Nella ragnatela della vedova nera

Tuttobene mi accusa, a ragione, di lasciarmi invischiare in inutili conversazioni infinite con le persone più disparate: la novantenne che mi racconta che mangia tre noci ogni mattina per campare a lungo e ci impiega tre quarti d’ora a raccontarmelo perché, va da sé, ha tanto tempo per spiegare nei dettagli dato che camperà a lungo; ma anche la conoscente-Madre che mi racconta per delle mezz’ore i comportamenti da Nobel del figlio grande, di quello medio e di quello piccolo, perché, va da sé, che avere 3 figli su 3 geniali, beh… insomma dev’essere la genetica.

Tuttobene ha una specie di metaldetector naturale che lo avvisa a metri di distanza quando un conversatore egocentrico e seriale gli si sta avvicinando; automaticamente si predispone a guardare oltre, un muro, reale o ipotetico non ha importanza, che sta esattamente alle spalle dell’interlocutore e che fissa fissamente e senza battere ciglio finché chi gli parla, demoralizzato, batte in ritirata.

E’ così che lui salva il proprio sistema nervoso. Risulta maleducato, ma è sereno.

Io invece sono educatissma. E ho un sistema nervoso provato. Provatissimo.

Ieri sera, con a casa due figli digiuni, sono rimasta intrappolata in una conversazione che si è avvitata come l’elica del DNA intorno a svariati e non omogenei argomenti, per mezz’ora abbondante.

Ho buttato sul tavolo due panini tristi alle 21h00 per ascoltare, con un sorriso amabile, una conoscente che, per raccontarmi di un fatto occorso alla figlia alla soglia della tesi della laurea specialistica (25 anni?), è partita da prima della maturità (19 anni): 6 anni dettagliati, con particolari che nulla hanno aggiunto alla comprensione del fatto in sé, parentesi, divagazioni, ricordi, riferimenti geografici, allusioni, riflessioni estemporanee…

Dietro al sorriso amabile, ribolliva un magma che neanche l’Etna… Perché io mi ci ritrovo dentro, non ho quel metaldetector naturale.

Quando mi rendo conto che sono una mosca finita nella ragnatela della vedova nera, è tardi e il mio cervello riesce a produrre solamente una sorta di mantra sconsolato e incredulo, del tipo: perché? perché questa persona (donna, di solito è donna, porcamiseriaccialadra) mi sta raccontando con particolari imbarazzanti e inutili un pezzo della sua inutile e imbarazzante vita? perché questa persona (donna, è sempre una donna, porcamiseriaccialurida) non ha il dono della sintesi? perché? perché? perché?

E quindi rimango in balìa dell’onda di piena, col cervello che farnetica sul perché.

Due domande:

1:: perché esiste tanta gente che non è capace di sintetizzare un concetto?
2:: è meglio essere maleducati o diventare psicolabili?

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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17 risposte a Nella ragnatela della vedova nera

  1. sguardiepercorsi ha detto:

    Esiste anche l’opzione interruzione: “scusa, ma si è fatto tardissimo e devo propio andare/ ho un appuntamento e sono già in ritardo/ ho ospiti a cena e devo ancora preparare un sacco di cose…”
    Libera la fantasia e prepara un po’ di scuse buone per tutte le occasioni… Così sul momento, quando il cervello si spegne in preda al nervoso, hai già qualche via di fuga pronta!

    Buona giornata! 🙂

  2. Nuzk ha detto:

    Io opterei per una gentile e ferma ritirata verso le tue faccende e poco male se l’altro la potrebbe considerare maleducazione…la prossima volta ti stressera’ meno 🙂 Buon caffè

  3. momfrancesca ha detto:

    Ahah mi viene da ridere perché, ahimè, anche io non conosco il dono della sintesi… Parto da giri larghissimi per arrivare al nocciolo del discorso. Però sono educata, perché lo faccio solo in famiglia. Fuori non sto a raccontare i fatti miei! E, per chi mi si accosta e vuole parlare, bè, dipende. Se ne ho voglia ascolto, altrimenti non ascolto oppure mi defilo facendo brutte facce o risultando inespressiva. Per la tua salute, dovresti proprio iniziare ad essere maleducata. Che poi, a ben guardare, non si tratta di quello, ma di autodifesa 😉
    Ecco, vedi? Ho scritto tantissimo…. 😔😔
    Buona giornata!

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Tu? Cara, non sei competitiva, sappilo: il vero conversatore seriale uccide il prossimo con tre parole al secondo, parole che attraversano i più disparati concetti annodati insieme 😀
      E soprattutto, fanno il contrario di te: i loro assassinii li commettono fuori dalla famiglia perché la famiglia li ha ostracizzati, da mo’…
      Buona giornata, carissima!

