Razzismi

Genitoricrescono hanno scelto un tema del mese molto attuale, i razzismi.

Bello il plurale, lo condivido.

Ne avevo scritto qui mesi fa e copio-incollo alcune parole di quel post: (…) anche se credo di non essere razzista, probabilmente, lo sono in qualche caso. (…) il razzismo può essere di tanti tipi, non solo quello che siamo abituati ad etichettare come razzismo. (…) la forma più diffusa di razzismo è quella che ci fa tenere lontane le persone povere che vengono qui a cercare sollievo e che noi temiamo non tanto perché  sono di un altro colore, ma perché pensiamo, forse, che ci possano privare del nostro benessere.

Condivido quanto espresso nel post di genitoricrescono e nei commenti finora letti.

Mi rendo conto che il razzismo sostanzialmente discende dalla paura: del diverso, dell’ignoto, della perdita. A volte dipende anche dalla pigrizia: è più semplice non pensare, non cercare di conoscere.

A volte, dallo stereotipo al razzismo il passo è breve.

Siccome anch’io ho paura di ciò che non conosco, ho paura di perdere (sicurezza, benessere), siccome anch’io sono pigra e mi costa fatica pensare e cercare di conoscere, sono sicura di cadere nei razzismi, plurale, a volte.

Credo che a pensarci bene, queste reazioni di pancia siano comprensibili: da sempre l’Uomo tende a mettersi al sicuro e a combattere ciò che può destabilizzare questa sicurezza.

Ma a pensarci ancora meglio, pur comprendendo le reazioni di pancia, ora che l’Uomo ha alle spalle milioni di anni di vita, credo che sia pronto per riconoscere che sono reazioni di pancia, appunto.

Siamo pronti per elaborare queste reazioni emotive attraverso il pensiero, attraverso la Storia: abbiamo tutti delle paure e in qualche modo cerchiamo di superarle, di razionalizzarle perché altrimenti sarebbe impossibile campare. Il razzismo dovrebbe essere trattato alla stregua di una paura, né più né meno: sapere che possiamo caderne prede, ma cercare di superarla.

I razzismi, razionalmente, non hanno senso: siamo tutti molto ansiosi di essere riconosciuti come individui e poi non ci accorgiamo che annulliamo l’individualità nell’odio per categorie.

Razionalmente, penso che possiamo dire che ci sia del buono e del cattivo in ogni categoria: dentisti, marocchini, elettrauti, insegnanti, neri, italiani, francesi, inglesi, commessi, asiatici, mancini, violoncellisti, biondi, alti, grassi, politici, dislessici…

Il mondo è sempre categorizzabile, in qualche modo. La visione manichea del bene e del male su sponde opposte di un fiume è, quindi, applicabile per categoria a qualsiasi cosa. E direi che porta sempre in luoghi pericolosi: “la scuola italiana (tutta) fa schifo”: possibile? Forse. Probabile? Direi di no.

“Gli extracomunitari (tutti) ci rubano il lavoro”: possibile? Forse. Probabile? Dubito.

I razzismi si superano con uno sforzo di tutti e di ognuno, uno sforzo di razionalità, smettendo di dare ascolto in continuazione alle paure, così come facciamo quando guidiamo e lo facciamo senza dare ascolto alla paura di possibili incidenti stradali.

Questo post partecipa al blogstorming di genitoricrescono.

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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10 risposte a Razzismi

  1. vagoneidiota ha detto:

    Dunque, direi che entro un secondo nel tuo spazio.
    Dammi ‘sta caffettiera che oggi preparo io.
    Nell’attesa del borbottio della moka, vorrei dirti che mi piace quel che scrivi, come lo scrivi, quando lo scrivi.
    In questo breve articolo mi hai ricordato Allport ed Andrè Taguieff.
    Mi hai fatto pensare a Fromm, e mi hai fatto vivere il sentimento di controllo e gestione di chi risponde emotivamente al nuovo ed al “diverso” con la semplicità di una pancia millenaria.
    Lingue diverse. Toni alti. Comportamenti non comprensibili. Culture su culture.
    Non è davvero facile in una dimensione ed in una epoca in cui tutto supera le nostre barriere personali.
    Già.
    Ed io, per questo, farei partire le sonorità dei D’influence, gruppo misto di Londra che suona, in questo caso, la musica di un grande americano che portava dentro le radici di colonie africane.
    Tho. Il caffè è pronto.
    Ti prego, accomodati, oggi vorrei solo ascoltassi questa musica gustando l’arabica pura.
    D’influence – rock with you

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Ho gustato l’arabica ascoltando la tua musica e le tue parole 🙂
      Grazie.
      Perché internet, la globalizzazione, le distanze fisiche annullate, ma non siamo psicologicamente pronti, ho paura: come per l’Europa, abbiamo creato prima un senza frontiere economico e monetario (sempre il denaro per prima cosa…) senza aver creato un’unità sociale, d’intenti e di sentire.
      Forse la musica, ecco, può.
      Se non faremo uno sforzo di razionalità, potremo arrivare a Timbuctù in 10 minuti, ma non capiremo mai perché ci siamo arrivati. E viceversa, arriveranno qui da Samarcanda in 10 minuti, ma non sapranno mai perché ci sono arrivati. E ci odieremo.
      Ancor più di così.
      Grazie per il caffè in compagnia 🙂

