Marzo: Michele Serra

Michele Serra. Quante volte ho letto i suoi pezzi. Ma mai avevo letto un suo libro.

Gli sdraiati
di Michele Serra, edizioni Feltrinelli

Un padre sessantenne si scopre padre nel figlio adolescente. Che non capisce, crede. Che non vede come essere a se stante, ma sempre rapportato a sé padre, credo.

Lavorare ad un romanzo epico che parla della guerra tra vecchi e giovani, essere vecchio e credere di essere vecchio per poi scoprirsi dalla parte dei giovani perché

(…)forse non sei, non siete abulici, cioé al di sotto del mondo, ma snob, cioé al di sopra. Snob di nuovo conio, che hanno fatto di necessità virtù. Dopotutto siete arrivati in un mondo che ha già esaurito ogni esperienza, digerito ogni cibo, cantato ogni canzone, letto e scritto ogni libro, combattuto ogni guerra, compiuto ogni viaggio, arredato ogni casa, inventato e poi smontato ogni idea… e pretendere, in questo mondo usato, di sentirvi esclamare “che bello!, di vedervi proseguire entusiasti lungo strade già consumate da milioni di passi, questo no, non ce lo volete – potete, dovete – concedere.

E forse ha ragione.

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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8 risposte a Marzo: Michele Serra

  1. unsassoverticale ha detto:

    Mamma mia, che ansia! Davvero non c’è più niente da credere, inventare, impastare, lavorare, ribaltare, ritrovare? Io sarò un’inguaribile ottimista, ma non ci credo!

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Io l’ho interpretato come presa di coscienza di Serra Senior circa il fatto che i giovani cercano e percorrono le loro strade guardando e trovando a modo loro. Prende coscienza del fatto che noi “vecchi” non possiamo pretendere che i giovani camminino nel mondo già consumato da noi, con le stesse nostre modalità. In questo credo abbia ragione: ai nostri occhi di “vecchi” questo mondo è, appunto, consumato, ha già fatto tutto; lasciamo ai loro occhi di giovani il come e il perché e il quando.
      Vedi, anch’io non l’ho vista nera, in fondo 😉

  2. gattolona pasticciona ha detto:

    Anch’io non credo soltanto a queste nevrosi anche se purtroppo esistono e sto facendo di tutto nel mio piccolo per ricostruirmi, restaurarmi e ripropormi. Ma non nel senso estetico, contro natura non ci si va nemmeno con il lifting più feroce, ma sto lavorando dentro di me e con risultati poco a poco apprezzabili. Abbiamo un brutto scenario e orridi esempi da offrire ai nostri figli e ai nostri giovani, ma se ognuno di noi offre al proprio figlio il meglio dell’educazione e del rispetto, dicendo lo molti “NO” e pochi sì, facendo sudare anche il più piccolo desiderio che hanno, togliere dal dire comune la dannosa frase che ai giovani d’oggi tutto è dovuto, togliere di mezzo i confronti con gli altri ragazzi. Io sono tua mamma, non lavoro, il mio ex marito cioè il tuo papà non lavora per motivi di salute, quindi tu R., ti dai una mossa e ti alzi dal divano andando a pulire le aiuole in estate, portando la pizza a domicilio di giorno, andando a fare il muratore d’estate quando sui tetti ci sono quasi cinquanta gradi. Alle 19 sei puntuale in classe, perchè sei tu che vuoi il diploma statale e hai perso a 15 anni due anni, ripetendo la seconda superiore. Sei tu che hai deciso di prendere tutti i brevetti che hai, sei tu che sei onesto, serio, motivato e sei un “bravo ragazzo”, potevi anche diventare uno spiantato, ma io ti ho sempre lasciato libero: se hai scelto strade buone e compagnie discrete è merito tuo, io ti h osolo dato le dritte, poi i lresto lo hai fatto tu. Sei tu che hai porvato vergogna ed umiliazione davanti ai tuoi compagni diplomati già da un paio d’anni. Io it offro di me il meglio di ciò che ho imparato nella vita, ti faccio vedere come si vive anche senza i miei 1600,00 euro al mese che tu sai prendevo come capo cassiere di banca. I modi te li sto insegnando, sul divano non mi ci vedi mai a meno che io non stia veramente male, siamo noi lo specchio nel quale i nostri figli devono con onore e dignità riflettersi; altro che bamboccioni! Prima di insegnare ai figli dobbiamo comunque insegnare la vita e insegnare come ci si deve comportare a quei genitori, un pò “imbecilli” (scusatemi ma è necessario) che vanno a fare la paternale agli insegnanti quando i loro pargoletti di 18 anni prendono un 3 nella verifica. A quei genitori dico”vergognatevi” e non stupitevi se poi vostro figli passa tutto il giorno tra masturbazione e play station. Spero di essere stata chiara, Fabiana.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Chiarissima! E’ l’esempio, più delle parole, che fa la differenza.
      Quello che a volte noi “vecchi” non accettiamo dei giovani sono le modalità diverse di affrontare qualcosa, o la vita stessa. E’ questo che ho letto nel libro, soprattutto: riuscire ad accettare che camminare nella vita lo si possa fare in modi diversi perché i tempi sono diversi.
      Buona giornata!

  3. silvia ha detto:

    quando lo lessi non mi entusiasmò, ma non ne ricordo con esattezza il motivo.
    forse troppo volutamente paradossale, esagerato.
    non mi è piaciuta la figura del padre: troppo debole, indeciso, perdente.
    -la sinistra italiana nelle vesti di un padre-

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Non ero sicura che mi stesse piacendo mentre lo leggevo, finché non ho letto la frase che ho riportato sopra: alla luce di questa ho ripercorso mentalmente tutto il libro e l’ho capito.
      Sì, è un padre di sinistra, decisamente: forse è perdente, ma si interroga, cerca, ammette anche di sbagliare, cambia rotta e vuole capire. Mi riconosco – per fortuna o purtroppo – in questa figura, mentre non mi riconosco nel modello genitoriale precedente. E questo me lo ha fatto apprezzare.

  4. silvia ha detto:

    interrogarsi va bene, cambiare rotta pure.
    ma non credi che un adolescente abbia bisogno soprattutto di sicurezze?
    di qualcuno che gli dica io penso che questa cosa sia giusta e questa sbagliata?
    come può crescere, altrimenti, un fuscello al vento?

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Sì, credo che gli adolescenti abbiano bisogno di certezze educative, di limiti, ma penso anche che sia salutare che i genitori si interroghino e cerchino la strada migliore. Il modello educativo precedente non prevedeva questo e spesso il risultato è stata un’eccessiva rigidità. Interrogare se stessi non significa non riconoscere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, ma cercare gli strumenti più adatti a far passare il concetto, magari.
      Non sto, ovviamente, dicendo che prima tutto era sbagliato e che ora è tutto giusto.
      Credo però che saper guardare i ragazzi e capire che c’è qualcosa da vedere sia una conquista rispetto a quanto succedeva, spesso, prima: il genitore aveva un modello e a quello tutti i figli dovevano conformarsi, indipendentemente dalle individualità.

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