Leggi dello Stato /2

Ultimamente non si è parlato solo della Legge 40, ma anche della Legge 194, per motivi uguali e contrari: è di circa un mese fa la notizia piuttosto sconcertante, di una donna che si è trovata ferocemente sola, nonostante la sua vita fosse protetta da una Legge dello Stato.

La Legge 194 è importante perché ha distrutto il fiorente mercato nero degli aborti clandestini, ha messo in sicurezza le donne che decidono di abortire.

Gli aborti ci sono sempre stati, non raccontiamoci fandonie. Ora ce ne sono meno. E quelli che ci sono, sono sicuri. L’unica cosa che fa scendere il  numero degli aborti è la prevenzione, nella fattispecie l’informazione, l’educazione. Non è certamente vietare l’aborto per Legge.

Come dicevo della Legge sul divorzio, tutti i Cittadini possono accedere alla Legge, chi, per sue proprie convinzioni religiose o di altra natura, non vuole usufruirne, può non farlo: la Legge non obbliga mai a comportamenti che abbiano a che fare con l’andare contro la propria spiritualità.

La Legge, essendo una cornice che rispetta le pluralità, prevede dunque la possibilità dell’obiezione di coscienza.

E qui ci sono problemi. Tanti. Troppi.

L’obiezione di coscienza è sacrosanta, ma la Legge dello Stato è pure sacrosanta: lo Stato deve garantire nei suoi ospedali, che finanzia con soldi dei Cittadini, che le sue Leggi possano essere applicate.

E allora deve garantire un numero minimo di ginecologi che non facciano obiezione di coscienza: lo deve, DEVE fare perché altrimenti questa Legge, sacrosanta, viene di fatto uccisa dalle ideologie e dalle convinzioni religiose. E questo non è ammissibile in uno Stato laico. E l’Italia è uno Stato laico.

In uno Stato laico non è accettabile che tutti i medici di una struttura ospedaliera pubblica, dello Stato, oppongano l’obiezione di coscienza e non intervengano, rifiutando di applicare una Legge dello Stato.

Quando le convinzioni personali, le singole ideologie, le credenze relgiose individuali, diventano così invasive da tracimare in comportamenti lesivi delle altrui libertà, allora lo Stato deve intervenire prevedendo meccanismi che garantiscano l’uguaglianza: 10 ginecologi che operano? OK – 5 obiettori e 5 non obiettori, e deve diventare criterio di assunzione.

Perché la verità è che se una donna non trova accoglienza in una struttura pubblica, si rivolge ai privati, che in barba alla coscienza e in virtù del dio denaro, l’aborto glielo fanno, oh se glielo fanno!, solo che si fanno pagare, profumatamente, oh se si fanno pagare!

Smettiamo di raccontarci fandonie, per favore.

 

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Informazioni su ogginientedinuovo

Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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20 risposte a Leggi dello Stato /2

  1. gattolona pasticciona ha detto:

    .. epoi come glielo fanno? Hanno l’anestesista, il rianimatore, una sala operatoria per le emergenze? Ho sentito qualche giorno fa, ma l’avrete sentito anche voi di quella donna che dopo aver preso volontariamente la pillola per abortire RU486. Su qesto procedimento “faidate” non sono molto d’accordo, per compiere un atto così doloroso e gigante, per chi lo subisce e per chi lo effettua, occorrono strutture mediche idonee e certificate. Non si può improvvisare un aborto con una pillola, non è un mal di testa che passa con un Moment! Occorre essere ricoverate, seguite, assistite psicologicamente e non venire giudicate, essere costantemente monitorate e rimanere qualche giorno in ospedale dopo l’intervento. Poi magari la signora soffriva già di una patologia cardiaca, ma sicuramente quella malefica pastiglia le ha scatenato la morte. Desidero seguire attentamente com’è andata a finire dopo aver avuto i risultati dell’autopsia. Sono favorevole alla possibilità di poter scegliere io donna, se dare al mondo un figlio, oppure nasconderlo al mondo, affinchè un giorno non mi domand i”mamma, perchè mi ha creato? Non lo vedi che sono un mostro'” E questo è solo uno dei motivi scatenanti la decisione, che ritengo comunque molto importante per compiere una scelta che lascerà negli anni a venire segni indelebili sulla mancata mamma. Per casistiche futili non voglio nemmeno prenderle in considerazione, ma sulla possibilità di scegliere sono fermamente d’accordo. Andando ovviamente contro ai miei principi di cattolica osservante e poco praticante. P.S. ieri ho spedito con le poste i regalini per i tre vincitori, ma purtroppo con i giorni festivi, vi arriveranno dopo il Lunedì dell’Angelo. Mi dispiace! Fabiana.

