Una cosa la so…

Non so esattamente che cosa serva ai figli per crescere, non so le dosi corrette di questo e di quello, e credo che non lo sappiano nemmeno i guru che hanno scritto libri e libri di strategie, di consigli, di nuove teorie pedagogiche.

Azzardo a dire che, forse, nessuno lo sa. Almeno nessuno ha la certezza che questo serva e quello no, che una cosa sia fondamentale ed un’altra facoltativa. Nessuno ha la certezza che ciò che funziona con un figlio funzioni anche con un altro.

Non c’è un manuale d’istruzioni. E sapendo questo, si fa del proprio meglio. Che a volte non basta, che a volte è fin troppo.

Io so quello che sarebbe servito a me. Ma lo so adesso da adulta, quand’ero bambina era, forse, a tratti, una sensazione vaga e indefinita.

Avrei voluto sentire tanti “sì”, perché i sì insieme ai no danno la misura delle cose e delle situazioni. Avrei voluto sentire tanti “brava” – “ben fatto”, perché i brava insieme ad “hai fatto il tuo dovere” aiutano a proseguire nella giusta direzione. Avrei voluto riconosciuti i miei successi oltreché i miei fallimenti, perché tutti hanno dei successi ed è doveroso riconoscerglieli. Avrei voluto parole d’incoraggiamento nei giorni difficili, perché un sorriso oltre alle critiche fa trovare la forza di ricominciare.

Avrei voluto non dover sempre lottare per conquistare, né alzare la voce per i miei diritti. Avrei voluto una guida e un mentore, non un prefetto. Avrei voluto sentirmi dire quanto mi stimassero per le scelte che avevo fatto.

Non avrei voluto dover sempre immaginare le cose positive, ma sentirmele dire.

Perché a parte le regole, le teorie, i doveri, i binari – che ci vogliono, credo… no, ne sono certa – ho capito che ci vuole tanto rispetto e tanta stima e ho capito che rispetto e stima vanno detti a parole, ad abbracci, a sguardi, a sorrisi. Non vanno mai dati per scontati.

E ho capito che i bambini hanno bisogno di stima e rispetto al pari degli adulti, per diventare adulti che hanno autostima. Perché ho capito che l’autostima, non tragga in inganno il prefisso auto!, te la insegnano fin da piccola, te la insegnano gli altri, per primi quelli che ti stanno più vicini. Per primi i tuoi genitori.

 

 

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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15 risposte a Una cosa la so…

  1. vagoneidiota ha detto:

    Non ho molte parole. Credo il silenzio sia più grande di tutto. Una cosa, però, vorrei dirtela.
    Brava. Perché la consapevolezza è una grande porta da cui partire.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Grazie 🙂 e riparto ogni giorno, perché alla fine con corredo o senza, siamo sempre noi stessi responsabili di noi stessi! Io avuto tante altre cose, non devo ripartire da zero ogni volta, e non è poco 😉

  2. gattolona pasticciona ha detto:

    Hai detto delle cose verissime: nessun genitore ha il libretto d’istruzioni, ogni figlio è diverso dall’altro, ogni genitore è in una fase della vita diversa dall’altra. Forse da oggi butto nel pattume i manuali di Benjamin Spock, o forse li relego. Sono dritte, regole di massima come si soleva dire, bisogna vedere “sul campo” col pupo come. E non c’è una mamma più brava dell’altra, come non c’è bimbo più veloce di un altro a togliere il pannolone. E’ la prefazione della favola che ho scritto, nata proprio per un mio errore involontario con Alice Aurora. Una cosa è certa, solo quella: bastone e carota. Lodi e riconoscimenti quando son bravi, comportamenti correttivi quando ve n’è realmente bisogno. E una sana educazione e ripassata comportamentale anche a noi genitori! Un abbraccio Maggiolina.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Un giorno alla volta, osservandosi e mettendosi eventualmente in discussione…
      Poi magari, fra trent’anni, i nostri figli scriveranno sui loro blog, bla, bla, bla 😉
      Rischi del mestiere 🙂
      Un abbraccio a te!

  3. massimolegnani ha detto:

    parafrasando quello che hai scritto, sei tu il manuale d’istruzione per la crescita dei figli. rielaborando il positivo e il negativo del tuo vissuto di figlia tracci la strada (scrivi il manuale) del tuo comportamento di madre. poi forse questo non sarà sufficiente ma intanto è un buon punto di partenza.
    🙂
    ml

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Già, un manuale sempre in fieri, sempre in revisione 🙂 E mai pensare di essere arrivati.
      Rielaborare il nostro vissuto per essere qualcosa di nuovo. Infatti sono convinta che non si possa prescindere dalla propria personalità di persone nell’educare i figli: quello che noi siamo è, se vogliamo, un limite che non si riesce a travalicare. Si spera che questo limite sia compatibile con tutto il resto!

  4. Maurizio Vagnozzi ha detto:

    bel casino il mestiere di genitore, ma tu hai centrato un argomento fondamentale: la stima e il rispetto ….

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Altroché attività adrenaliniche!
      Ma stima e rispetto anche per i piccoli, per me, sono fondamentali: sono persone, piccole, ma sempre persone 🙂

      • Maurizio Vagnozzi ha detto:

        Non potrei essere più d’accordo! 🙂 dura insegnarlo a tutti peró …

      • gattolona pasticciona ha detto:

        Quando nacque R. nel 1994. lo avevo definito “una personcina” da rispettare e da ascoltare al pari di un adulto. La pensiamo alla stessa maniera, anche se sono piccoli come dei bambolotti ciò non vuol dire che non dobbiamo rispettarli ed adeguarci noi ai loro ritmi e alle loro richieste. Poi mano a mano che crescono, elargire meno “sì” e pronunciare un pò più “no”, modulando, impastando bene le concessioni e le negazioni, senza copiare gli altri genitori. Non sono e non la sarò mai per le punizioni corporali ad esempio, per carità. qualche lieve patacca sul sedere sempre da piccoli, po ida grandi non serve più. Mi sono sempre limitata a questo. No, non è per niente facile, anzi direi che è il mestiere più difficile del mondo. Saluti affettuosi a tutti e compliementi alla nostra padrona di casa, che si dimostra sempre più accogliente ed elegante nell’intrattenerci con temi importanti! Fabiana.

