Per non dimenticare

Il mio cognome ebreo. Senza ombra di dubbio.

Quando da piccola ho cominciato a conoscere la storia recente e ad ascoltare le storie di guerra dai miei nonni, ho iniziato a chiedermi perché la famiglia di mio padre non fosse stata deportata. Ho chiesto a mio nonno se si ricordasse quale generazione fosse stata ebrea prima di lui, ma fin dove arrivava la sua memoria trovava cristiani. Chissà dove è stato il bivio. Quel bivio lontano che mi permette di essere qui oggi.

La Risiera di San Sabba. Senza ombra di dubbio.

Avevo poco più di quattordici anni e ho ascoltato il racconto del custode della memoria della Risiera e ho guardato le foto degli esperimenti condotti sulle persone alla Risiera. Non sono in grado di spiegare che cosa ho sentito dentro di me, perché era un frullato di dolore e disgusto e rabbia e… che non avevo mai  e non avrei mai più provato. Avrebbero potuto esserci mio nonno o mio padre in una di quelle foto.

I documentari girati dai russi all’apertura dei cancelli di Auschwitz. Senza ombra di dubbio. Il film “Fania”. Senza ombra di dubbio. I volti dei sopravvissuti e i loro tatuaggi. Senza ombra di dubbio. “Se non ora quando”, di Primo Levi. Senza ombra di dubbio.

Tutto questo, perché alla Risiera o guardando film e documentari o leggendo libri, io ho sempre avuto davanti agli occhi il mio cognome.

Quando abbiamo coscienza che qualcosa di terribile avrebbe potuto capitarci e che solo il Caso lo ha evitato, beh, non è come viverla lo stesso questa cosa, ma quasi.

Quando la follia dell’ignoranza, della paura, dell’odio, prende il sopravvento e dilaga, beh, è giusto il Caso che può salvarci.

Per non dimenticare.

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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8 risposte a Per non dimenticare

  1. Come ogni anno oggi 27 Gennaio 2015, dopo settanta anni si ripete questo giorno della memoria di chi non c’è più. Ho visto un film molto bello ieri sera, mi ha inchiodata al televisore sino alla fine. Liberamente estrappolato dal romanzo di Simon Wiesenthal, recconta la storia di un amore meraviglioso quanto impossibile tra Max Sereni (Alessandro Averone)uno studente ebreo, ed Hélène (Carolina Crescentini), la figlia di un convinto fascista antisemita, il console onorario francese che abitava a Venezia.Storia a tinte molto forti, ma con un lieto fine, non scontato, con un grosso colpo di scena! Bravissimo Ennio Fantastichini nel ruolo di Wiesenthal, che desidera solo giustizia, quasi assegnata senza desiderio di vendetta, dolce e segnata da occhiaie profonde Helene. Occhiaie così fonde e marcate, tipiche del viso di questa attrice, che parevano fatte ad arte a furia di essere stuprata dall’ufficiale dell’unità, Thomas Köller, che perderà la testa per questa giovane e bionda donna con tratti ariani per eccellenza. Diventerà per lui un’ossessione, croce e delizia e lei subirà ogni sorta di stupro fisico e mentale.L’attore che interpreta Max Sereni, non lo conoscevo ma penso che abbia reso giustizia al personaggio da lui interpretato, un uomo innmoratissimo della propria donna che crede morta, per la quale, 15 anni dopo la fine della guerra cercherà il suo carnefice per ucciderlo.Una storia somigliante a quella di molti altri che non dobbiamo dimenticare, forse in ogni famiglia c’è un piccolo ramo che ci riconduce al popolo ebreo. Mia madre in quegli anni faceva la “staffetta” portando ordini scritti ai fratelli partigiani nascosti nelle montagne di Parma, rischiando di essere fucilata ogni giorno, dopo essere stata perquisita. Erano tipo “pizzini” si direbbe oggi, piccoli messaggi scritti a mano su di un minuscolo pezzettino di carta, se li cuciva negli orli del reggiseno o delle mutande. I fascisti a Langhirano chiamavano le donne dapprima “piccole Italiane”, poi “Giovani Italiane” e gli uomini erano i “balilla” poi “avanguardista”….Io non dimentico,mio apdre ha fatto quella guerra, tutti i 6 anni e per tutta la sua vita ce l’ha raccontata a memoria. Nessuno di noi credo possa dimenticare, ma questo atto di rispetto dovuto a loro, non serve a farli ritornare indietro, non cancella gli orrori. Se almeno servisse a non ripetere più certi orrori! Dovremmo poterlo chiamare il “giorno dell’esempio da non ripetere! ma ogni giorno, anche se in forma diversa ,questi massacri accadono ugualmente.Non dimentico, ma non posso sperare che non avvengano più.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Quello della Shoah non è e non sarà l’unico olocausto che l’Uomo è riuscito e riuscirà a realizzare. Però ricordarlo come l’Olocausto, come simbolo, come memento è un modo per continuare ad essere consapevoli che l’orrore esiste.
      Per non dimenticare di quello che siamo capaci se la ragione ci abbandona.

