Siamo sempre nello stesso punto

Dal blog Gad Lerner: Messaggio da Tel Aviv: “Guardo i missili cadere sulla città che amo ma dico no a questa guerra”

Perché il coraggio non è combattere né lanciare razzi, ma fare un passo indietro da dove magari si riesce a mettere a fuoco meglio il quadro che si ha davanti. Perché il coraggio è vedere l’altro per quello che è, un Uomo, e non un guscio vuoto, un Nemico. Perché il coraggio è vedere la Paura dell’altro e i suoi limiti, i suoi bisogni.

E io credo che Israeliani e Palestinesi abbiano Uomini, Paura, limiti e bisogni, entrambi. E soprattutto lo stesso desiderio di Vita, normalissima Vita, entrambi.

Riconoscere l’altro in sé stessi:  i popoli hanno bisogno di imparare a farlo e per farlo devono avere il coraggio di fare scelte controcorrente, contro le lobby della guerra e delle armi, anche contro quel mal interpretato senso religioso che a volte usano come giustificazione.

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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6 risposte a Siamo sempre nello stesso punto

  1. vagoneidiota ha detto:

    Già…
    La guerra uomo contro uomo non ha mai giustificazioni.
    Perché neanche la religione ne porta in grembo l’intenzione.
    Gravity – John Mayer

  2. viola ha detto:

    Buongiorno , c’è posta per te qui http://violetadyliopinionistapercaso.wordpress.com/2014/07/19/fantasia-o-realta/
    Sorrisi Viola
    Ps.non é spam o pubblicità e un premio gioco dedicato al tuo blog 😉

  3. flampur ha detto:

    La guerra è un’idiozia, siamo tutti d’accordo ma continua a perversare su oltre mezzo pianeta dall’inizio della vita. Abbiamo un perché logico? Lo avremmo anche con residenza nella striscia di Gaza, senza acqua, senza cibo, e soprattutto, senza ADSL?

    • ogginientedinuovo ha detto:

      I perché della guerra, credo siano sempre gli stessi dall’inizio del tempo: quello che cambia sono le giustificazioni (eventuali) che ci si dà.
      Nel caso specifico, la ragione è ancora quella dell’appropriarsi di un territorio.
      A questo punto della storia, secondo me, due cose sarebbero necessarie: tenere ben divisi Israele ed Ebraismo ché sono, o dovrebbero essere, concetti ben diversi e obbligare ai due Stati, equamente spartiti.
      Tirare in lungo questo conflitto nel sangue è servito e serve a qualcuno per interessi economico-politici, ma a questo punto non ha più ragione d’essere.
      Mi piacerebbe che l’ONU, per esempio, spendesse parte del suo tempo per condannare i continui insediamenti israeliani fuori dai suoi territori, un muro che di fatto è il muro di un carcere. Mi piacerebbe davvero che la comunità internazionale guardasse a Israele come ad uno Stato, né più né meno di uno Stato tra gli Stati, perché è quello che vuole essere ed sarebbe giusto che venisse considerato tale nel 2014. Questo non significherebbe disconoscere gli Ebrei e la loro storia, semmai il contrario: dar loro dignità di Paese pari tra i pari.
      Mi piacerebbe, ma non è.
      Buona domenica 🙂

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