  4. vagoneidiota ha detto:

    Pensa un po’ se tu fossi in uno studio, seduta e beata. Pronta a far scattare la clessidra nell’attimo in cui, chi ti è davanti, parla.
    Tictac tictac tictac
    “Io penso che mia figlia, blablabla”
    “Certo. Come no”
    Tictac tictac tic tac
    “E poi quando mi ha detto questo, mi ha fatto sentire blablabla”
    “Capisco. Certo.”
    Tic tac tic tac
    Ed il tempo passerebbe offrendoti 4 sicurezze.
    A) non poter andare oltre i 45 minuti. Che l’ascolto, si. Ma la sanità del proprio cerebro prima di tutto
    B) saranno 45 minuti che produrranno una parcella. Eccheccazzo.
    C) ascolteresti con la convinzione non vi è ragno, non vi è preda.
    D) non più panini lanciati sul tavolo.

    Direi, treccia, dobbiamo (as-so-lu-ta-men-te) aprire lo studio nella torre.
    La targhetta: Psicoterapia in vetta.
    Certo, magari raccogliere la treccia. Evitare di slittare con le pattine in giro (che mica vogliamo farlo entrare, il paziente, e poi farlo uscire subito subito?).
    Appendere qualche quadro per rendere l’ambiente confortevole.
    Vietare a 《tuttobene》di fare il portiere.
    “Scusi è su il dottore?”
    “Non so.”
    “Mi perdoni. Non è qui psicoterapia in vetta? Che devo parlare. Si certo. 45 minuti. Però mi accontento. Sa, devo parlare della dentiera che mi fa sembrare più arcigno. Non so. Ha presente? Tutto immusonito. Ingrugnito.”
    “Non so.”
    “Che poi io non la volevo. Figurarsi… ehi… signore. Ma mi guarda? Mi sente?”
    “Non so. Guardo il muro.”
    “Ah…”
    E lì, via cliente.
    No. No.
    In reception ci mettiamo qualcuno in calzamaglia, che sorride, risponde, indica la via (l’unica a dire il vero), ed elargisce la fattura.
    Che la torre servirà pure per sfogarsi e parlare, e lasciarsi andare, e liberare i fantasmi. Ma se c’è clessidra e fattura, tutti, anche i più loquaci, vedranno anche loro, dopo la clessidra, il muro alle tue spalle.
    Che è tardi (e costa)
    E sa, dottor treccia. Debbo andare.

    Sempre bello leggerti.
    Cross my mind – jill scott

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Sei geniale!
      In un certo senso, sarei io la vedova nera 🙂 Ma secondo te, dovrei anche dare consigli intelligenti o potrei limitarmi ad ascoltare togliendo le doppie punte dalla treccia?
      E tu, che mansione ti ricavi nello studio “Psicoterapia in vetta”? Perché devi assolutamente esserci!
      La clessidra è il tocco di classe. Sei geniale!
      E troppo simpatico 🙂
      Un abbraccio, vagone!

  5. Aldievel ha detto:

    Shh! Io spesso me la svigno, anche a rischio di sembrare pazzo.
    Soggetti del genere sono molto pericolosi. Pericolosissimi.
    Le mamme che vantano i figli sono il soggetto peggiore…

    Madre propaganda:«Mio figlio ha studiato legge bla bla bla».
    Io: «Giurisprudenza, signora, giurisprudenza. Stia bene!».
    E scappo millantando impegni urgentissimi.
    Scappa anche tu!

    Ciao 🙂

  6. Fabiana Schianchi ha detto:

    Tuttobene assomiglia molto a quel sant’uomo di mio marito. Che proprio non ascolta i capannelli pericolosi, semplicemente li evita e sta lontano fingendo di giocare con il cellulare o di rispondere ad una telefonata di lavoro. Si apparta, li evita, non gliene frega un cavolo, si fa i cavoli suoi e sicuramente vive meglio di me che ho sempre la divisa bianca con la cuffietta e la croce rossa ricamata in alto. Mah! Buon pranzo.

  7. pigropanda ha detto:

    Credo che, oltre a fissare il muro, sia necessaria sviluppare una qualche super-abilità, chessò, una specie di emettitore subliminale: “Lasciami stare, lasciami stare, lasciami stare….”
    Perché io ci provo a fissare il muro. Giro con libri in lingue diverse da quelle del paese in cui mi trovo e visibilissime cuffie per isolarmi dal mondo, qua in Francia gioco anche la carta “Io no capisce tua lingua”, ma NON FUNZIONA MAI. MAI.
    Dopo mezz’ora seduta da qualche parte ho già subito i racconti più intimi di tutti gli sconosciuti presenti.
    Quoto ti chi suggerisce di fuggire millantando impegni urgenti.
    Per stare sicure, meglio se ci premuniamo anche di polveri ninja esplosive.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Forse un emettitore subliminale lo si può ottenere ripetendo mentalmente, incessantemente: “Lasciami stare…”
      Oppure smettiamo di lavarci, eh? che dici?
      Sono commossa dal fatto che non sono l’unica comunque, grazie!
      E grazie per essere qui 🙂

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