Et voilà, messieurs-dames, une autre défaite!

Mi spiace. Per il blogger, perché forse perderà il lavoro, perché forse perderà il mestiere che ama, non solo un lavoro.

E mi spiace perché un’altra libreria chiude. Marino, il blogger, dice: – L’editoria è in profonda crisi, le librerie (quasi tutte) sono in profonda crisi, il mondo della cultura è in profonda crisi. (…) E non è giusto incolpare solo la crisi o il prezzo «troppo» alto del libro.

Nella mia città, una giovane libraia, che aveva studiato per essere libraia ed era libraia con passione e dedizione, ha resistito un paio d’anni con la sua libreria per ragazzi, dove i miei figli si sedevano sui divanetti e sfogliavano e sceglievano e chiedevano consigli. Un paio d’anni, poi ha chiuso.

Sul vetro della vetrina di un’altra piccola libreria, in queste ore, c’è il cartello “cessata attività”. Un’altra piccola libreria storica, in una piazzetta del centro, sta chiudendo: ci andavamo negli anni del liceo… non ci andremo più.

Vorrei essere smentita, ma temo che di  librerie indipendenti, qui da me, ne siano rimaste 3, di cui 2 appartenenti allo stesso storico proprietario, due librerie che sono il punto di riferimento per i libri scolastici, per i libri per gli insegnanti, per i concorsi pubblici e via dicendo.

Due librerie di catena che fagocitano quel poco mercato che c’è, credo; due librerie dell’usato che hanno qualche aficionado. Stop.

Mi ha colpito la chiusura di Bologna, di cui parla Marino, perché capita nel bel mezzo di #ioleggoperché e mentre scrivo di qua e di là che parlare del leggere e non solo dei libri, parlare di quello che leggiamo, delle parole degli scrittori, dà vita alla letteratura, invoglia a leggere…

Marino fa un’analisi che, onestamente, non sono in grado di valutare; però, sono sicura che il quadro dell’editoria che racconta sia una verità, magari non l’unica, ma sicuramente una delle.

Così come un’altra verità è che la Scuola, spesso, non incoraggia: lo si diceva con la ‘povna nei commenti al post 1 di 10 #ioleggoperché. Non tutta la Scuola, ma certa scuola.

Quali sono altre verità, secondo voi?  Perché siamo dove siamo?

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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9 risposte a Et voilà, messieurs-dames, une autre défaite!

  1. vagoneidiota ha detto:

    Pare un mostro.
    Una belva acquattata sul terreno che muove i passi con calma.
    E mangia, senza fatica, senza una lacrima, senza difetto. Uno dopo l’altro, i baluardi della cultura.
    Divora e lascia tracce sul percorso.
    Cedesi. Vendesi. Chiudo per paese di merda.
    Cartelli abbandonati al loro destino, che il vento, tanto, poi spazza tutto. Cosa vuoi che sia?
    Poche fortezze resistono ancora. In attesa del mostro. Con la consapevolezza sarà sempre più dura.
    Perché le parole, quelle scritte, in cui vi era il convincimento, adesso servono a poco. Forse a nulla, con la belva.
    Quella mangia. Che ti credi.
    Apre e chiude la mascella.
    Bestia. Appunto.
    E un po’ più in là, con un bicchiere in mano, uomini ben vestiti, privi di congiuntivi nelle tasche, brindano al “dialogo trale parti” alle “opportunità territoriali” alla “concertazione”(questo cazzo di parola).
    “Che l’Italia” dice uno, “è il paese della cultura. L’ho detto all’ultimo consiglio europeo!”
    “E loro? Loro che ti hanno detto?”
    L’uomo, sorseggia. Con quell’aria da idiota stampata sulla faccia. La stessa aria, per carità, che hanno tutti quelli che stanno alla sua destra ed alla sua sinistra.
    “Ecché potevano dire?” continua “che questi qui, un paese come il nostro se lo sognano e lo vedono con il binocolo. Sono buzzurri, dai. Vichinghi. Crucchi.”
    Bravo. Bene. Bis. Urlano gli altri attorno stringendosi vicendevolmente le mani. Concertazione. Attuazione. Strumentalizzazione. Si sente da un altro gruppo scomposto.
    Poi, finiti i bagordi, tutti si mettono in fila ad aspettare il taxi. Quello blu, con la luce sul tettuccio e la guardia personale come ombra.
    “Che in giro c’è il mostro” dice l’idiota all’altro idiota entrando nella carrozza personale.
    “Si. Brutta storia” risponde l’altro rassettando i capelli e sistemando la cravatta. “Sta a magna’ tutti sti negozietti che vendono quelle robe li’. Come si chiamano? Mi sfugge il nome.”
    “Ah. Dici quei cosi pesanti che si sfogliano?”
    “Si. Com’è che si chiamano? Ohcazzo, mi sfugge. Con tutte queste leggi e questi impegni ed il nullafare. Mi sfugge proprio.”
    “In centro! Vai. Vai alla vineria! Checc’hounimpegno.” dice nel frattempo l’altro al conduttore della carrozza. Poi, prende il palmare. Si volta verso il suo compagno di bisboccia “ah teso’. Checciabbiamo Wikipedia. Mo’ lo troviamo come si chiamano quei cosi”. E digita compulsivamente alla ricerca di qualcosa che ha un altro tempo. Un altro nome. Un altro sapore.
    Mentre il cocchiere pensa che il mostro è molto vicino. Anzi, fin troppo.
    E non avrebbe mai immaginato di doverlo scortare tra le strade di Roma. Nelle strade d’italia, in cui i negozietti che vendono i cosi, quei cosi, nel frattempo, muoiono.
    Che questo, é il paese della cultura.