  2. ogginientedinuovo ha detto:

    Vagoneidiota, e berremo il caffè seduti a 100 km l’uno dall’altro, ma per gustarlo dovremo capire il perché delle cose.
    C’est drôle, mais il faut que cela devienne la normalité dans nos têtes, pas seulement dans nos ordinateurs 🙂

  3. ergatto ha detto:

    lo scriteriato andazzo dei nostri nongovernanti sta aumentando il “razzismo” latente in un popolo che assolutamente razzista non era. Ora il razzismo è verso l’italico popolo dei poveri, diseredati e pensionati con 600euromese che nessuno vede, sente, aiuta….. una razzismo al contrario ma sempre razzismo schifosissimo ! 🙂

    • ogginientedinuovo ha detto:

      E’ paura. I razzismi infatti sono di tanti tipi, sono plurali.
      Credo che i razzismi siano davvero un problema. Tutte le paure incontrollate lo sono.
      Non ho ricette pratiche, purtroppo.
      L’unica cosa che so è che dovremmo davvero fare uno sforzo di ragione per fermare questa deriva.
      Buona giornata, ergatto 🙂

  4. Ma Bohème ha detto:

    La percentuale di individui veramente, profondamente e consapevolmente razzisti, nel senso stretto del termine, è bassa. Non è una giustificazione, tutt’altro, ne basta anche uno solo per far riflettere.
    Come giustamente dici tu, parlerei di egoismo: tutto bene finché non entri nel mio territorio. Esattamente come un animale che difende il proprio spazio dopo averlo segnato.
    Possiamo accettare questa analogia? Oggi più che mai direi di no. Personalmente non comprendo nemmeno le reazioni “di pancia” proprio perché basate sul senso di autodifesa. Finché si continuerà ad avere paura reciproca (A di B ma anche il contrario) non andremo da nessuna parte.
    Esiste inoltre una forma di preconcetto di fondo che fa parte dell’assurdo sentimento del diverso in tutti i campi. Faccio un esempio pratico, anche sciocco se vuoi. Non era/è possibile dare del cretino a Balotelli senza essere tacciati di razzismo. Possiamo dire che l’imbecillità non ha colori? Che siamo uguali nelle capacità potenziali ma pure nelle incapacità? Esiste positivo e negativo in tutte le “categorie” hai scritto, e concordo pienamente.
    Altro caso, ne sei sicuramente al corrente, la bagarre sulle barzellette gay (ho dedicato un post alla questione). Possiamo superare le barriere, vincere le paure, i retropensieri ridendo di tutti indistintamente? Io credo di sì. Se viene fatto con cattivo gusto, questo è un altro problema. E vale per tutti, senza distinzione alcuna, ripeto.
    Il plurale “razzismi” è più che mai pertinente e azzeccato. È la paura del diverso, ma è anche il cosiddetto diverso che continua ad atteggiarsi come tale.
    Perdona la lunghezza del commento (praticamente un post :D) ma l’argomento è appassionante.
    Ora sorseggiamo insieme virtualmente il caffè di metà pomeriggio. 🙂
    Primula

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Egoismo. In tempi economicamente difficili come questo, gli egoismi e le paure proliferano e li posso capire, cioè sono capace di capirli. Non li giustifico.
      Riguardo all’omofobia, forma di razzismo anche questa, credo che valgano le stesse premesse. Ho sentito della questione delle barzellette e credo che non siamo ancora il Paese né la generazione che possano permettersi di ridere insieme di questo. Arriverà questo tempo, forse, ma non è ora.
      Siamo ancora fragili su questo tema, così come lo siamo sul tema degli immigrati (immigrato = clandestino, per legge!), sul tema delle Pari Opportunità… Credo che siamo un Paese e una generazione che devono stare attenti di che cosa ridono.
      Macché lungo: è bello invece poter scambiare opinioni su argomenti che mi stanno a cuore 🙂
      Ci voleva un caffè per merenda 😉

  5. Alice ha detto:

    La paura di ciò che è diverso, nel senso che non ci è familiare è comprensibile, ma per quello c’è solo bisogno di tempo, di acquisire appunto quella familiarità che ci fa sentire a nostro agio e ci predispone alla conoscenza di cose e persone molto lontane da noi.
    E’ fondamentale che non ci sia quel senso di superiorità verso lo straniero, il povero o l’omosessuale di turno. Sta lì la differenza.
    Perché il punto non è sentirsi diversi (chi stabilisce, poi, chi è il diverso “giusto”? La maggioranza? Mah) ma imparare a convivere distinguendo ciò che ci piace da ciò che non ci piace, ché sarebbe ipocrita far finta di apprezzare in toto queste persone. Lo facciamo con le persone più simili a noi, che male c’è? Accettare che le diversità abbiano pari dignità….questo sarebbe un passo avanti.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Sono d’accordo: il senso di superiorità è l’altro fuoco della questione, insieme alla paura.
      Sentirsi superiori perché si è più omologati in un certo contesto è sciocco.
      Accettare che le diversità abbiano pari dignità, concordo del tutto! Credo che su questa strada la Legge dovrebbe stare davanti a tutti con una luce accesa 🙂

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