Galleria (VI)

Il primo giorno di scuola, in terza elementare, era di fianco a quell’uomo brizzolato, in piedi vicino alla cattedra.

Era una donna come altre, forse più dimessa di alcune mamme moderne della classe, con i capelli sale e pepe, né lunghi né corti; aveva la gonna, portava sempre e solo la gonna; portava la fede: niente anelli, orecchini, collane, solo la fede. Sorrideva, leggermente, senza essere sicura di averne il diritto.

Sorreggeva un bambino, poco più grande di noi, che faticava a stare in piedi e si guardava intorno un po’ spaesato: sorreggeva il suo bambino, che aveva tanti problemi.

Noi guardavamo la donna, l’uomo e il bambino, senza capire; ma la donna aveva fiducia che avremmo capito, glielo si leggeva negli occhi. Occhi che spargevano intorno amore e fiducia e umiltà e ringraziamenti.

Arrivava silenziosa e sorridente, e poi se ne andava, salutando, sorridente e a bassa voce, ogni giorno tutti i giorni: arrivava all’inizio della ricreazione, aiutava il suo bambino ad andare in bagno e a fare merenda, poi scivolava via.

Aveva un cappotto, grigio, a un po’ antiquato, e un foulard, scuro.

E sorrideva, ogni giorno tutti i giorni, sempre. Non era felicità, ma quasi.

E ringraziava il maestro, ogni giorno tutti i giorni, e salutava noialtri bambini senza mai aggiungere commenti per non disturbare.

E ogni giorno tutti i giorni il maestro le diceva: – Domani non venga, ci penso io! Non è necessario… Davvero!

Ma lei arrivava ogni giorno tutti i giorni, mai invadente, sempre sorridente.

Poi un giorno smise di venire. Il maestro l’aveva convinta. Poteva rilassarsi, non era necessario venire, ci avremmo pensato noi.

E così fu. E alla fine della quinta, lei sorrideva e ci ringraziava con la gioia negli occhi.

E io non la dimenticherò mai, questa mamma.

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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8 risposte a Galleria (VI)

  1. Maurizio Vagnozzi ha detto:

    è un racconto di una bellezza commovente ….

  2. gattolona pasticciona ha detto:

    Buongiorno, spero tu abbia iniziato bene il lunedì, il racconto che hai pubblicato, riguarda la mamma di un tuo compagno di classe con qualche disagio fisico forse? Poi ti chiedo, la parola “sapevatelo”del post precedente è una tua licenza poetica? Non riesco a trovare la coniugazione ed il tempo giusto del verbo “sapere”. Scusami è una mia curiosità, quando non so o non comprendo qualcosa mi piace chiedere per sapere…grazie e a presto! Fabiana.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Buongiorno! Questa donna era la mamma di un mio compagno che aveva gravi difficoltà motorie: era la quintessenza dell’essere mamma.
      SAPEVATELO è assolutamente sbagliato, grammaticalmente: è una storpiatura che viene usata nel Forum Avanti Pop del Corriere della Sera, dove M.L. Rodotà e i forumisti giocano e storpiano le parole. Si ride, a volte per non piangere 😉

      • gattolona pasticciona ha detto:

        Bell il racconto vero, umano e commovente! Simpatica la storpiatura, si ride per ridere, perbacco!! Ridere fa bene e aiuta l’anima. Fabiana.

  3. linda ha detto:

    E lo credo. Ci sono alcune persone che cambiano la nostra vita senza neanche saperlo.

    p.s.: sallo. 🙂

  4. Pingback: La donna e il maestro | ognigiornotuttigiorni

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