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– Buongiorno! La signora Ogginientedinuovo?

– Sì, sono io.

– Sono XYZ dell’Istat. Come anticipatole qualche mese fa, la contatto per porle una serie di domande in relazione ad una ricerca sulla salute delle donne. Le farò anche domande sensibili a cui può rifiutare di rispondere.

– Va bene. Mi dica.

Dieci minuti di domande a cui ho risposto senza sottrarmi, a cui ho risposto “no”, sempre, mai a disagio per quanto dovevo rispondere, ma con un disagio crescente rispetto alle domande.

Perché dopo poche domande ovvie per inquadrare il mio ambiente di appartenenza, il tenore della questione si è rivelato essere più alto di quello che pensavo: in realtà la salute delle donne si trasformava nella violenza sulle donne.

Se all’inizio della telefonata ero scocciata, alla fine ero tristissima.

Ho capito che il titolo dell’indagine è stato tenuto deliberatamente soft per non spaventare eventuali vittime, non escludo che l’intervistatrice fosse una donna abituata a parlare con persone in difficoltà e non una semplice impiegata, ho intuito che le domande a cui stavo rispondendo erano state elaborate empiricamente, parlando con tante donne nel corso degli anni.

La signora al telefono, con la scusa di una domanda, mi ha dato il numero di telefono del Centro Antiviolenza e mi ha detto che le spese legali per le vittime di violenza sono gratuite, mi ha chiesto se conoscevo centri del genere nella mia zona.

Questi dati sicuramente serviranno per delle statistiche (una vecchia per esempio), ma ho avuto la sensazione che se avessi voluto denunciare violenze avrei avuto, fattivamente, aiuto.

E’ una bella cosa. A volte le vie per capire e per aiutare sono tortuose, così come lo sono le vie per farsi aiutare.

Mille e più modi di subìre violenza, di averla subìta, mille e più modi di sentirsi emarginate, umiliate, svalutate. E dalle domande che ho ascoltato, ho capito quanto si sappia di questi mille e più modi. E dalla modalità di approccio, ho capito quanto sia difficile far venire alla luce le denunce, le ribellioni, le paure.

Dal tipo di domande, troppo specifiche per essere domande costruite a tavolino per una statistica, ho toccato con mano senza averle provate sulla mia pelle le infinite sfumature del dolore.

Spero che sia servito rispondere. Spero che questa indagine serva. Spero che qualcuna che forse quel dolore invece lo prova sulla sua pelle, abbia avuto il coraggio di aggrapparsi alla voce al telefono e si sia scritta quel numero di telefono:

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Informazioni su ogginientedinuovo

Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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10 risposte a 1522

  1. Ma Bohème ha detto:

    Ciò che hai scritto mi fa pensare alla quantità di persone che si dedicano agli altri senza il clamore dei media, in punta di piedi, presenze delicate nella vita di chi ha bisogno.
    Spero vivamente anch’io che qualcuna in difficoltà, forse solo accennata, abbia raccolto l’opportunità non sottovalutando magari anche piccoli segni di disagio, come spesso accade.
    Un abbraccio 🙂
    Primula

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Hai ragione: c’è tanta gente che aiuta e non lo sbandiera.
      Dall’Istat mi sarei aspettata statistiche fredde e cliniche e invece ho avuto la netta sensazione che la persona con cui stavo parlando ascoltasse cercando di cogliere anche segnali che andassero al di là dei sì e dei no…
      Ogni via serve per combattere la violenza contro le donne.
      Un abbraccio a te e buona giornata 🙂

  2. Utilissimo articolo da te scritto, non sapevo nemmeno il numero di telefono da chiamare non avendo sino ad ora avuto sentore di violenza tra le mie mura domestiche. Però buono a sapersi, anche fosse per aiutare un’amica o una conoscente in difficoltà. Tendiamo a volte a sottovalutare il problema, perchè non è successo a noi, ma teniamocelo a mente: sta succedendo ad altre donne, troppe, come noi. E la volta dopo potrebbe succedere anche a noi, triste e doloroso a dirsi, ma il fenomeno negativo è in via d’espansione. Brave le nostre consorelle donne che denunciano il pazzo che compie su di loro massascri fisici e psicologici. Che poi, da recenti studi ed interviste a noti psichiatri tra i quali Vittorino Andreoli che ammiro molto, si sta scoprendo che non sono pazzi. Quindi sani (metaforicamente parlando) di mente, persone che hanno studiato a tavolino il da farsi! Rimango basita e ti ringrazio per la tua bella testimonianza. Buona mattinata.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Hai ragione: a volte non avendo esperienze vicine a noi non riusciamo a comprendere le proporzioni delle situazioni. Ma la violenza contro le donne è diffusa, non solo quella fisica.
      Buona mattinata a te, carissima 🙂

  3. Alice ha detto:

    “A volte le vie per capire e per aiutare sono tortuose, così come lo sono le vie per farsi aiutare.”
    E’ vero. Il confine tra il tentativo di aiutare ed essere invadente, a volte, è molto sottile. Soprattutto in queste situazioni dove, purtroppo, la vergogna domina rispetto alla volontà di denunciare violenze.
    Perciò benvengano iniziative del genere: possono davvero essere un aiuto concreto.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Purtroppo vergogna, paura, sensi di colpa e insicurezza fanno sì che molti casi di violenza non vengano alla luce; a volte certi atteggiamenti intimidatori non vengono percepiti come violenza… Ogni cosa possa aiutare a capire, a far emergere consapovelezze sepolte, è utile!

  4. paroledimaru ha detto:

    Anch’io non mi sottraggo mai ai sondaggi. Forse perché ricordo ancora il male dei ‘non ho tempo’ quando ero dall’altra parte del telefono ai tempi dell’università. Quello che racconti però è come non ti sei fermata distrattamente a dare risposte ma sei stata lì davvero. E hai scoperto qualcosa di importante. E di questa storia è la cosa che mi è piaciuta di più… Buona giornata!

  5. Nuzk ha detto:

    Molto bello questo post. Ci sono diversi aiuti che vengono dati alle donne in caso di violenze ma spesso non sono conosciuti da chi ne ha bisogno.

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