Un post che doveva essere un commento

Irrituale, ma credo interessante: invece di rispondere al commento de la’povna nella sua sede, cerco di rispondere qui. Ovviamente, va letto prima il post di sabato scorso con i suoi commenti.

Inizio dalla fine: a caldo, le notizie dei black bloc che hanno sfasciato e distrutto mi hanno intristita e irritata, come era già successo in altre occasioni; a freddo, anche se sembra che le mie parole non siano mediate né meditate, le immagini e i commenti dei media circa gli accadimenti di Milano, ancora, mi intristiscono e mi irritano.

Ho usato la parola delinquenti perché queste persone delinquono: sfasciare vetrine e lanciare bombe incendiarie sono reati; assembrarsi a volto coperto e armati di bastoni con l’intento di provocare le forze dell’ordine e di distruggere è un reato.

Capisco (meglio, credo di aver capito) che l’invito sia a contestualizzare, ma vorrei distinguere che cosa contestualizzare.

Non voglio contestualizzare la violenza delle intenzioni e delle azioni conseguenti. Posso contestualizzare le idee dei black bloc nell’Expo. Sono due cose diverse.

Il concetto di violenza: per quanto ne so (io non abito a Milano, dunque non l’ho vissuta…) Moratti è stata incapace, rapace, incosciente e prevaricatrice, non violenta; Moratti è stata eletta dai milanesi. Il funerale dell’operaio morto di lavoro, per me, è tragico, demoralizzante e drammatico, come lo sono tutti i funerali di chi muore di lavoro (1.009 persone morte di lavoro nel 2014), dentro e fuori da Expo, non violento.

I black bloc a volto coperto, con tute nere a spaventare, schierati con bastoni, a braccia intrecciate a creare un muro che sfondi, sono violenti. Le azioni dei black bloc sono violente.

Incendiare automobili di lusso e spaccare vetrine di banche nei quartieri alti non aggiunge niente alla questione Expo, né spiega perché Expo non andava organizzato.

La fissità delle azioni violente, sempre uguali a loro stesse, mirate a creare choc e basta, non spiega, non racconta i perché.

Nel capitalismo ci siamo dentro con tutte le scarpe, tutti. Quando dico che la loro è rabbia generica, intendo questo: sono anticapitalisti, genericamente. Incendiare auto il giorno inaugurale di Expo ha dato loro visibilità, ma sarebbe stata la stessa cosa incendiarla il 5 luglio a Carrara (così per dire…).

Il 1° maggio a Milano, il giorno in cui si è inaugurato Expo, per raccontare quello che dice la ‘povna – le tangenti, gli arresti, gli abusi edilizi, i reati ecologici, le morti di lavoro – sarebbe servito altro e non imbrattare vetrine e muri con scritte come “voi ci sfruttate, oggi la pagate”.

Le tangenti, gli arresti, gli abusi edilizi, i reati ecologici, le morti di lavoro, purtroppo, sono avvenimenti quasi quotidiani, che non attengono specificamente a Expo. Appunto, nel capitalismo spinto ci stiamo dentro con tutte le scarpe, tutti, tutti i giorni.

E’ e rimane solo la mia opinione, ovviamente.

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Informazioni su ogginientedinuovo

Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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7 risposte a Un post che doveva essere un commento

  1. 'povna ha detto:

    No. L’invito non era a contestualizzare. Ma a riflettere su che cosa si sceglie di megafonare. Unirsi allo scandalo per le violenze di parte del corteo, oggi, su un blog, è scegliere di rilanciare alcune cose. Mi chiedevo, e mi chiedo, dove fossero quegli stessi post e blog, non certo solo il tuo, in questi cinque anni. E mi chiedevo se scegliere di seguire questo fiume specifico di parole non sia farsi agire, anche, dalla pancia del social, pur in buona fede. Cioè rinunciare, nei fatti, a ragionamenti più complessi. Che io non so se sono in grado di fare, eh. Infatti da me ho parlato, scientemente, della partita di calcio della scuola, proprio perché, non avendo mai parlato di Expo in questi anni, non volevo cominciare così.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Non leggerci intenzioni che non avevo.
      Expo è la cornice che hanno scelto i black bloc e, per me, è rimasta cornice.
      Quello che ho visto al centro della questione è invece l’uso della violenza per sfogare una rabbia generica, sfruttando una cassa di risonanza. E’ la violenza che hanno usato che mi ha fatto scrivere. Così come avevo scritto di violenza nel caso della prostituta torturata e crocifissa o dell’adulto che aveva sparato aria compressa dentro a un ragazzino.
      Non ho mai parlato di Expo e continuo a non farlo perché semplicemente non sono in grado di farlo.
      Posso dire però che la violenza non mi piace, qualsiasi sia la sua espressione, anche quella dei black bloc che sfruttano eventi e occasioni per darsi visibilità. Scrivere sui muri la A cerchiata accanto a No Expo è stato il nesso che si sono dati loro.
      Non credo di aver cavalcato la pancia dei social né di aver megafonato altro che la mia avversione per questi sfoghi violenti che non portano da nessuna parte (nessuna parte che sia razionalmente frequentabile).
      Non avevo altre intenzioni.

  2. Ma Bohème ha detto:

    Provo a fare un po’ di ordine, se ci riesco, anche dopo avere letto il commento di ‘povna.
    I due piani “violenza” Expo, intendo malavita, corruzione ecc ecc e “violenza black bloc” vanno distinti secondo me.
    Ho sempre ritenuto le mafie il vero male del nostro paese e non solo; la corruzione è sempre esistita ed è ben viva anche negli altri paesi (il che non la giustifica); la differenza è che altrove si arriva a un risultato tangibile mentre da noi no, e che altrove la corruzione è attiva senza mafia mentre da noi ma la mafia si nutre di corruzione, ne è la base. Vogliamo credere che il tunnel della Manica sia stato costruito su materiale di pura onestà? È nascondersi dietro un dito. Avendo lavori all’estero vedo come funzionano le cose. Mal comune mezzo gaudio? Affatto, ma è una constatazione realistica che non esclude per nulla la condanna dell’andazzo generale. Sappiamo bene cosa ci sia non solo dietro Expo ma ovunque ci sia un cantiere, ovunque ci siano appalti da assegnare. La critica va oltre Expo. Ma ora è una realtà, l’Italia è sotto i riflettori del mondo e non vedo perché non si possa lavorare per la nostra immagine.
    Non è secondo me un corteo anti Expo che risolve il problema, non lo segnala nemmeno e passa in secondo piano viste le modalità con cui si è svolto.
    E arrivo al punto black bloc. Questi non hanno progettualità, si presentano ovunque ci sia caos e occasione di distruzione. In gennaio nella mia città sono successi fatti analoghi: si sono infiltrati in un corteo antifascista, l’obiettivo era Casa Pound. Ma questi incappucciati, che si sono vestiti durante la manifestazione protetti dai fumogeni proprio come a Milano, hanno iniziato a lanciare bombe e usare spranghe contro la Polizia che stava presidiando il corteo.
    Non ne ho parlato sul blog a suo tempo perché ero nauseata dalla manipolazione politica del fatto da una parte e dall’altra. E avevo già preso le mie “bastonate” virtuali sui social per avere espresso il mio pensiero di condanna dei violenti ma che resta comunque sempre antifascista. Allora sono passata per “complice”.
    Ecco, mi permetto di dire che esiste un equilibrio nel valutare i fatti mentre ora si tende a mischiare le carte. E nella confusione generale si perdono i reali obiettivi.
    Personalmente megafonerò sempre la violenza sotto tutte le sue forme, concrete, verbali e nascoste come solo i corrotti sanno fare.
    Personalmente modificherei anche le modalità della protesta, assolutamente legittima. Eviterei i cortei considerando che le infiltrazioni ci saranno sempre, li sostituirei con presidi, sit in, conferenze in spazi appositi e se fossi l’organizzatore lo farei in accordo con il Ministero degli Interni e le varie Questure. Ma questa, lo so, è davvero utopia.
    Perdonami la lunghezza – era meglio scrivessi un post 😀 – spero di essere stata chiara.
    Buona giornata! Mi auguro lo sia.
    Primula