  2. Ma Bohème ha detto:

    Al netto dell’aborto terapeutico che è sempre esistito e stato possibile anche prima della legge 194, carissima amica in questo caso devo dissentire. Altro punto fermo prima di spiegare le mie motivazioni: mai giudicare chi opta per scelte diverse da quelle che farei io, anche perché abortire non è acqua fresca fisicamente e psicologicamente. Credo che nessuna donna (a meno di casi rari) lo faccia con leggerezza.
    Non metterei sullo stesso piano divorzio, diritti per le coppie di fatto anche omosessuali, che uno stao laico deve garantire, e l’aborto. Ho già avuto modo di dire che sono cattolica e praticante, ma non è per spirito confessionale che sostengo la mia posizione antiabortista, non solo, nel senso che non pongo la questione in termini di peccato o non peccato. Non sta a me tra l’altro definirlo.
    Esiste anche un’etica laica che forse è quella che spinge molti medici, in coscienza, a dichiarare la loro obiezione. Il problema è che considero l’aborto la fine forzata di una vita, e finché la scienza non mi dimostrerà con certezza che nelle fatidiche n… settimane l’embrione non è un individuo non cambierò idea. Mi chiedo: se un giorno la ricerca scientifica scoprisse che le prime cellule del corpo umano a formarsi sono quelle cerebrali? So che ci sono lavori in questo senso, e sarebbe una scoperta strabiliante secondo me. Se la morte del corpo è dichiarata certa con la morte cerebrale (vedi donazione di organi ecc.) analogamente la nascita del corpo coinciderebbe con la nascita cerebrale con tutte le conseguenze del caso. L’embrione sarebbe già una persona. Nell’attesa il dubbio regna. E credo che un medico abbia il diritto, anche deonotologico oltre che filosofico, di dichiarare la propria obiezione di coscienza. È libertà sia questa posizione che quella contraria.
    Aggiungo che esistono già interventi di chirurgia sul feto per eliminare alcune anomalie di organi vitali: queste sono le meraviglie della scienza!!
    Sugli aborti clandestini non posso che essere d’accordo.
    In sintesi, per me, la vera questione è la prevenzione, l’educazione alla contraccezione e qui la Chiesa Cattolica è indietro secoli nella sua posizione ufficiale. Se poi capita di discuterne con alcuni sacerdoti la prospettiva cambia. Anche il modo cattolico è in fermento sui temi etici, manca il coraggio di rendere pubbliche le dinamiche della discussione.
    Scusa per il papiro … le tue sollecitazioni sono sempre molto interessanti.
    Un abbraccio e buona giornata. 🙂
    Primula

    • Ma Bohème ha detto:

      refuso … modo = mondo
      Ri-ciao 🙂

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Non volevo entrare nel merito dell’etica della scelta: ognuno sceglie in coscienza, secondo le proprie idee, le proprie tradizioni, i propri sentimenti, la propria religione.
      Non voleva essere un’apologia dell’aborto…
      Quello che volevo dire è che poter scegliere è indispensabile: se tutti i ginecologi di una struttra sono obiettori, non si può scegliere perché di fatto una Legge dello Stato non può essere applicata.
      Lo Stato rispetta l’obiezione di coscienza, per fortuna, e allo stesso modo deve rispettare le sue propire leggi, attrezzandosi perché questa Legge possa essere applicata, ovunque nelle sue strutture.
      Il mio non vuol essere assolutamente un giudizio etico.
      Se vuoi è un’apologia della libertà e della laicità!
      Ed è anche e sicuramente un moto di rabbia verso l’ipocrisia che c’è sempre stata: l’aborto no, ma poi tutto sommato in Italia prima della Legge 194 se ne facevano a go go. Per non parlare dell’obiezione di coscienza radiocomandata laddove serve per far buona impressione sul capo e quindi serve per far carriera…
      Libertà di scelta: di non volersi sottoporre ad un aborto, ma anche di poterlo fare.
      Grazie a te carissima per la tua presenza attenta!
      Buona giornata 🙂

