Prendersi sul serio

Qualche giorno fa parlavo con un amico del prendersi sul serio in generale, e di casi occorsi a lui di recente in particolare.

Riflettevo su quante persone io conosca che si prendono sul serio: più d’una, più di due. Non intendo persone serie, ché ne conosco tante, ma semplicemente persone che hanno una percezione di sé fissa e tutto quello che si aggiunge a questa percezione si cristallizza nella forma già data, inibendo l’adattamento.

Il punto di vista di queste persone è sempre a senso unico, da loro verso gli altri e mai si preoccupano di provare a invertire l’osservazione; non si preoccupano di mettersi nei panni degli altri, né di accettare punti di vista alternativi, dando per scontato di essere nel giusto, o forse nemmeno… semplicemente non vengono sfiorate dall’idea che esistano punti di vista alternativi.

Continuo a stupirmi della rigidità di alcune persone, della loro incapacità di ridere di loro stesse, del loro modo di pensare a loro stesse come perfettamente compiute senza più nulla da imparare. Continuo a stupirmi che, banalizzando, alcune persone percepiscano loro stesse più importanti degli altri, tarando di conseguenza i comportamenti e le relazioni interpersonali.

Ne avevo già parlato tempo fa a commentare fatti che mi erano capitati, che non sembravano relativi al prendersi sul serio, ma in effetti, in ultima analisi, anche le persone di cui parlavo allora si prendono sul serio.

La cosa grave è che prendono sul serio loro stesse e non gli altri. Gli altri sono eventualmente funzionali a loro, ma non hanno un valore per sé.

Riflettevo dunque su questi fatti, sulle loro implicazioni nella società in generale e sulla mia vita in particolare, e sono arrivata alla conclusione che io, nonostante svariati lustri sulle spalle, non sono mai riuscita, né mai riuscirò, ad attrezzarmi per difendermi da loro.

 

 

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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17 risposte a Prendersi sul serio

  1. flampur ha detto:

    Se riuscissimo a difenderci, entreremmo di diritto nella categoria che sberlini.. 😉 è un cagnolino, ma piccino, che si morde la coda.. di problemi ne immagino altri.. almeno io che sono un creativo (di problemi)

  2. Maurizio Vagnozzi ha detto:

    Ce n’è tanta di gente che si prende sul serio, cara amica, e se alcuno sono innoqui anche se fastidiosi, altri sono invece pericolosi. Come difendersi? Non lo so proprio, mi sento abbastanza disarmato dinnanzi a loro, anche perchè l’arma dell’ironia e del sarcasmo, anche usata a raffica, non li scalfisce nemmeno, loro si sentono immortali ….

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Già, ironia e sarcasmo non li scalfiscono, e sarebbero le uniche “armi” che potrei usare… No way out. Come dicevo nel post che ho linkato (che brutta parola!), devo almeno imparare a riconoscerli in anticipo e starne lontana 🙂
      Che tristezza!

  3. vagoneidiota ha detto:

    A dire il vero, quelli che si prendono sul serio, li guardo come fossi al teatro.
    Io giù. Loro sul palco.
    Perché, dal basso (così come loro stessi pretendono gli altri li guardino), cambio prospettiva, e mi pare di essere dinnanzi ai personaggi di Pirandello.
    Vestiti di un vestito non loro. Attori nella vita.
    E sorrido.
    Sarà per deformazione professionale, ma come si fa a non gioire quando hai tutto questo materiale umano a tua disposizione?

