Cinguettii

Ci ho pensato nei giorni scorsi. Con moderazione, ma ci ho pensato.

Kiev, infermiera ferita twitta: «Muoio»
24 ore di silenzio, l’angoscia e poi: «Sono viva»

Questo titolo del Corriere della Sera, corredato dell’occhiello: LA 21ENNE DIVENTATA IL SIMBOLO DI PIAZZA MAIDAN, è rimasto sul fondo della mia mente a cercare una sua collocazione, un senso e un’archiviazione definitiva in una categoria della memoria.

Ma questa archiviazione non arriva. Non è possibile perché, per me, tutto questo è assurdo.

Una ragazza di ventun’anni viene colpita da un proiettile e teme giustamente di morire. Qualsiasi cosa faccia in quel momento, qualsiasi pensiero le passi per la mente saranno gli ultimi segni della sua vita.  Una ragazza teme di morire a ventun’anni, lottando per un ideale, perché la libertà è un diritto, perché vuole una vita migliore.

Bene. Questa ragazza come ultimo atto pensa di twittare. Twitta. Questa ragazza twitta MUOIO.

Mi dispiace non ce la faccio a sostenere che l’ultimo pensiero di una ragazza sia di twittare che muore. Twittare che muore. Mi sembra troppo, che anche la morte, la nostra personalissima morte, la vogliamo far passare sui social media.

Mi rifiuto.

E rifiuto anche la definizione di questa ragazza come simbolo: lo è perché twitta “muoio”? Lo è perché è la prima a morire in diretta su Twitter?

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Informazioni su ogginientedinuovo

Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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13 risposte a Cinguettii

  1. vetrocolato ha detto:

    Credo si possano fare solo congetture.
    Forse è stato solo un modo per lasciare un segno.
    La morte è un fatto molto personale, ma finché si è ancora vivi si cerca disperatamente di restare attaccati a quel che si ha.
    Non mi sento di demonizzarla per il suo “muoio”

    • ogginientedinuovo ha detto:

      No, non la demonizzo neanch’io, anzi grande rispetto per la persona. Mi lascia molto perplessa questo far passare ogni cosa attraverso i social media. L’abitudine a vivere attraverso il social, che sia Facebook o Twitter, fa sì che anche in punto di morte l’istinto sia quello di passare da lì.

  2. gattolona pasticciona ha detto:

    Non è la parola “muoio” che fa specie è come facesse ad avere a portata di mano un tablet o un cellulare e come ha fatto ad avere la forza di scrivere. A patto che l’abbia scritto lei di suo pugno, e non che abbia dettato le sue ultime volontà a chi era accanto a lei. pensando di morire ha scelto di farlo in un modo inconsueto in modo che se parlasse dopo, ed infatti comunque ha ottenuto l’effetto che voleva! Si parla già di “simbolo”, è oggetto di chiacchiere sui blog come questo, vedi che sta ottenendo pubblicità? Idem se moriva, l’effetto sarebbe stato ancora più amplificato: muore ragazza ventunenne attaccata sino alla fine al suo miglior amico e compagno, colui che mai la tradì: il suo tablet! Amen.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Non più solo le immagini, ora anche i social. Mi mette angoscia, onestamente. Le nostre vite sono sottoposte ad un’esposizione mediatica senza precedenti. Mi mette angoscia.

      • gattolona pasticciona ha detto:

        Mi offri lo spunto per risponderti e per rispondere a tutti i nostri lettori/ici con un nuovo post, che preparerò e spero sia pronto per il pomeriggio. ora vado a preparare il pranzo, tra poco arrivano figlia piccola e marito grande! a presto, fabiana.

  3. Maurizio Vagnozzi ha detto:

    Mmmmm … stavolta sono parzialmente d’accordo con te: lasciami però articolare meglio.

    Parto col sostenere che, se uno nel momento in cui sente la spina staccarsi, vuole tweettare, bersi un bicchiere di merlot, sentire ancora una volta un brano dei Led Zeppelin o fare alcunché di personale, non violando l’altrui libertà, dovrebbe essere pienamente libero di esprimersi come vuole. Si, poi, nella mia personale scala di valori, forse farò di meglio rispetto a loggarmi sul fringuello e scrivere il presente indicativo di una forma verbale, però, in termini di “assioma di scelta” non lo trovo poi così deprecabile: molto peggio chi invece ad esempio affida il suo ultimo secondo “terreno” ad attivare una cintura esplosiva.