  3. 'povna ha detto:

    L’obiezione di coscienza non dovrebbe essere più sacrosanta. Lo è stata, doverosamente, quando la legge è entrata in vigore perché c’erano ginecologi che legittimamente avevano scelto quella professione con una legge molto diversa. Ora che sono passati parecchi anni, non credo che ci siano più medici di quella generazione (se ci fossero, ovvio, vanno tutelati nella loro libertà di coscienza). Poiché a medicina nessuno ti obbliga a scegliere una o l’altra specializzazione, se decidi di fare liberamente il ginecologo in uno stato laico, che ha una serie di leggi, se del caso professionalmente le applichi, punto. Oppure vai a lavorare nel privato. Ma nelle strutture pubbliche si applicano le leggi dello Stato, tutte quante. Sarebbe come se io mi rifiutassi di far fare un minuto di silenzio a scuola per lutto nazionale. È una scuola pubblica, lo stato dà un ordine, io sono un pubblico funzionario, e la applico, non scherziamo.
    Aggiungo a margine che sulla RU486 non capisco tutta questa mistica, come dice la mia amica dell’Aied, della consapevolezza della sofferenza del corpo parlando di corpi altrui. L’ivg è tutelata da una legge, ci sono fior di strato-medici, e non Di Bella qualunque, ma del calibro di Srebot, e del Lotti di Pontedera che hanno dimostrato che si può fare anche con un processo chimico che è meno invasivo per la donna e anche meno oneroso per le casse pubbliche che questa possibilità devono garantire. E non dovremmo applicarla perché senza bisturi in pancia la donna non sente abbastanza il peso? Siamo ancora all’Antico Testamento in questo paese? Di nuovo, per favore, non scherziamo.
    E facciamo un po’ di decente educazione sessuale nella società, piuttosto.

    • gattolona pasticciona ha detto:

      Intanto non scherziamo sul parlare di decente educazione sessuale, lei non può sapere se io ho abortito nella mia vita e non l odirò certo pubblicamente, o lo hanno fatto persone della mia famiglia. Quindi non conosce il mio stato d’animo rispetto all’uccisione di una vita umana, che se fatto in modo non invasivo o meno è sempre il togliere la vita a qualcuno che non ha deliberatamente deciso di venire al mondo. Chi compie il gesto, per i più disparati motivi e non entro nel merito dei motivi, deve poter essere assistita in tutti i modi possibili. Anche dopo l’abroto, in modo psicologico se occorre; cosa c’entra mi scusi signora o signore, il bisturi nella pancia? Mi pare di sapere che esistono le anestesie totali, epidurali, spinali, non scherziamo! Ma lei che sale in cattedra e parla così forbito, sa cosa significa vivere un aborto? proprio perchè chi lo fatto ha già un peso insostenibile da provare, che non prenda almeno un Orudis per uccidere un bambino, o così forse sente meno il peso della già difficile scelta? Mi appello alla sua intelligenza per avere da lei una gentile risposta. Schianchi Ugoletti Fabiana.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      ‘povna, hai ragione a dire che da tempo i ginecologi scelgono questa specializzazione sapendo che in Italia si può abortire, ma comunque mi sta bene che chi non se la sente possa opporre la sua obiezione di coscienza (come lo capirei in caso di Legge sul fine vita, che mi auguro venga laicamente promulgata, spero in tempi non biblici…). Quello che invece non mi sta bene è che in una struttura pubblica TUTTI i ginecologi siano obiettori: deve diventare per forza criterio di assunzione; se ci credi davvero nell’obiezione, sarai anche disposto a rinunciare a quel posto di lavoro e a cercarne un altro, nel privato eventualmente.
      Questo criterio metterebbe anche fine al fingersi obiettori per far carriera, cosa piuttosto comune in alcune regioni…
      Riguardo alla RU486, onestamente, non ne so abbastanza; una cosa so: se funziona e se è sicura deve essere a disposizione in qualsiasi struttura pubblica, al pari dell’operazione.
      Ripeto anch’io e ancora, male non farà: l’unica cosa che fa scendere il numero degli aborti è la prevenzione, nella fattispecie l’informazione, l’educazione.
      Grazie.