    Mi accomodo. Ci pensi tu al caffè? Io accendo la musica.
    Jill scott – a long walk a touch of jazz remix

    • ogginientedinuovo ha detto:

      E’ un’ottima strategia, la tua! E’ che io mi faccio prendere dall’emozione e non riesco a rimanere distaccata… Vestiti di un vestito non loro: li immaginerò così 🙂
      Caffè pronto! Parte la musica. Accomodati 🙂

  4. paroledimaru ha detto:

    Non so, credo che arrivi per tutti il momento della verità e non vorrei essere nei panni di chi scoprirà qualcosa che non gli piace. È per questo che guardo sempre con sincera compassione chi si prende troppo sul serio. Cosa che a persone così non piace affatto al punto che di solito sono loro ad allontanarmi. Non è una strategia ma ha un certo grado di successo… 😃

  5. Ma Bohème ha detto:

    Mi capita una cosa strana, ora che gli anni stanno avanzando. Una volta mi arrabbiavo molto e reagivo di fronte alla boria di questi pavoni; adesso non solo penso che forse non si rendano nemmeno conto del loro atteggiamento (concordo con Maurizio, non afferrano nemmeno l’ironia) talmente sono pieni di sé, ma mi ritrovo indifferente, le loro parole mi scivolano addosso con grande stupore anche di me stessa perché l’indifferenza non mi appartiene, in genere.
    E non li guardo nemmeno dal basso come saggiamente scrive Vagone, io non li guardo proprio. Spero che non venga interpretato come atteggiamento borioso o snob anche il mio 😦 perché non è questa l’intenzione. Semplicemente è la conseguenza del pensare che la sensibilità non va dichiarata ma dimostrata, la bontà non parliamone (la si tocca con mano, si gusta come il “salame al cioccolato”, servono altri sensi e non l’udito …) …
    Non so se l’indifferenza sia una difesa, forse mi perdo quel materiale umano di cui ancora parla Vagone.
    Caffé del dopo pranzo? Come se fossimo tutti seduti attorno a un tavolo a parlare del più e del meno; e chissà che un giorno non si verifichi. 🙂
    Un abbraccio carissima! 🙂
    Primula

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Forse sì, si diventa indifferenti per proteggersi. Anche questa è una strategia valida.
      Devo riuscire anch’io ad attuare un qualche meccanismo che non mi lasci in balìa di queste persone: è ora perché ormai sono grande 😉
      Baci&Abbracci

    • ellegio ha detto:

      Anche io non mi arrabbio più, e anch’io lo attribuisco all’età che avanza 🙂 Perché poi, penso, a meno che i boriosi di turno non siano, che so, presidenti del consiglio o ministri di qualcosa, in fondo si possono anche tenere la boria – noi si può tranquillamente girare alla larga e vivere sereni.

      • Ma Bohème ha detto:

        Per alcuni ruoli penso che la boria faccia parte del gioco; mi urta(va) di più quella di persone accanto e attorno a noi. Siamo circondati da tuttologi … la nostra a questo punto è la saggezza del tempo che passa.

  6. Alice ha detto:

    Ma ti rendi conto che tristezza pensare di aver raggiunto il proprio punto massimo? Che non ci sia niente da migliorare, un dubbio che ti sfiori, opportunità da cogliere, avventure da affrontare. Concordo con Primula: l’indifferenza come naturale risposta ad un atteggiamento che non attira la tua attenzione. Vivere è sinonimo di continuo divenire. Per la staticità c’è tempo!

  7. ogginientedinuovo ha detto:

    Primula, sarebbe bello riproporre le chiacchierate virtuali attorno a un tavolo vero! Chissà 🙂

  8. L'angolino di Ale ha detto:

    Prendersi troppo sul serio vuol dire tentare di proteggersi da sé stessi e farsi inevitabilmente del male. Pensare che non ci siano punti di vista alternativi significa limitarsi e nascondersi dietro a un dito, nella speranza che gli altri non vedano quanto stiamo soffrendo. La domanda allora è: “Io voglio essere così?”

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Il tuo punto di vista è molto interessante.
      Non ho mai pensato che anche il prendersi sul serio potesse essere una difesa: hai ragione, però!
      Grazie 🙂
      Questo piccolo blog, mi sta aiutando tantissimo a riflettere, a capire e a vedere, grazie davvero Ale!

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