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Perdonata la lunghezza 😀
      Come hai detto, qualsiasi commento si faccia pubblicamente ci sarà una parte che non apprezzerà, però questo non è un male se porta a una discussione (non alle “bastonate”, come è successo a te…).
      Io, davvero, sull’Expo – dal concepimento al parto – so solo quello che ho letto sui giornali; ho un’opinione sulla sua opportunità, ma non è in alcun modo interessante perché non è sostenuta né da dati né da fatti che vadano più in profondità rispetto ai mass media (fatti che peraltro, pur essendo già masticati per il grande pubblico, da mettere tutti insieme dando loro un senso compiuto, sono per me piuttosto ostici – figurati trarne delle conclusioni…).
      La violenza. Sono ben consapevole che la violenza è tanta e di tanti tipi, che spesso c’è e non si vede, che spesso è camuffata… e sono ben consapevole che la violenza, psicologica e/o fisica, c’è anche laddove ci si aspetterebbe protezione (assaporata personalmente, diciamo).
      I black bloc, alla fine, anche se hanno qualcosa da dire, non sanno farsi ascoltare: sfasciare, distruggere, provocare, incendiare non spiega nulla. E’ una violenza senza senso proprio perché non racconta nulla.
      Che poi sfruttino le vetrine già bell’e confezionate, le occasioni e gli avvenimenti è solo opportunismo: ovvio che dire No Expo rientra in un generico anticapitalismo.
      Se avessero spiegato i perché sarebbe stato più utile che spaccare le vetrine di Cariparma, la quale se ne sbatte allegramente e chilosa? magari alza di 10 cent le spese di tenuta c/c a me e a te e a qualcuno dei ragazzi incappucciati, per recuperare i costi di sostituzione…
      E’ una bella giornata, sì!
      Passa un bel pomeriggio, carissima 🙂

    • 'povna ha detto:

      Questa volta davvero al volo. E’ chiaro che sono piani distinti. Io dico solo che – a parità di “sentito dire dai giornali” – il post pour parler, esattamente come questi, sui fatti dell’Expo ha avuto un’incidenza di scrittura nella rete di meno della metà della metà di quello sui black-bloc. E questo dà da pensare, come direbbe lo storico Alberto Mario Banti, sulle concrezioni profonde di immaginario di cui è imbevuto il paese, siamo imbevuti noi tutti. Tutto qui.
      Poi il resto dell’analisi lo do per già fatto e condiviso, è ovvio buon senso. Resta il fatto che.
      (Ah, i cortei si organizzano sempre con Questura, Prefettura e MiniInterno, è legalità e prassi. Per dire.).

      • Ma Bohème ha detto:

        Certo che esistono precise disposizioni per i cortei, come il Preavviso di Pubblica Manifestazione da inviare al Questore! Io intendevo sottolineare l’esigenza, che a me pare sempre più urgente, di una maggiore sinergia tra società civile e Istituzioni proprio per arginare, insieme, i violenti. E insisto sull’opportunità di ricercare modalità diverse dai cortei, ma è e resta un’opinione personale.
        Sulla questione Expo sorvolo, mi pare che stiamo tutte affermando gli stessi concetti sostenuti, come scrivi tu, dal normale buon senso.
        Lascio un saluto e l’augurio di una buona serata.
        Primula

      • 'povna ha detto:

        Sui cortei sono perplessa, come lo sono di fronte al divieto, anche solo suggerito, di forme di espressione. Sul resto dipende dalle città e dalle sigle. Io nella mia vita politica ho organizzato un bel po’ di manifestazioni, anche a livello provinciale e ti posso assicurare che la sinergia non si limitava alla comunicazione. E infatti le poche volte che abbiamo avuto frange autonome sono state estromesse con ferma cortesia. Ma qui si apre il capitolo “non ci sono più servizi d’ordine di una volta”, ancora una volt su cui tutti concordiamo, credo. E non è il caso di aprire un’altra fiera delle banalità.

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