  4. 'povna ha detto:

    Beh, sicuramente il tuo criterio delle ‘quote’ in assunzione salva in qualche modo capra e cavoli, nel senso che tutela che ci siano conversioni in fine carriera, come tu ricordavi. Però credo davvero che dovrebbe essere reso più consapevole a tutti il motivo per il quale fu permessa l’obiezione con la 194, che era proprio quello che ho ricordato sopra, e che invece ora è parecchio travisato.
    Sul resto, non mi ripeterò. Aggiungo solo che resto sempre un po’ sorpresa quando:

    a) si parla dei temi cosiddetti eticamente sensibili e tutti pensano che ci si riferisca a loro
    b) viceversa non si è capaci di ragionare in astratto, ciò che con ogni evidenza se si parla di leggi si deve fare;
    c) si sappia tanto poco sulle sperimentazioni di sistemi medicinali e se ne parli ugualmente. A nome di quella stessa associazione laica che tanto si mise in gioco per la legge 40, seguimmo anche il caso della sperimentazione della RU486. Per questo non ho nessuna difficoltà a sottoscrivere chi pensa che non debba essere uguale a un Moment, perché, avendo io seguito la sua sperimentazione, so che non lo è.
    Ciò detto, anche se lo fosse, questo non significherebbe prescrivere l’Igv in modo diverso dalla legge, che prevede dei passaggi che non passano dal come, ma dal cosa. E per i quali, psicologia inclusa, non è necessario passare dal dolore fisico per vederli applicati.
    I toni da dibattito non civico (cioè: sulle leggi di uno stato laico, così come li ha impostati la padrona di casa) io preferisco lasciarli alla TV.
    RIbadisco la necessità di un’ottima educazione sessuale in questo paese, educazione della quale si dovrebbero fare carico gli organi dell’educazione pubblica competenti, tutti quanti. Ma ancora una volta qui si parla di utopie in uno stato come l’Italia (che forse, ex Art. 7, tanto laico non è).

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Hai ragione sui motivi che stanno dietro al permesso di opporre l’obiezione di coscienza.
      Qui e ora, credo che sia utile mantenere il permesso, anche travisandolo, per “rasserenare gli animi”, dato che la legge è solida e non teme un tale permesso. Se dietro ad una legge solida e ben strutturata c’è uno Stato efficiente, laico e forte (nel senso sicuro che quello che fa attraverso le sue leggi sia giusto), lo Stato stesso può accettare che una parte di sé non sia d’accordo per motivi di coscienza. Uno Stato efficiente fa in modo di funzionare al meglio includendo e superando. Il punto è lo Stato efficiente… eventualmente…

      Mi trovi d’accordo su a), b), e c). Ti ringrazio per aver compreso e partecipato allo spirito del post: parlare in astratto di Leggi e Stato, per sottolineare quanto per me sia importante che la laicità del nostro Paese passi come concetto fondamentale per tutti i Cittadini, atei e religiosi – di qualsiasi religione.

