Pit stop

L’arte della semplicità, il libro di Dominique Loreau, mi aveva toccato nervi già scoperti e mi aveva spinta a farmi molte domande su ciò che possiedo, come lo possiedo e perché lo possiedo.

Io non sono naturalmente (per natura, intendo) di una semplicità monacale, né frugale e non lo sono nemmeno per storia, italiana e personale: essere stata adolescente negli anni ’80 e poi, a cascata, giovane adulta negli anni ’90 e adulta negli anni ’00, mi ha lasciato addosso un’idea di opulenza da benessere, un’idea di avere per essere che, benché individuata come fallace e fasulla e superata, rimane sullo sfondo.

Se non sono naturalmente frugale, non sono nemmeno naturalmente opulenta, dato che l’idea di avere per essere è un’idea profondamente indotta a partire dagli anni ’80.

Nelle terre di mezzo tra frugalità e opulenza c’è quello che credo sia il mio status: Loreau non ha fatto altro che aiutarmi a dare un nome e un volto a quello che voglio.

Da parecchi anni semplifico, mi libero, tolgo, lascio andare, oggetti e anche persone; Loreau mi ha aiutata a prendere coscienza di quello che stavo scompostamente facendo.

L’esercizio che sto portando avanti da tempo, “99 necessità”, una delle categorie qui a lato, che mi costringe a pensare, a riflettere su che cosa per me sia veramente necessario, è un piccolo aiuto per dare una direzione più precisa ad un comportamento finora naïf.

Bene. Sono arrivata all’oggetto necessario no. 23 (la maglia di lana a maniche lunghe) e sono ferma.

Se Loreau indica una soglia di 99 oggetti necessari e io dopo nemmeno il 24% di questo totale non so più quali siano altre mie necessità, devo seriamente riflettere sul perché casa mia sia ancora ingombra di cose.

Faccio subito la tara: non so con chi viva Loreau, ma ho l’impressione che viva sola o con un partner adulto, quindi già la quantità di oggetti è per forza inferiore a quella che ci può essere a casa mia (due adulti e due ragazzini).

Fatta la tara, rimane la questione che di 99 oggetti indispensabili io finora ne ho individuati 23: gli altri 66? Quali sono?

Tra questi posso mettere le 3 teiere vintage in salotto? Oppure ci posso mettere le fotografie sulla libreria? I quadri? Le scarpe? Non lo so: credo… sono certa che la qualità della mia vita non sarebbe più bassa se buttassi le teiere o se non avessi quadri… ok! anche se non avessi le scarpe che ho!

In tutta onestà queste “cose” non mi sono necessarie. Quindi?

Ancora, dopo tanto lasciato andare, ho preparato diverse borse di “cose” da mandare in Ucraina (una conoscente ucraina manda a casa tutto quello che può, là dove le necessità sono vere…): alcune sono semplicemente cose che i ragazzi non usano più perché cresciuti (che invece di tenere perché “non si sa mai…”, cedo senza remore), ma altre sono cose che guardo, ogni giorno che passa, con occhi diversi.

Loreau, e tanti altri in rete in realtà – ché questi temi sono molto sentiti oggi – mi ha anche indotta a riflettere sul fatto che le buone pratiche che ora vengono proposte e caldeggiate da persone particolari, quasi guru direi, non sono altro che le pratiche che vedevo intorno a me quando ero bambina, né più né meno.

La “Teoria delle 4 Erre” (Ridurre, Riutilizzare, Riparare, Riciclare), per esempio, non  è altro che la vita come l’ho conosciuta finché ho abitato con i miei genitori: si acquistava poco, di qualità medio-alta, si pagava in contanti non a credito, si riparava ciò che si rompeva, si riutilizzava e si riciclava (ciò che allora si poteva ovviamente, come il vetro).

E’ uno stile di vita che conosco, che ho praticato e che posso recuperare.