  5. 'povna ha detto:

    Intervengo con titubanza, dopo che una volta parlando di matritudini e figlioli mi fu detto senza tanti complimenti che, non avendone, non avevo diritto di parola.
    Penso che tu abbia molta ragione sui sì e il sostegno, da far sentire come stima sostanziale del tuo essere nel mondo. E però, nel mezzo, anche dei bei no sereni, io vorrei. I no senza sensi di colpa che vedo viceversa dare tanti miei colleghi prof. e da tanti genitori. I no che insegnino che al mondo non siamo soli, e che non tutto, non sempre, non ogni minuto è, né deve essere, a misura di bambino o adolescente. Ecco, vorrei vedere anche qualcuno di questi no, nel tempo attuale.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Invece io ti dico che un punto di vista oggettivo è molto apprezzato.
      I no, i binari, le regole sono convinta siano necessari e, come dici tu, sereni: perché un genitore dovrebbe avere sensi di colpa per dei no?
      Quello che è mancato a me era qualche sì in mezzo ai no: era tutto diverso, condizioni interne alla famiglia, istruzione dei genitori, condizioni ambientali. Credo che a tanti della mia età o più anziani sia mancato qualche sì, qualche positività riconosciuta.
      Oggi.
      Oggi noi, che siamo stati tenuti a stecchetto allora, abbiamo esagerato all’opposto: un classico, all’azione corrisponde una reazione uguale e contraria…
      Ho tutti e due i piedi dentro a scuole di vario ordine e grado con i miei figli e assisto a scene che mi lasciano a bocca aperta, a genitori, miei coetanei, che totalmente accecati, arrivano a dare dello stronzo, de visu, ad un professore (questa è vera, purtroppo), a difesa del loro pargolo innocente (e ignorante); bambini di 10 anni, che hanno più problemi che capelli in testa (in analisi), che sostengono di non essere mai stati puniti (e anche questa è vera, purtroppo).
      Io spero che sarà una ricerca dicotomica che ci porti verso un centro di equilibrio ideale, in cui i genitori si prendano le loro responsabilità e permettano ai figli di crescere non come piccoli sultani egoisti, ma come persone a tutto tondo che sappiano stare nella società, soli all’occorrenza, e siano in grado di affrontare la vita.
      Tu vivi tra i ragazzi, li osservi, li vedi crescere, con il privilegio del “guardare dall’alto”; non credo che un parto potrebbe darti più finezza di giudizio…
      🙂

      • 'povna ha detto:

        Assolutamente d’accordo sui sì che aiutano l’autostima, che sono del resto una cosa che si fa anche in campo educativo. Sui no mi colpisce perché anche a scuola vedo colleghi anche molto esperti che si turbano a dire no, oppure lo dicono ma mentre li dicono li negano con frasi come “sono costretto”.
        Io do poche note, ma quando le do, non c’è discussione, i miei alunni lo sanno e nemmeno ci provano. Nello stesso tempo, la nota è nota e tu sei tu, e io posso con una mano scriverti il rapporto e con l’altra continuare a spiegarti amenamente con il sorriso sulle labbra quello che mi chiedi. Questo manda fuori di testa certi colleghi, che non solo una volta mi hanno fatto la fatidica domanda: ma perché i ragazzi ti seguono anche se sei severa?
        E non capiscono che gli adolescenti vogliono due cose sole, in realtà: che li badi, e con coerenza. FAtto questo, sei un pezzo avanti.

    • gattolona pasticciona ha detto:

      Carissimo/a Povna sono in modo totale d’accordo con le tue idee. Con i “NO” dati e mantenuti soprattutto! nel momento opportuno, di dà ai figli l’opportunità di crescere e di maturare. I genitori che adottano i piccoli possono essere molto più genitori di coloro che li hanno generati: non è un’espulsione tramite parto che te le fa amare di più! ne abbiamo centinaia di esempi, ma questo è un altro tema e non vorrei andare fuori dal seminato. Con i “NO” i ragazzi un giorno ci ringrazieranno ed avranno dalla vita parecchi “SI'”, non si verificherà mai il contrario! Fabiana Schianchi.

  6. ogginientedinuovo ha detto:

    ‘povna e gattolona, molti pensano che dire “no” significhi perdere l’affetto del ragazzo. Io credo, come voi, che invece anche i ragazzi abbiano bisogno di limiti: dalla maggior parte degli adulti i limiti sono autonomamente riconosciuti, mentre per quanto riguarda i ragazzi devono essere stabiliti e fatti rispettare dall’esterno. Il limite è quello che ti salva la vita, che ti dà la misura della tua libertà, che ti permette di vivere con gli altri serenamente senza prevaricare e senza essere prevaricato.
    I ragazzi apprezzano un adulto severo e giusto più di un adulto lassista e ingiusto: la severità non è cattiveria e non fa perdere l’affetto di nessuno; è l’ingiustizia che mina i rapporti.
    Ma tutto questo è possibile, secondo me, se si rispettano i ragazzi: i ragazzi che sentono di essere rispettati come persone, istintivamente accettano severità e giustizia perché sentono che nelle punizioni e nei rimproveri non c’è astio.
    Il concetto di rispetto poi, sarebbe da indagare…

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