      A presto 🙂

      • 'povna ha detto:

        “Eventualmente”, sigh… E’ proprio questo il problema. E’ vero, comunque che la legge 194 è una buona legge, solida. E che, almeno su questo argomento, la coscienza civile del paese è sensibile, per quanto sotto traccia, più di quanto si pensi rispetto all’effettiva entità del suo farsi sentire quotidiano.
        Ragionare in astratto quando si parla di leggi di tutti è indispensabile quando si parla di laicità, che dovrebbe essere il metodo fondativo su cui si fonda il patto sociale. Per me è inaccettabile seguire una campagna solo per motivi lobbystici (per riconoscendo che gli atti lobbystici, uso ovviamente la parola in senso anglosassone, siano necessari per iniziare una battaglia). Però solo se riuscirò a ragionare su una cosa non come se mi riguardasse, ma come se NON mi riguardasse riuscirò a raggiungere il rispetto tale ad agire de jure.
        Grazie a te per il tema, così essenziale. A presto.

  5. ellegio ha detto:

    Io aggiungerei anche due osservazioni a margine. La prima è in ospedale si può morire, anche quando tutti i protocolli sono stati rispettati e si è operato nelle condizioni migliori e più sicure. Per tanti motivi. In questo caso specifico, la mortalità associata all’assunzione di Ru486 è molto bassa, ma il caso è stato strumentalmente gonfiato per attaccare la 194.
    Nella mia regione oltre il 90% dei ginecologi è obiettore. Se lo Stato funzionasse, tutti gli obiettori negli ospedali pubblici che privatamente praticano ivg dovrebbero essere licenziati in tronco, oltre che radiati dall’Ordine. Se lo Stato funzionasse, non sarebbe letteralmente impossibile trovare un medico in servizio che prescriva la pillola del giorno dopo durante il week end, eppure questo è quello che accade. Si fa obiezione anche su quella, eppure è un contraccettivo d’emergenza e non un farmaco abortivo. E chiudono i consultori pubblici.

    • gattolona pasticciona ha detto:

      Mi chiedo perchè ci debba essere “emergenza” nell’uccisione di un esserino umano? Perchè una donna o ragazzina deve assumere un medicinale così importante e “d’urgenza”? La pillola del giorno dopo: ma non si tratta mica di farsi una canna e il giorno dopo se ti vaben vomiti e prendi un antiemetico! Io sono una mamma di 50 anni, ho due figli sani, fortemente voluti e desiderati, però…sono viva per un pelo. Mia madre nel lontano 1963 voleva abortirmi, lo avrebbe fatto su un freddo tavolo dell’ambulatorio dell’allora medico condotto. Che sicuramente non avrebbe avuto gli strumenti chirurgici di oggigiorno, le anestesie necessarie, le attrezzature consone all’intervetno chirurgico. In tutta probabilità non conosceva a menadito nemmeno la pratica in tutta la sua crudità. Non accontentò mia madre, egli e la moglie non riuscirono ad avere figli e le disse che avere un bambino anche se a 41 anni e per l’epoca, vi assicuro che si era considerate “vecchie” sarebbe statto un miracolo. Che cosa avrebbe usato il medico? Un ferro arroventato come facevano i nostri avi? Sarebbe morta poi di setticemia la mamma? Avrebbe avuto un’emorragia, tale per la quale avrebbero dovuto portarla in ospedale, scoprendo così la forte illegalità del misfatto? Avrebbe poi scontato il carcere? Non lo so, io le risposte non ce le ho, fatto sta che sono qua a raccontare i fatti e non è facile, riamnere insensibili quando l’argomento “aborto” ha toccato troppe volte da vicino la mia famiglia. Non conosco bene le leggi, i numeri, i laici e gli atei. Il dibattito è molto forte, molto interessante e molto delicato, io chiudo gli occhi e non giudico, si può morire ovunque anche per la strada o su un tavolaccio freddo degli anni sessanta. Buona Pasqua e buone riflessioni serene a tutti quanti, vi auguro di non passarci mai.