Quindi? Devo rimettermi in cammino verso l’oggetto necessario no. 24…

Annunci

Informazioni su ogginientedinuovo

Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
Questa voce è stata pubblicata in 99 necessità, Pensieri e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

10 risposte a Pit stop

  1. Maurizio Vagnozzi ha detto:

    Penso nemmeno io andrei molto oltre la trentina di cose …. Ma la macchina fotografica c’è nei primi 23 posti? 🙂

  2. vagoneidiota ha detto:

    E dire che fin da bambino ho attribuito alle cose un’anima.
    Per me l’orologio, un paio di scarpe, un televisore, hanno sempre rappresentato qualcosa di vivo perché appartenente alla mia vita.
    Una sorta di prolungamento di me stesso.
    Per non parlare, poi, di libri e dischi che raccatto ovunque.
    Non credo di poter parlare di opulenza, piuttosto di difficoltà nel separarmi da qualcosa che gravita attorno alla mia esistenza.
    Ed allora, chi entra nella mansarda, lascia cadere la mascella.
    – hai viaggiato molto…?
    – un po’
    – vedo, vedo…
    – già.
    – e, tutti quei libri? Conti di leggerli?
    – tra qui e un’altra vita, si. Con l’intenzione di portarmi questa esistenza e tutte le mie cose nella prossima.
    Il tizio raccoglie lo sguardo smarrito e la mascella cascata. Ha paura che possa tenere anche quelle cose per me.
    Annusa nell’aria.
    – é odore di caffè?
    – direi di si. Ma lo prendo con una amica.
    – ah. E questa musica tutta cosi…cosi…colorita. colorata.
    Lo guardo.
    Un beota che non ha mai sentito jamiroquai è un deficiente.
    – space cowboy, jamiroquai.
    – ah.. ecco…
    – appunto.

    • Nuzk ha detto:

      Belissimo quello che hai scritto 🙂 Per alcune cose mi sembrava che parlassi anche di me…e poi la mansarda…se dovessi vivere in un appartamento non potrebbe che essere una mansarda…

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Una chicca ❤
      Ti immagino al pianoforte, a posare lo sguardo intorno su ciò che ti è caro.
      La vita che scorre anche attraverso gli oggetti, ma sempre perché la vita prima è dentro di noi. Anche per me alcuni oggetti, i libri, hanno dentro la vita che ci ho messo io. Ma perché in questo momento ho bisogno di spazio?
      Il caffè con un amico a trovare il senso delle cose (o a forgiarlo…), attraverso le cose che ci siano o che non ci siano, gustato!
      Jamiroquai: celo! 🙂

  3. Nuzk ha detto:

    Per 2 anni ho abitato in 25 mq e il luogo era mediamente pieno. Poi ho comprato casa e anche questa è mediamente piena. Sono disordinata e questo aiuta molto l’entropia del sistema… Quello che mi trovo spesso a fare è, prima di comprare qualcosa, chiedermi se veramente mi serve. E spesso le cose le lascio lì. Irrinunciabile è la macchina fotografica, libri e ferramenta di vario genere visto che molte cose in casa le faccio da me. Mi piace avere anche qualche bella tazza per gustare il caffè. Passi di qui che lo prendiamo insieme con vista sulla vallata?

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Ah! La vista sulla vallata è, forse, tutto quello che ti può servire…
      Fare da sé le cose è rilassante: usare le mani per creare qualcosa dà una grande soddisfazione, fa sentire bene.
      Non so perché per respirare ho bisogno di spazio, ora. Devo poter posare lo sguardo sul poco per carpirlo questo poco. Quindi il poco deve avere significato.
      Buon week end, carissima 🙂

  4. Nuzk ha detto:

    Io sento ogni luogo della mi casa come una parte di me. Ogni volta che ho il bisogno di fare ordine o di liberare lo spazio è perchè contemporaneamente lo sto facendo dentro e man mano che dentro si alleggerisce succede anche fuori, alla mia casa. Capisco questo bisogno di fare spazio fuori per poter respirare meglio.

  5. remigio ha detto:

    Nella nostra società è necessario che alcuni valori prendano il sopravvento su altri: quindi l’altruismo dovrebbe prendere il sopravvento sull’egoismo, la cooperazione sulla competizione sfrenata, il piacere del divertimento sull’ossessione del lavoro, l’importanza della vita sociale sul consumo illimitato il locale sul globale, il gusto per il bello sull’efficienza produttiva. E’ necessaria una vera e propria rivoluzione culturale, è necessario abbandonare l’idea secondo cui l’unica finalità della vita è produrre e consumare di più.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Sono d’accordo. Non è facile perché direi che il mondo, da molto tempo, funziona perché consuma. Altruismo, cooperazione, divertimento, socialità, locale e gusto per il bello, non producono denaro e non attirano la finanza che il denaro lo inventa, quindi è tutta roba di nessun interesse…
      Ma voglio che diventi d’interesse per me.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...