    Poi però concordo con te sulla lettura della follia che “qualcosa accade solo se è su fb, tweet, WhatApp con tanto di selfie”: qui ormai siamo al grottesco. E ha priorità su tutto il resto, in qualsiasi situazione.

    Ne ho avuto una testimonianza quando stavo cercando di tenere in vita una persona, vittima di un collasso su un marciapiede di Riyadh: chiedevo aiuto e di contattare un’ambulanza, e alcuni hanno tirato fuori il telefonino per fotografare/filmare la cosa e solo dopo delle mie espressioni molto dure e dirette hanno invece usato l’oggetto per contattare l’emergenza.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Assolutamente d’accordo che ognuno di noi, reagendo agli eventi – tutti – a modo proprio per carattere, cultura, consuetudini ecc., agisca in un modo piuttosto che in un altro. Mediamente è meglio se non aziona cinture imbottite di esplosivo, anche.
      Non ho nemmeno obiezioni personali a che qualcuno twitti o aggiorni il proprio profilo FB, per dire.
      Questa è libertà.
      Quello che ho notato io, se vogliamo, c’entra poco con la persona in carne ed ossa, ma c’entra molto con un atteggiamento, diffuso: tutto, tutto, dal bambino appena uscito dalla pancia della madre, a Renzi che ci informa sui metri che lo separano dal Colle, alla morte documentata in prima persona, nell’istante in cui… tutto passa lì.
      E’ questo che mi angoscia.
      E mi angoscia il Corriere che ha definito questa ragazza un simbolo. Ma non perché ha fermato un carro armato, armata di una borsa come il Rivoltoso Sconosciuto di piazza Tienanmen, perché sarebbe stata la prima morte just in time testimoniata dal morto stesso!
      Secondo te è normale che la gente a Riyadh fotografasse o filmasse un moribondo invece di aiutarlo? Secondo me, no.
      Tu invece lascia tracce nel web, così sappiamo che stai meglio! 😉

      • Maurizio Vagnozzi ha detto:

        Son vivo, son vivo: le brutte bestie come me son dure da abbattere. Me ne sto tranquillo ancora un paio di giorni per vedere di far passare una serie di rantoli …. Unico problema è che non so se riesco a ristabilirmi in tempo per partire sabato per il Burundi: vista anche l’antimalarica che devo fare, dovrei arrivarci in buona forma per evitar di raccattare un’altra serie di malanni endemici di quell’area …

  4. lullina76 ha detto:

    Al di là del fatto che uno è libero di fare quello vuole in punto di morte….logico questo per l’amor di Dio!!…..qui il punto è: come riesce a farlo??? Stiamo parlando di qualcuno che si sente morire!!! Cioè…..voglio dire…..io a volte nella fretta….o non so come….non riesco nemmeno a trovare i numeri in rubrica o peggio col touch screen mi scappa il dito per sbaglio e apro tutto tranne quello che mi serve….e questa in punto di morte riesce a twittare??? Ok ci sta lo scarto generazionale….ci sta che i ventenni di oggi sono nati col cavo usb che li collega al cellulare al posto del cordone ombelicale…..ma qui si parla di morte! L’istinto di sopravvivenza credo mi porterebbe a gridare aiuto, il terrore di morire mi farebbe così tremare che il cellulare nemmeno riuscirei a tenerlo in mano (…e comunque se stai per morire non stai proprio tanto bene…!!)…..o sono io che ancora una volta sono fuori tempo? Probabile….
    ……ma la stampa che la smettesse di creare falsi miti che ne abbiamo pieni i marroni, stanno offendendo la nostra intelligenza e quel che è peggio è che ormai quasi non ce ne accorgiamo……e intanto l’ignoranza dilaga…..

  5. I'm unidentified ha detto:

    Ahahah ma è successo veramente? Ma siamo fuori? L’unico nostro pensiero sarebbe vivere per scriverlo sui social network? Sono diventati la vita reale? Ohmiodio!

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