      • ogginientedinuovo ha detto:

        Fabiana, la questione dell’aborto è una questione delicata perché va a toccare in profondità l’anima delle donne. Credo che tu abbia l’atteggiamento giusto: hai detto “non giudico” ed è l’unica cosa che possiamo fare – non giudicare mai. Per poterlo fare, secondo me, è necessario avere libertà di scelta.
        E la libertà c’è quando c’è la conoscenza: sapere, essere informati, poter prevenire, sapere di poter avere una via d’uscita. La conoscenza è la madre della libertà.
        Io sono convinta che ogni, OGNI donna, se chiude gli occhi, riesca vagamente ad immaginare il dolore e l’angoscia e i dubbi e le domande e la paura di un’interruzione volontaria di gravidanza. Io sono convinta che mai, MAI nessuna donna sia uscita indenne da un’interruzione volontaria di gravidanza. E proprio per questi due motivi insieme, la com-passione e il crack che tutte e ognuna possiamo avere dentro, dico che abbiamo bisogno di essere libere di scegliere e protette nella scelta.
        Che ognuna possa scegliere per sé, con se stessa, in sicurezza, sapendo che il Paese in cui vive non la giudica, ma la accoglie. Qualsiasi sia la sua scelta.
        Buona Pasqua anche a te, carissima!

      • ellegio ha detto:

        La pillola del giorno dopo non è un farmaco abortivo, se l’impianto è già avvenuto non ha effetti. Spesso sono le ragazze più giovani che ne hanno bisogno, e in qualche modo se questo accade è anche colpa nostra (non mia o tua, ovviamente sto parlando in generale, spero che sia chiaro: è colpa del fatto che non c’è una adeguata educazione sessuale, che c’è tanta cattiva informazione e tanta ignoranza).

        Dietro ogni aborto ci sono storie tristi, drammatiche, dolorose. Purtroppo, sono molto più comuni di quello che si tende a pensare, perché non vengono condivise, non se ne parla.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Ellegio, è proprio questo il punto che secondo me è essenziale: l’applicazione della Legge. Perché il 90% dei ginecologi nella tua regione fa obiezione? Non credo che sia una percentuale realistica, cioé non è vero che 9 italiani su 10 sono eticamente contrari all’aborto. E quindi? Quindi guadagnano facendo ivg privatamente invece che negli ospedali pubblici. Oppure il primario è obiettore e per far carriera “devono” dichiararsi della stessa opinione con buona pace dei diritti che derivano dalle leggi dello Stato.
      Ognuno ha la propria sensibilità, le proprie convinzioni: mi piacerebbe che tutte le sensibilità e le convinzioni venissero tutelate.
      E, in generale, non mi piace che vengano sfruttate le convinzioni religiose o etiche per fini di lucro.

  6. 'povna ha detto:

    Cerchiamo di fare chiarezza: la pillola del giorno dopo non è un farmaco abortivo, come giustamente ricorda LGO nel secondo intervento, e proprio per questo in questo dibattito nulla c’entra, né va evocata associandola anche in maniera minimamente casuale alla RU486, alla quale troppo spesso viene associata, se non per parlare della necessità dell’educazione sessuale diffusa e della (questa, ancora come ricorda LGO, del tutto illecita) pratica dell’obiezione nel prescriverla. Ciò detto, lasciamola fuori dal dibattito, che serve solo a insinuare una malcelata analogia con la RU, disciplinata dalla 194, mentre la pillola del giorno dopo è disciplinata da tutte altre regole.
    La storia della donna di Torino è stata fortemente strumentalizzata e dà adito a chi non si documenta a sufficienza di fare associazioni indebite, come quella della RU486 con il Moment, quando anche negli articoli più di parte su questa storia (cioè: quasi tutti) si legge (non possono esimersi) che la RU segue il protocollo di IVG esattamente come la pratica chirurgica, e lege 194.

    Sulle esperienze personali, ho già detto la mia opinione: qui nessuno sta dicendo che non ne ha avute, magari altre o altrettanto impegnative, o magari invece no. Il punto è che, quando si parla di legge PER TUTTI E LAICA in uno stato laico, le esperienze personali non contano, perché la legge non può e non deve essere emotiva, Anzi. Sussiste proprio per arginare gli enormi pericoli connessi con il personalismo e l’emotività.
    Ancora un grazie per il dibattito, anche se in ultima analisi dimostra come questo Stato nostro e così cripto-catto e poco laico sia ancora assai poco pronto a assumersi liberalmente e pluralmente la responsabilità legale e civica dei suoi cittadini.

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