La (mia) grande bellezza

Non mi faccio mancare (quasi) niente: mi concedo di ammorbare l’etere con i miei pensieri, propongo pseudo-ricette per giocare alla blogger, metto nero su bianco quello che provo leggendo i libri che mi sono piaciuti, così in allegria.

Tutto questo non ha spostato di una virgola il mio posto nel mondo: non sono diventata una scrittrice, non sono diventata una cuoca, non sono diventata una critica letteraria. Signùr! Proprio no.

Che cosa mi mancava? La critica cinematografica, ovviamente.

Faccio tutto da profana, ma tanto chi legge lo sa (o lo capisce all’istante), quindi non è pubblicità ingannevole!

Martedì scorso ho guardato anch’io La grande bellezza in TV. L’ho guardato perché ha vinto l’Oscar. Banalmente.

L’ho guardato con curiosità, dall’inizio alla fine, dopo che avevo letto commenti di tutti i generi (soprattutto su Avanti Pop). E ho avuto le mie difficoltà.

E’ un film triste, di una tristezza infinita, per me. Un film che mi ha pervasa di malinconica delusione e di ansia per il futuro. E’ un film che ha rovistato nel lato più buio dei miei pensieri.

E’ un film in cui ho faticato a orientarmi per la ricchezza di scene slegate e di simboli, e che sto capendo a poco a poco col passare del tempo. E’ un film che, a dispetto del titolo, mette in scena la bruttezza, la deformità, la vacuità, la meschinità, il grottesco: un personaggio mi ha colpita, come un pugno, quello di Serena Grandi.

La grande bellezza rimane fuori dal film e dalla vita che purtroppo impazzisce in un vortice di assurdità: vecchi cocainomani, giraffe, spogliarelliste, ricchezze senza misura e senza scopo.

Non c’è grande bellezza e non c’è spiritualità: ho trovato anche la “santa” assolutamente grottesca, così come la suora che va dal chirurgo plastico. Non c’è spazio per l’anima, non c’è spazio per la verità. E il protagonista lo sa. Anche quando prova a dare voce alla sua spiritualità.

Le atmosfere felliniane non mi hanno aiutata (io Fellini non l’ho mai capito e non sono mai riuscita a gustarmelo), ma ho afferrato al di là dell’apparenza, l’idea di decadenza totale e definitiva, sì romana, ma direi italiana tutta che mi sembra compiutamente rappresentata proprio in quel personaggio che mi ha colpita come un pugno.

Serena Grandi mette in scena l’Italia che sopravvive a se stessa, ormai disfatta, ma ancora aggrappata con le unghie e coi denti a un malinteso passato splendore, un capitale dilapidato e maltrattato. Il regista mette in scena Serena Grandi senza pietà, l’Italia senza pietà.

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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5 risposte a La (mia) grande bellezza

  1. gattolona pasticciona ha detto:

    I molti trailer apparsi in tivù, prima di ricevere l’Oscar e dopo l’andata in onda del film, su canale 5, non vi è stato nemmeno un piccolissimo fotogramma che mi abbia colpito. Mio marito ha provato a guardare 5 minuti del film, poi schifato, ha dovuto cambaire canale. Io come te, anche solo “annusandolo” da lontano avevo vagamente capito che si trattava di un baraccone da circo. Per l’appunto tipico di Fellini, che amava l’ambiente circense, le donne maggiorate, i nani, i colori, e tutta la pazzia del mondo, da lui vissuta e messa in scena nei suoi film. Credo di no nessermi persa nulla nel decidere di non guardarlo, non sono come te un’esperta cinematografica, ma il film ripeto pur senza vederlo, mi pare rispecchi il momento che l’Italia sta vivendo. Confusione mista a non finezza e zero eleganza, grandi luoghi di Roma misti a visi grotteschi, questa è proprio l’immagine perfetta degli Italiani “fatti” di debiti e disfatti di “soldi e sogni”. Per quanto riguarda la Grandi, poteva risparmiarsi di farsi vedere così conciata, ma quando la bocca ha fame deve pur magna’. L’unico personaggio che vorrei approfondire e conoscere è Tony Servillo, non l’aveva mai visto prima d’ora e mi incuriosisce moltissimo, anche a Teatro, stanco per il jet lag, distrutto e con le occhiaie fonde, alla fine del suo spettacolo mi ha fatto scattare qualcosa. farò ricerche più approfondite su di lui. Buona mattinata, ora vado a pulire le camere ed i bagni, ci sta bene dopo la grande schifezza! Fabiana.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Mentre lo guardavo non lo capivo, ma col passare del tempo lo sto capendo: per me, per come sono io, questo tipo di film viene fuori sulla distanza. Sono contenta di averlo visto. E poi Servillo, in due o tre sue espressioni mi ha colpita profondamente.
      Serena Grandi, secondo me, è una donna coraggiosa. Buona giornata!

      • gattolona pasticciona ha detto:

        …..porta pazienza ma a questo punto la domanda mi sorge spontanea: ti è piaciuto oppure no? Il posto cozza con ciò che mi dici ora? Oppure l’ho interpretato male io? aiutami a capire, forse l’età mi rende un poco stupida…

  2. ogginientedinuovo ha detto:

    Fabiana, mi è piaciuto? Sì e no. No, perché quel genere di film tutto simboli e atmosfere da interpretare non mi piace; sì, perché questo film ha qualcosa da dire e ci riesce, comunicando la delusione, la tristezza, la disillusione che ti rimangono appiccicate addosso per giorni dopo che lo hai visto. Credo che sia da vedere, comunque, perché ci racconta molto di come siamo noi italiani. Vabbé, non ti fiderai mica della mia critica cinematografica…? 😉

    • gattolona pasticciona ha detto:

      Ascolto con molta attenzione o meglio leggo con attenzione e curiosità e cerco di capire, le tue osservazioni sono sempre molto ponderate, denotano equilibrio e calma. la calma io non la conosco purtroppo: come forse ti avevo già detto, mi fermo e mi calmo solo quando sto veramente male e sono al limite. per questo mi interessa molto capire le tue impressioni e come vedi la vita; nessuno è nato “imparato” e ognuno di noi può avere potenzialmente le doti per essere anche un buon critico cinematografico, musicale, artistico e via discorrendo. ognuno di noi esprime ciò che sente: io rimango pper ora della mia idea, non lo guardo perchè non mi ha toccato le corde giuste. Poi, magari, un giorno in pigiama di pomeriggio, chissà….un buon pranzo! Un grande abbraccio affettuoso, fabiana.

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