  2. semprecarla ha detto:

    La memoria non potrà mai cancellare una ferita così profonda … La mia ignoranza, rispetto al conoscere generale, è tanta e non per disinteresse, quanto per uno strazio interiore che non riesco ad arginare. Mi vergogno di far parte del genere umano quando penso a cosa é stato capace di perpetrare, con una ferocia inaudita. Un abbraccio e grazie per questa pagina di storia.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Anch’io sento il tuo strazio interiore: da anni ormai non guardo, non ascolto e non leggo più nulla sull’Olocausto. Così come non apro gli articoli sugli altri milemila olocausti. Fa male sapere che noi umani siamo feroci.
      Un abbraccio a te, carissima!

  3. Ma Bohème ha detto:

    La settimana scorsa, dopo il programma “La Grande Storia” su Rai 3 (non lo perdo mai) ho visto il film “Night will fall” basato su materiale inedito: le prime riprese fatte dai cineoperatori dopo la liberazione e l’apertura dei canceli dei campi di concentramento. Trasmesso in seconda serata, è finito tardi. Immagini che non avevo mai visto, di una crudeltà che non riesco nemmeno a definire. Ho tardato ad addormentarmi, dopo, e oggi non sono riuscita a scrivere nemmeno una riga sull’argomento: qualunque frase mi sembrava inadeguata scritta da me paragonata a quella realtà. Confesso che nonostante si sappia tutto o quasi sull’Olocausto non riuscirò mai ad abituarmi a tanta brutalità.
    Poi mi fermo a pensare che altri “olocausti” sono esistiti in Russia, in Cina, ed esistono ancora in Africa. La storia si ripete, purtroppo e la nostra memoria è davvero effimera.
    Buona serata carissima.
    Primula

    • ogginientedinuovo ha detto:

      La nostra memoria è davvero effimera. L’anno scorso avevo scritto “Porcamiseria, le fotografie…” trovandomi a pensare che le vittime “usate” come memento non servono se continuiamo a relegarle a testimonianaza intellettuale e basta.
      Però.
      Se non ricordiamo, poi non pensiamo forse. Se non pensiamo, poi diventiamo carnefici senza accorgercene forse. Ma le vittime sono persone, una per una, come me.
      Questo forse, vale la pena di cercare di non dimenticarlo.
      Buona giornata, carissima Primula!

  4. mia_euridice ha detto:

    Sono stata a San Sabba.
    Per me che ho letto decine di libri sulla Shoah e che sono appassionata di cultura e storia ebraiche, è stata un’esperienza emotivamente devastante.

    Nessuno ha diritto di dimenticare. L’ho scritto anche lì, sul quaderno lasciato a S. Sabba.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      La Risiera mi aveva sconvolta. Il custode, la sua voce e le sue parole. Parlava a dei ragazzini, ma non ci ha risparmiato nulla: la ferocia non risparmia nessuno.
      Il Caso, davvero. Se ci rendiamo conto che siamo cullati dal Caso, forse pensiamo seriamente che tutto ci riguarda personalmente.
      Cerco di non dimenticarmelo.

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