    I see the Sun – incognito

  2. gattolona pasticciona ha detto:

    Non sapevo cara amica che il blogger fosse un lavoro! Quindi intendi “retribuito”? A me non risultava, forse qualcuno ad alti livelli di popolarità percepirà pure soldi, non rientro personalmente nella categoria. Come stai?

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Il blogger Marino, del blog Cronache dalla libreria, di mestiere fa il libraio in una libreria in centro a Bologna, la libreria IBS. Questa libreria sta per chiudere.

      Sto abbastanza bene 🙂 Oggi c’è il sole, il che aiuta!
      Buona giornata!

  3. gattolona pasticciona ha detto:

    Io oggi pomeriggio mi sono ri addormentata sul divano, cotta come una pera. Avevo già fatto un mini pisolino di 30 minuti circa, avevo già interrogato Alice e stirato per un’ora circa, poi mettendomi a leggere il libro”la bambina dagli occhi di ghiaccio” mi è venuta una strana stanchezza. Ma non causa il libro che mi piace sin dalle prime pagine, una sensazione di dover per forza chiudere gli occhi e di nascondermi sotto ai cuscini del divano, un bisogno di coprirmi con il panno e di isolarmi da tutto. La bimba è stata buonissima e non mi ha disturbata. Mi sono sentita in colpa per non aver finito di stirare, e non vedo l’ora di cenare e di tornare a letto! Com’è stata pesante la mia settimana! Buona serata e buoan cena a te, anche qua oggi un bellissimo sole ma io non me ne sono nemmeno accorta. Fabiana.

  4. 'povna ha detto:

    Premetto che sto commentando prima di essere andata a leggere il post che linki, ciò che farò dopo essere stata qui. Ci sono tante cose, molte dolorose, e molte ingiuste. Ma resta il fatto che l’editoria italiana, nell’avversare gli e-book, come ha fatto, è stata molto miope. Eppure l’esempio della musica era lì, da non ripetersi; e invece dalla guerra a Napster in poi le grandi majors sono solo riuscite a applicare una malcelato protezionismo, che ovviamente non ha pagato.
    Sulla scuola: la scuola ogni tanto non incoraggia, ma la scuola non è né aiutata, né incoraggiata dalle case editrici. Anzi. I libri cosiddetti in sconto devono ancora passare per rappresentanti che puntano a venderli come fossero salsicce, a prezzi che sono comunque troppo alti. E anche in quel caso ci si è cautelati solo per ottenere leggi dal Miur che obbligassero a congelare le adozioni dei libri di testo, invece che inventarsi iniziative come #ioleggoperché per libri di lettura. In altre parole, sia chiaro: io con la lettura a scuola lavoro moltissimo, ma se non fossero subentrati i tablet, gli e-books e i siti in open source col cavolo che ottenevo certi risultati.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Ritorna la miopia come male diffuso di questo Paese: non riusciamo ad avere visioni di lungo periodo né a imbastire progetti a medio termine, oppure, ancor peggio, viviamo all’insegna del “meglio un uovo oggi che una gallina domani”.
      Sono d’accordo sull’appoggio nullo dato dagli editori alla scuola: l’insegnante d’italiano di mio figlio (prima media) ha acquistato dal rappresentante 25 copie de Il giardino segreto per la classe, ottenendo 80 cent di sconto su ciascuna copia… Miopi che non vedono lettori di domani, ma limoni da spremere oggi.
      Ma siamo dove siamo solo a causa dell’editoria o c’è stata per un trentennio anche una sottile e diffusa derisione della cultura e del sapere?

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