Come ci sono arrivati? In modo onesto e meritocratico o con le famose spintarelle e sgomitate? Amo la mia pazza e fantasiosa libertà mentale, non la cambierei per nulla al mondo. Baci a tutti, sinceri e non virtuali. fabiana schianchi.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Passoinindia, dare una misura ad ogni cosa: è questo che non voglio fare, in effetti. Quello che mi intriga, di ogni situazione, è quanto di buono può darmi e questo può avvenire anche senza la perfezione. Anzi. Spesso fermarsi prima e godere delle pieghe della vita, come dici tu, dà molto di più.
      Vera è l’altra parola chiave. A volte si dice “è talmente perfetto che sembra finto”: ecco, no… io mi sento vera. Grazie!

  5. Maurizio Vagnozzi ha detto:

    Grandi secchiate di ottimismo e autostima qui, eh? Senti, per quello che può valere il parere di un dinosauro, obeso e pelato, che discute di filosofia col proprio cane, gli argomenti che tratti, come li scrivi e l’inventiva/ironia che hai, sono tutte cose più da “outsider” che da “average performences”.

    detto questo, l’importante è essere felici …

    • ogginientedinuovo ha detto:

      E io lo sono, felice, quasi sempre, e quando non lo sono non è perché sono imperfetta! E comunque, “outsider”… ha un bel suono, sì… mi piace… lo adotto! Decisamente meglio di imperfetta! 😉
      Riconosci gli outsider perché lo sei: nessuno che abbia average performances discute di filosofia col suo cane 🙂

  6. Pingback: Tu e io | ognigiornotuttigiorni

  7. fattoesfinito ha detto:

    Wabi-Sabi è stato fino a metà anno di quinta liceo il mio punto fisso per una tesina. Mi piaceva. Mi piaceva molto. Ma non sapevo come svilupparlo bene. E ogni volta ne rimanevo insoddisfatto. Fino a quando non ho trovato un argomento di cui mi sono interessato subito e che ha preso il sopravvento (sempre riguardante la cultura giapponese, a me cara). Il parallelo tra Wabi-sabi e te stessa è molto interessante. L’ho sempre visto più come un modo di pensare e non di essere. Ma direi che ci calza a pennello. Non stona come pensiero. Non stona affatto.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      In effetti è un modo di pensare più che di essere, direi. Ma è la cosa più vicina a me che ho mai incontrato! Ma poi che tema hai scelto?

      • fattoesfinito ha detto:

        Hikikomori, credevo che portando un tema così inusuale mi avrebbero snobbato, invece sono riuscito a colpire e coinvolgere tutti, sia per la preparazione della tesina che per l’esposizione. Mi ha gratificato molto ricevere i complimenti di tutti i commissari.

  8. Pingback: Dove si arriva riordinando? | ognigiornotuttigiorni

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