Dove si arriva riordinando?

Una webamica, una di quelle con cui ti senti in sintonia senza aver mai sentito la sua voce, per dire a volte càpita, mi aveva regalato Il magico potere del riordino di Marie Kondo.

Lo sto leggendo. Sapete… mettere a posto, organizzare, inscatolare… tutte cose che mi affascinano, che mi aiutano a tenere sotto controllo il mio centro (o la mia ansia, scegliete voi…).

E’ un libro molto piacevole, per più di un motivo. Le teorie sul riordino di Kondo sono radicali, senza vie di mezzo, e credo che i miei coinquilini disperderebbero piccoli pezzi del mio cadavere se le mettessi in pratica; però ci sono piccoli accorgimenti, scelte, atteggiamenti mentali che mi attraggono che è possibile arrivi a fare miei.

L’atmosfera che si legge, il modo di scrivere di Kondo, il suo modo di affrontare la vita, le giornate, gli oggetti e i problemi, sono molto… giapponesi. Moltissimo. E questo mi incuriosice.

Non solo. Alcune idee, tradotte in frasi, direi quasi in manifesti, fanno capolino qua e là tra le descrizioni, didascaliche e ripetute, di metodi pratici.

Per esempio: Ma io credo che sia arrivato il momento di dire addio a questo stile di vita approssimativo; oppure: lo spazio in cui viviamo è destinato alla persona che siamo e saremo, non a quelle che siamo state nel passato.

Queste frasi mi hanno colpita: vivere in modo approssimativo? lo spazio vitale che parla di futuro? Le posso tranquillamente adattare alla mia esistenza, non solo alla mia casa.

Perché, si sa, riordinare i cassetti, significa riordinare le idee.

Una vita approssimativa che poco c’entra con la mediocrità: ha più a che fare con il lasciar scorrere, il lasciar passare, non dare importanza. Mi sono accorta che mi dico spesso: – Passerà. Finirà. E’ solo un momento… Approssimo. Per difetto.

E’ una strategia per resistere nella tempesta. No, non è una strategia. E’ una fuga per resistere alla tempesta. Approssimo. Per difetto.

La persona che sono e che sarò. Sapete che frase ho trovato sfogliando il De Profundis di Wilde per #ioleggoperché?:

In ogni singolo momento della nostra vita siamo ciò che saremo non meno di ciò che fummo.

Tout se tient. Tutto è lì, va solo guardato. E capito.

Che persona sono? Che persona voglio essere? Sono quello che il mio spazio esprime? Ancor meglio: guardo il mio spazio e vedo una persona che mi piace? Vedo la persona che voglio essere?

Non mente. Il nostro “intorno” non mente.

E dunque il Giappone ritorna, per me, come una lanterna lungo una strada buia.

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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6 risposte a Dove si arriva riordinando?

  1. paroledimaru ha detto:

    Quando ho le idee in confusione (ultimamente spessissimo) sento la necessità di mettere in ordine il fuori. E mentre fatico anche il dentro si rasserena un po’. Mi piace ‘sto Kondo che a pensarci bene ha un po’ il nome delle scatole di Ikea… Tutto torna. Buona giornata webamica!

    • ogginientedinuovo ha detto:

      A me anche il nome Ikea fa venire in mente il Giappone, più che la Svezia, per dire.
      Tutto torna, è un cerchio.
      Non dire a me quanto sto in confusione e da quanto tempo: restless tidying up da un po’… e le idee un po’ si sistemano. E’ con i vari pezzi della mia vita che questo sistema, per ora, non funziona 😉
      Merde!
      Buona giornata a te, webamica 🙂

  2. Ma Bohème ha detto:

    Devo esser nata “ordinata”, o i miei genitori devono avermi concepita così, perché da sempre mi piace avere attorno a me ogni cosa al suo posto. Mi è del tutto naturale, non me lo impogno nemmeno, non corrisponde a uno stato d’animo, è parte del mio fare.
    Se si tratta tuttavia di programmare la vita sono l’esatto opposto. Mi piace cogliere l’attimo, cambiare percorso, affrontare sfide, mantendendo pochi punti di riferimento ma ben saldi e sicuri. D’altra parte questa è “Ma Bohème”! 😉
    Leggendoti da un po’ non mi pare proprio che tu lasci correre o che tu sia approssimativa, anzi! Chi si pone domande come fai tu non può altro che essere attratta dall’essenza.
    Non so se valga anche per te, ma l’Oriente nel mio immaginario equivale a calma, a un senso del tempo che non è il nostro. Rassicurante, ma è solo una sensazione.
    Una giornata tranquilla quindi! 🙂 e un abbraccio.
    Primula

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Inizio a credere che chi è ordinato fuori, come te per esempio, sia perché è ordinato dentro; la ricerca dell’ordine fuori, della razionalizzazione degli oggetti e degli spazi sono convinta essere proprio la metafora della ricerca interiore delle stesse cose, che mancano.
      Mi sento approssimativa perché credo di non vedere soluzioni razionali a questioni che mi affannano… o meglio temo di non volerle trovare, forse…
      Anche pe me l’Oriente significa pace e tranquillità, ancora, soprattutto interiore: è quello di cui sono convinta di aver bisogno!
      Giornata zen anche a te, e un abbraccio 🙂

  3. Nuzk ha detto:

    Abitando in questa casa, forse perchè me la sto arredando un po’ per volta e costruendo da me i mobili per quello che posso, ho la sensazione che ogni zona della casa rappresenti una parte di me. Parlo di zone perchè è un ambiente unico senza stanze chiuse, tolto il bagno. E prendermi cura di ogni zona è come affrontare quella parte di me e quando c’è confusione è solo un campanello per rivolgermi all’interno e guardare quella parte di me com’è messa. Un abbraccio e buon caffè 😉

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Perché il dentro e il fuori hanno molto da spartire e spesso il fuori è l’espressione del dentro. Insomma, per me è sempre stato così e quando il fuori non rispettava il dentro, era difficile 🙂
      Mi godo il caffè del pomeriggio, ormai!
      Un abbraccio!

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