La donna e il maestro

Ci sono persone della nostra vita che ci rimangono dentro, per sempre. Sono persone cardine. Qualche giorno fa ho ripensato a due delle mie persone cardine e una di esse è diventata parole.

Ma non è bastato perché la donna con il bambino e il maestro che li ha accolti, le mie due persone cardine, non se ne vanno dalla mia mente in questi giorni.

Ho incontrato queste due persone, insieme, il primo giorno di scuola della terza elementare, credo che fosse il 1° ottobre 1975: il maestro, nuovo per noi, il Sig. B. ci accoglieva in classe, presentandosi  e presentandoci un nuovo compagno, E., un bambino un poco più grande di noi, con gravi difficoltà motorie. E. era accompagnato da sua madre, la donna sorridente che non dimenticherò mai.

E non dimenticherò mai nemmeno il maestro, il Sig. B. che con semplicità se ne stava lì a parlare di cose serie con una classe di ottenni e a guardare con fare protettivo la donna sorridente.

Quel primo giorno io non pensai nulla, né in bene né in male. Ero stupita, come gli altri, che fosse sparita la maestra degli anni precedenti e guardavo il nuovo compagno come si guarda un nuovo compagno.

Diventata ragazza e poi giovane donna e poi adulta, ho portato sempre con me il maestro Sig. B. e la mamma di E., ma proprio dentro, in fondo all’anima e ho, passo dopo passo, capito tante cose. E adesso posso dire di essere infinitamente grata a queste due persone per essere state nella mia vita tre anni, pochi, ma infiniti: inesauribili dentro di me.

Nel 1975, non era la norma che E. frequentasse una scuola pubblica, ma quel maestro aveva VOLUTO averlo in classe; non c’erano insegnanti di sostegno ed E. aveva un banco proprio attaccato alla cattedra, cosicché il maestro potesse aiutarlo quando era necessario; non c’erano assistenti del Comune e la mamma di E. veniva ogni giorno per accompagnarlo in bagno e aiutarlo con la merenda.

Che cosa avrà provato la mamma che sorrideva sempre quando il maestro aveva voluto E. con sé alla scuola pubblica? Gioia, riconoscenza, affetto? Forse di più.

Il maestro non voleva che la mamma di E. si disturbasse ogni giorno a venire a scuola solo per un quarto d’ora e alla fine lei si convinse. Ci avremmo pensato noi: il maestro accompagnava E. in bagno, poi lo aiutava con la merenda. Se c’era il sole, la nostra ricreazione durava a lungo: andavamo in cortile, uno di noi portava la palla, un altro prendeva una seggiolina, il maestro seguiva con E.. Qualcuno giocava con E. seduto sulla seggiolina, con la palla. Quando invece c’era brutto tempo, rimanevamo in classe a giocare; alla fine della ricreazione, a turno, prendevamo la scopa e pulivamo la classe.

E. veniva sgridato dal maestro, E. faceva il viso di circostanza, ma ridacchiava, E. si arrabbiava con noi, noi ci arrabbiavamo con E., E. era parte integrante del gruppo, il maestro era parte integrante del gruppo.

La mamma sorridente era parte integrante del gruppo anche quando aveva smesso di venire tutti i giorni.

In primavera, quando veniva il tempo della gita, si partiva con un pullman carico di bambini, di maestro, di E., della mamma di E. e di tutte le altre mamme che volevano venire (ed erano sempre tante!): tutti a ridere e a chiacchierare e a mangiare panini. Siamo andati a Gardaland quando questo parco era stato aperto da poco, una novità assoluta!

In classe facevamo dei plastici: ricordo quello delle palafitte; appese al muro c’erano le figure geometriche costruite con il cartone e i fermacampioni, per vedere come un quadrato diventa un rombo; in quinta avevamo il diario e l’orario come alle medie, e facevamo un’ora alla settimana di francese, con tanto di Cahier des verbes. Noi ed E.

E tutto questo è stato possibile perché il Sig. B. era una bella persona e perché la mamma di E. non si era arresa.

Tre anni della mia vita, pochi ma infiniti, in cui ho vissuto visto toccato annusato sentito l’amore. E viverli da piccoli, tre anni così, è una grande fortuna: poi, per sempre, all’amore ci si crede.

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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4 risposte a La donna e il maestro

  1. linda ha detto:

    E’ bello che tu li possa ricordare così tanto intensamente da scriverne.
    E’ evidente che essi siano stati parte della struttura alla base della tua crescita e non è escluso che anche tu lo sia, ora, per qualcun altro. E forse grazie a loro.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Sai che li ricordo benissimo?! Allora li vivevo ed ero contenta, poi negli anni mi sono resa conto che erano stati, non solo parte della mia vita, ma proprio parte importante delle mie fondamenta, per i loro comportamenti. Sono stati davvero un esempio per me.
      Poter essere d’esempio per la crescita di qualcuno è una grande cosa: non mi sento molto preparata ad esserlo, ma se, per esempio, la bellezza del mio maestro e della mamma di E., passassero attraverso me a qualcun altro e poi ad altri e così via, sarei felice. Perché questa bellezza non andrebbe più persa 🙂

  2. luna ha detto:

    Belle persone. Grazie alla forza di pochi si ottengono grossi traguardi!
    Luna

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Sì, è vero. Credo che non fosse facile lottare contro un sistema radicato per loro, ma entrambi lo hanno fatto facendo sembrare il risultato semplice e ovvio. Il mio maestro era davvero un Maestro, di vita soprattutto. La mamma di E. aveva quella forza dolce e determinata che anch’io vorrei avere e che, credo, sia quella che serve per vivere una vita degna. Buon week end 🙂

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