Porcamiseria, le fotografie…

Nella Repubblica Centrafricana è’ stata trovata senza vita una fotoreporter francese, Camille Lepage, di soli 26 anni, che lavorava come freelance nelle regioni abbandonate da Dio e dagli uomini perché – “voglio documentare i conflitti dimenticati” – diceva.

A parte le difficoltà di leggere l’articolo dal Corriere della Sera (come sottolineava Maurizio de La vita è bella in un suo post recente), mi sono lasciata toccare l’anima dalla storia e dalle fotografie di Camille.

Guardatele, se vi va. Sono bellissime. E piene di paura e di tristezza. Nella serie di 29 fotografie ho trovato un solo accenno di sorriso, per niente convinto né profondo.

I visi di questi uomini, di questi bambini e di queste donne fanno affondare nella paura e nella disillusione e nello smarrimento e nell’angoscia. Sono maschere di un presente senza passato né futuro.

Vittime. Vittima Camille, della sua urgenza di dar voce a ciò a cui il mondo non vuole dare ascolto; vittime gli uomini, le donne e i bambini di conflitti senza senso, come tutti i conflitti che il mondo si è abituato a vedere sullo sfondo.

Gli ebrei sono stati assassinati perché erano ebrei, non sono stati altro che vittime, un grandissimo numero di vittime, ma non certo perché oggi si scopra finalmente che bisogna già spiegarlo ai bambini che gli ebrei sono anch’essi esseri umani! Un po’ tardi, non ti pare? No, questo purtroppo non lo capisce nessuno, che le vittime non servono a nulla! E’ proprio questo che nessuno capisce e perciò nessuno si sente offeso se queste vittime vegono poi anche sfruttate per far capire le cose alla gente.

Dal racconto Tra pazzi e assassini – Il trentesimo anno di Ingeborg Bachmann. Tutto ha un senso, a saperlo vedere.

L’ho letto da poco, in mezzo ad una serie di libri lievi, ché sembrava fuori luogo leggerlo lì, così, adesso che non ho voglia di scavare dentro. Ma c’era un perché. Insieme con le fotografie di Camille.

Perché la fotografia in bianco e nero che ritrae quattro giovani uomini, ti scoperchia il cuore e ti fa, davvero, pensare che le vittime non servono a nulla se le “usiamo” solo come memento.

Le persone sono importanti, davvero, ogni persona. Porcamiseria.

 

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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7 risposte a Porcamiseria, le fotografie…

  1. vagoneidiota ha detto:

    È un articolo toccante, il tuo. Toccante e vero.

  2. E’ terribile assuefarsi al male e alle uccisioni! Io le ho viste le foto ma mi è venuto un nodo grosso allo stomaco, in genere mi rifiuto di guardare certe cose o servizi in TV, troppo cruenti anche se reali. E faccio male, tutti dovremmo guardare e fare qualcosa, ma quel qualcosa è più grande di io da sola, o tu cara e saggia Maggiolina! Quel qualcosa da fare è talmente grande che per far sparire la crudeltà, dovrebbe essere al di sopra della crudeltà stessa. Fabiana.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Le foto di Camille sono bellissime, proprio perché trasmettono emozioni forti.
      Per fare qualcosa, davvero, non saprei cosa fare: non ho capacità da mettere al servizio della conoscenza né della risoluzione dei problemi… E, credo, non ne avrei nemmeno il coraggio.
      Ciao!

  3. Maurizio Vagnozzi ha detto:

    L’altra sera ho cenato con Mario Dondero, Gianni Berengo e Alex Majoli. Mario mi ha raccontato, davanti a una buona serie di bicchieri di Sangiovese, la storia dei suoi reportage in Africa, dei pericoli, delle esperienze, dei colleghi morti, delle follie della guerra … mi ha raccontato della sua voglia di raccontare al mondo i fatti, imprimendoli sulla sua pellicola.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Forse è questa la differenza tra un fotografia eccezionale ed una fotografia normale: la voglia di raccontare che contiene.
      E dietro alla fotografia c’è una persona speciale: hai notato come i visi dei fotografi (artisti) siano interessanti, intensi, mai banali?
      Anche il viso di Camille era così.

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