Malinconia

Una mattina Il Cantastorie era silenzioso. A colazione, in bagno, sul suo letto a vestirsi, senza la sua vocetta che racconta, che ride, che canta.

Vestito e lavato, in salotto mi guardava con quella sua espressione che ormai ho imparato a riconoscere: gli occhi troppo aperti, le labbra che si sforzano di piegarsi in un sorriso e la testa leggermente protesa in alto a cercare i miei occhi.

Mi sono abbassata sulle ginocchia e, guardandolo negli occhi, gli ho chiesto se andasse tutto bene. Annuiva con la testa, ma le labbra perdevano anche il sorriso forzato. Gli ho preso una mano e gli ho chiesto che cosa ci fosse che non andava, e gli occhi troppo aperti si sono un po’ stretti e hanno lasciato andare qualche lacrima.

Ci siamo seduti vicini sul divano e l’ho abbracciato, accarezzato e l’ho guardato in silenzio mentre lasciava andare le lacrime. Poi gli ho chiesto: «E’ malinconia?» e lui senza guardarmi ha piegato le labbra di più e ha mosso un po’ la testa a dire: «Sì, è malinconia».

E io lo capivo perché, a volte, prende questa cosa che non sai spiegare, perché una spiegazione non c’è, perché in certi momenti senti nello stomaco un calore diffuso e un subbuglio che non hanno ragione d’essere, ma sono.

E ti chiedi il motivo e più te lo chiedi più le lacrime salgono, e più te lo chiedi e meno riesci a darti una risposta.

Lo guardavo, lo tenevo stretto e gli dicevo che capita che questa malinconia si faccia strada dentro di noi, tanto che a volte arriva ad essere nostalgia per qualcosa che non sappiamo, che magari non esiste.

Ha asciugato le lacrime che scorrevano tante e calde, si è infilato le scarpe, il giubbotto e siamo usciti per andare a scuola, mentre ascoltavamo insieme il suo cuore farsi più leggero.

Più tardi, da sola, pensavo alla sua maestra d’asilo che mi diceva che per giocare con gli altri doveva guardare Dragonball e fare la lotta, tirare pugni e saltare a gamba tesa in faccia ai compagni. Me lo diceva la sua educatrice.

E io non ci potevo credere che dovevo fargli violenza con Dragonball, a lui, un bambino che sente la malinconia e la poesia della vita.

E non l’ho fatto.

Adesso però mi chiedo se aveva ragione la maestra e se io sbagliavo.

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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2 risposte a Malinconia

  1. linda ha detto:

    L’importante è che non ci sia un motivo reale, materiale, legato alla scuola o ai compagni. La malinconia ci può stare, anche se è davvero giovane…

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Credo che un motivo oggettivo non ci sia; credo che siano motivi soggettivi, caratteriali, emozionali. La sua maturità. i suoi sentimenti spesso sono “da grande” mentre i suoi strumenti emotivi per gestirli sono “da piccolo” e questo sfasamento è difficile da vivere.

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