Farewell, Narnia!

Il mondo di Narnia si è richiuso e sparirà. I suoi popoli prenderanno ciascuno la propria strada e daranno vita, forse, a nuovi mondi.

Narnia non ce l’ha fatta a risollevarsi. Era un’avventura. Un sfida. Ma la sfida l’abbiamo persa.

E’ un peccato, un gran peccato. Perché è lavoro distrutto. Diverse persone che faticheranno a trovare altri impieghi. Il suo prodotto mancherà all’Italia, i clienti andranno ad acquistarlo in Cina, India e Turchia.

Perché? Tutti i motivi non li conosco. Ne ho visto qualcuno.

Tra questi, quello che mi ha colpito maggiormente in modo negativo, un’idea di impresa obsoleta, fondata ancora sul “padronato”, familista e arrogante.

Si lavora per il benessere del “padrone”, i cui bisogni vengono soddisfatti per primi, i cui desideri vengono soddisfatti per primi. I dipendenti vengono dopo, molto dopo. E questa situazione non stupisce nessuno, laggiù.

Narnia.

Avrebbe potuto interagire in maniera costruttiva con il mondo reale e riprendere a vivere, ma si è avvitato sulle sue debolezze e non siamo riusciti a far emergere la voglia di cambiare.

Non so se questo modo di fare impresa sia ancora molto diffuso o se Narnia sia rimasto anacronistico rimasuglio di un’economia che fu.  Davvero non lo so.

Altri motivi, ovviamente, si sono sommati a questa incapacità di lavorare per costruire, svariati motivi, che non conosco e, comunque anche conoscendoli, non saprei analizzare.

Tutto questo mi ha intristita, questa cialtroneria che, al solito, pagano i più deboli e i più fragili, mi ha amareggiata.

Intendo come cittadina, come parte della società.

Come individuo, mi ha lasciato sentimenti differenti, che vi racconterò.

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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14 risposte a Farewell, Narnia!

  1. sguardiepercorsi ha detto:

    Peccato… Mi dispiace…

  2. Ma Bohème ha detto:

    Fotografia, la tua, di una realtà sempre più diffusa, purtroppo. E mi dispiace per te.
    Mi colpisce molto che nel parlarne tu scriva “Era un’avventura. Una sfida. Ma la sfida l’abbiamo persa”, “non siamo riusciti a far emergere la voglia di cambiare”, insomma che tu ne parli al plurale, segno che il lavoro è qualcosa che ti coinvolge , ti riguarda nonostante tu stessa definisca l’azienda impostata secondo logiche “padronali”.
    Trovo davvero molto bello questo approccio e dice tanto di te, del tuo modo di affrontare la vita e il mondo.
    Sei grande! 🙂
    Primula

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Sapevo che si trattava di una sfida: far ripartire un’azienda in difficoltà; Whitestorm ed io sapevamo che non sarebbe stato facile.
      Quello che non sapevamo era il motivo nascosto di quella difficoltà: la logica del “padrone”, logica che non siamo riusciti a scardinare perché, incredibilmente, ciò che interessa “i padroni”, ora nella m… come prima in ricchezza, è sempre e solo salvare il proprio deretano e ottenere più denaro possibile.
      Il lavoro mi coinvolge e lavoro davvero PER l’azienda: se l’azienda va bene, ho un futuro, se l’azienda va male non ho nulla.
      A me non sembra un concetto difficile, ma evidentemente lo è.
      Lavoro distrutto…
      Un abbraccio 🙂

  3. Nuzk ha detto:

    😦 mi dispiace

  4. mia_euridice ha detto:

    Che peccato però…

  5. Capisco bene.
    Capisco bene perché sono anch’io una che sente il “noi” naturale, anche quando a qualcuno dà perfino fastidio. Come se il bene dell’azienda non riguardasse il bene di tutti.
    E capisco anche la rabbia di vedere che oltre la crisi c’è anche tanta incapacità e ignoranza, con una visione strabica e distorta che porta inevitabilmente alla rovina.
    Mi dispiace per te e per altre persone che dovranno ricominciare daccapo.
    Ultimamente questo è uno dei motivi che, pur cercando un posto, mi fa venire sempre più voglia di organizzarmi da me. Perché mettere la mia passione, le mie capacità a disposizione di persone che quando va bene non apprezzano e quando va male ti lasciano in mezzo a una strada?
    Non si tratta di far soldi, ma di “costruire” qualcosa di buono. Magari un giorno ti racconterò.
    Un abbraccio

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Capisco quando dici che non si tratta di far soldi, ma di costruire qualcosa: molti però non la pensano così…
      Aspetto il tuo racconto, se vorrai condividerlo 🙂
      Un abbraccio a te, carissima!

  6. Ian Saiin ha detto:

    “Conosco il tipo”, mi viene da dire…
    Non conosco la storia ma sento tutta la delusione di quelle persone che vivono, che sentono il NOI, che mettono tutte sé stesse nel lavoro.
    Spero che persone così vengano spiazzate dalla concorrenza, superate dagli eventi e dalla storia. Temo non sarà mai del tutto così, ma insomma.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      I cambiamenti sono processi lenti e, al momento, “i padroni” si trovano nella terra di nessuno: incapaci di lavorare in modo costruttivo e impossibilitati a lavorare come un tempo perché il mercato non lo tollera (quasi) più.
      Un giorno saranno spazzati via e, credo, quel giorno è molto vicino.
      Non so se l’idea nuova sia giù pronta a riempire il vuoto che lasceranno… Spero di sì!
      Delusione, sì.

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