Chissà perché siamo più belli quando soffriamo

Spesso le parole più belle le riserviamo a raccontare le parti più buie di noi, quelle che stanno più in fondo e sono meno illuminate.

Spesso leggo post di una bellezza struggente, di una musica che non si dimentica che parlano di tristezza, di dolore, di disillusione, di strappi, di lacrime.

Chissà perché riusciamo a mettere in poesia ciò che ci fa soffrire, trovando le volute più efficaci a farci capire da chi ascolta, a far risvegliare le nostre stesse emozioni in chi ci legge, mentre raramente riusciamo a comunicare allo stesso modo la gioia, la serenità, la positività delle nostre giornate.

 

Annunci

Informazioni su ogginientedinuovo

Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
Questa voce è stata pubblicata in Pensieri e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

22 risposte a Chissà perché siamo più belli quando soffriamo

  1. vagoneidiota ha detto:

    Già.
    Quanto è vero.
    Mi piego verso la moka. Verso. Aspetto qualche secondo che l’odore avvolga ogni cosa.
    Zucchero?
    Fanatic – vivian green

  2. mia_euridice ha detto:

    Perché il dolore non è mai banale. E riesce a tirar fuori il meglio in (quasi) tutti.

  3. sguardiepercorsi ha detto:

    Perché quando stiamo male abbiamo bisogno di uscire dal dolore, e scrivere lo allevia. Quando stiamo bene, non ne abbiamo bisogno. Viviamo e riflettiamo meno.
    È vero che il dolore tira fuori il meglio di noi, obbliga le nostre risorse ad uscire. Però, può tirar fuori anche il peggio…
    Buona giornata piovosa… Io -con piacere- ho tirato fuori il golf di lana… 🙂

  4. Io ho ritrovato mio marito dopo un suo lungo periodo di dolore personale e famigliare. E quando ci siamo ritrovati, al secondo tentativo, è stato per sempre. O meglio, sono dieci anni che siamo insieme e quel sempre quindi è quantificato in dieci anni per ora! Il dolore migliora, aiuta a crescere, fa divenire più belli, dopo, i dolori aiutano i bambini nella loro crescita e fortificano noi adulti. Cara amica mia, forse non servono come esperienza per il futuro, perchè ho capito che “sbagliando non s’impara”. Quelli sono errori e tendiamo a rifarli, magari sotto un’altra forma ,con un vestito nuovo, ma ci ricadiamo. Personalmente sono da sempre un libro aperto: gioie e dolori, lacrime e risate me li puoi leggere nel viso, un viso che non è capace di mascherare i dolori o trattenere le gioie. Ho recitato in passato, tra le mie tante attività e passioni c’era anche quella della recitazione, mi riusciva bene impersonare la parte di quella contenta ed allegra, ma son sincera: riuscivo a rendere il massimo se la parte era triste. Ma era solo recitazione e finzione, un tempo pensavo che il dolore, quello più profondo fa diventare brutti e trasforma l’anima. Ora ho modificato il pensiero, come tanti altri pensieri e comportamenti delal mia vita di oggi. Ti sono vicina, non so perchè ma quando ti leggo, spesso provo voglia di piangere. E se piango, come quando m’innamoravo per me FabianaSchianchi, è un bel segno: segno di provare sentimenti e di essere in empatia con l’interlocutore. Dipingiamo un quadro con le dita a mano libera, stamattina? Un abbraccio colorato. F.

  5. Ma Bohème ha detto:

    Verissimo quello che scrivi. Esiste una “poesia del dolore” e non alludo solo a grandi scrittori del passato e del presente. Tuttavia io trovo affascinanti gli accenti della felicità (oddio parola grossa!…) diciamo serenità interiore che passa anche attraverso l’esperienza del dolore ma la sublima.
    Pensa la stranezza. Quando ho qualche motivo di sofferenza spontameamente ho la tendenza a non scrivere pur essendo convinta da sempre del potere terapeutico della scrittura. È una reazione spontanea, altrimenti metterei nero su bianco.
    Rifletto su questo durante la pausa caffè di metà mattina …
    Un abbraccio 🙂
    Primula

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Sì, una poesia del dolore, che appartiene a tutti e che ha un grande potere terapeutico: tira fuori il meglio delle persone, spesso, come diceva mia_euridice!
      Un abbraccio, carissima e buona giornata 🙂

  6. diamanta ha detto:

    Perchè nel dolore, per superarlo, dobbiampo entrare nel nostro abisso e portarlo fuori e nel fare questo in ogni caso portiamo in superficie parti nascoste di noi stessi di una grande bellezza.

    Anche io scrivo meglio nel “tormento” ma nella vita gli occhi più luminosi e la bellezza oltre la pelle l’ho avuta quando ero felice.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Già. E la cosa più bella è che nei nostri abissi abbiamo una grande bellezza, a volte 🙂 Attraversare il dolore senza scuse ci migliora forse proprio perché ci dà modo di trovare questo.
      E’ solo che vorrei trovare parole emozionanti anche per quando sono felice 🙂

  7. luna ha detto:

    E’ vero. Le poesie più emozionanti sfociano dal dolore così come tante canzoni.
    Un bacio amica.
    Luna

  8. 'povna ha detto:

    Semplice: perché l’happy end non ha trama. Lo diceva Manzoni, alla fine del romanzo; lo ribadisce Tolstoj, all’inizio. Lo dice l’esperienza comune della fiaba raccontata. Il racconto è peripezia, per definizione. Là dove non c’è rottura di equilibrio non c’è nulla da raccontare. E il libro si chiude.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      La frase che ricorderò: là dove non c’è rottura di equilibrio non c’è nulla da raccontare. Giustamente il racconto a bisogno di un divenire non della staticità dell’equilibrio.
      Però è un peccato, da un punto di vista umano: quanto avrebbe da comunicarci uno spirito felice! Il perché, il come, la bellezza, il valore che ha essere felici 🙂

      • 'povna ha detto:

        E’ lì che si inserisce Tolstoj che ci ricorda (per l’appunto) che una famiglia felice non ha niente da dire! 🙂

  9. ogginientedinuovo ha detto:

    ‘povna, per la cronaca, “ha bisogno” e non “a bisogno” 😉
    Mannaggia a Tolstoj e alle sue verità!

  10. Sara Signori ha detto:

    Sempre pensato che fosse soprattutto il dolore a renderci migliori. Non possiamo smettere di soffrire perché, per natura, non possiamo interrompere la nostra evoluzione personale.
    Complimenti per il tuo blog!

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Credo anch’io che il dolore ci migliori perché ci costringe a indagarci e a trovare dentro di noi ciò per cui vale la pena risollevarci e andare avanti: questo qualcosa, una volta in superficie ci appartiene per sempre.
      Grazie Sara, sei tanto gentile .-)
      Benvenuta!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...