Stragi, anche social

Ne ha parlato La favola di Orfeo qui, per dire, e ne voglio parlare anch’io, giusto per tenere alta l’attenzione, sempre. Giusto per ricordare a me stessa e a tutti che l’ignoranza è davvero una brutta bestia, resistente al punto da sembrare irrisolvibile.

“Sei morta troia” – l’ammazza – 350 “like” prima che la pagina venga bloccata

Non credo di voler commentare.

Voglio però ricordare che, appunto, un’altra donna è stata ammazzata dal suo uomo (ex o no, poco importa, francamente).

E voglio ricordare, con orrore, che 350 persone hanno pensato bene di approvare l’annuncio violento.

Delle due l’una: o molte, troppe persone non si rendono conto che un “like” è un commento, un’approvazione e non è un videogioco, o molte troppe persone credono che tutto ciò sia giusto.

In entrambi i casi, per motivi diversi, tremo.

 

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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17 risposte a Stragi, anche social

  1. vagoneidiota ha detto:

    Folle mondo, folle gente.
    Non ci sono altre parole.
    Doves – firesuite

  2. momfrancesca ha detto:

    Non ne sapevo nulla ma, voglio credere, che trecentocinquanta abbiano pensato ad uno scherzo e messo il like……

  3. mia_euridice ha detto:

    L’ho scritto anche nel mio post. O questa gente non ha capito il senso e la gravità del messaggio scritto dall’assassino o c’è da preoccuparsi molto, molto, molto seriamente.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Io propenderei per la seconda che hai detto, se non altro per non cadere dal pero una volta che le cose saranno precipitate… perché temo che precipiteranno.
      Anche dietro ad un computer siamo e rimaniamo persone, chi scrive e chi legge. La deriva ci sta portando verso un immaginario di persone smaterializzate, non-persone. Temo che precipiteremo.

  4. ergatto ha detto:

    follia dilagante senza che la massa se ne preoccupi… d’altra parte in galera non si va piu’ per nessun motivo…..

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Sono certa che questo assassino in galera ci andrà. Sono i 350 personaggi dietro ai “like” che, non avendo commesso reato, non andranno in galera, ovviamente. Ma credo che qualcuno dovrebbe spiegare loro i fondamentali del vivere sociale. Questi mezzi si chiamano “social”, ma pochi ne capiscono il significato…

  5. Ma Bohème ha detto:

    Ogni commento è davvero superfluo.
    Ho letto questo articolo interessante sulla questione, un’analisi secondo me molto lucida.
    http://www.valigiablu.it/centinaia-di-like-su-facebook-dopo-lomicidio-il-fattore-troll-e-le-analisi-affrettate/
    Mi farai sapere.
    Un abbraccio
    Primula

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Molto interessante: è possibile, anzi probabile che abbia ragione l’articolo perché la manipolazione finalizzata a screditare qualcosa o qualcuno è molto attiva, ovunque.
      Se quei “like” però fossero veri, anche non tutti, sarebbe a mio parere non tanto la dimostrazione che con Facebook siamo più cattivi, quanto l’evidenza che poter essere anonimi ci fa cadere la maschera di rispettabilità. Siamo cattivi con o senza Facebook; con Facebook ci sentiamo autorizzati a mostrare la nostra cattiveria perché non dobbiamo metterci la faccia.
      Questo mi fa pensare che l’assunzione di responsabilità, sul lungo periodo, possa diventare merce rara.
      Ha ragione comunque l’articolo: bisogna parlare dell’omicidio che rimane un’ignominia.
      Un abbraccio, carissima Primula!

  6. linda ha detto:

    Credo che molte persone siano piene di aggressività repressa (ma non tanto) e di violenza, che, alla prima occasione, scappa fuori. Un like messo lì non è casuale e chi li ha messo è anche lui (o lei) un violento.
    Sulla morte di tante donne (tremila, dal 2000), sono senza parole e piena di dolore.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Credo che l’anonimato lungi dal darci (a me inclusa, che qui non metto né nome né faccia) più libertà, dovrebbe darci invece più cautela nel trattare le questioni. C’è già un andazzo notevole di “non è colpa mia!”, “non dipende da me”, “non sono stato io!”: nascondersi anche dietro l’anonimato per dire cose sgradevoli, violente o imbarazzanti acuisce la deresponsabilizzazione.
      Sulla morte violenta dell’ennesima donna, in Italia, provocata dal suo uomo, ho solo da dire che voglio dirlo, ancora.

  7. Occhio e testa alta ai “like”!. Sono una tacita approvazione del gesto, dell’azione compiuta. Non tutti sanno che dietro allo schiacciare un tasto su di una tastiera c’è una persona vera, non virtuale, che pensa (in questo caso no), che esprime il suo pensiero, che divulga la sua idea al mondo intero. In molte persone, ragazzini e quasi/bambini non sanno che questo è un mondo molto pericoloso in generale, credono che ciò che scrivono o leggono “sia per finta”. Non commento l’accaduto: tanti giornali, radio, mass media e gente comune lo ha già fatto in abbondanza, come dire si aggiunge cacca alla cacca. Aumentano i livelli di cose brutte che accadono in ogni angolo della terra. ieri o ieri l’altro hai scritto di speranza e di avvento, di credere in un futuro migliore ed “ergatto” ti ha risposto “sperem!”. io non voglio sembrarti triste o cinica, ma sono estremamente calma e riflessiva mentre ti scrivo: io per adesso vivo ora per ora e non spero più. Guardo ed assisto, non mi copro gli occhi e le orecchie ma tengo i sensi bene all’erta. Come te tremo, forse non siamo le uniche. Un buon prano dicembrina. F.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      E’ proprio la percezione distorta che può venir fuori dall’utilizzo dei social che mi spaventa: tra me e l’altro c’è un computer, una distanza fisica a volte grande, sembra quasi tutto irreale… Ma non è così.
      Sperem! Per forza, Fabiana! Anche vivere qui e ora non è possibile se non abbiamo un po’ di speranza!
      Buona serata, carissima!

  8. Nuzk ha detto:

    Se anche una persona non si rende conto che si tratta di uno scherzo non credo che sia giustificato mettere il like su una frase del genere. Tutti quei like evidenziano solo che ormai siamo molto oltre. Condivido la tua preoccupazione.

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