Europa

È una grande fortuna, enorme, l’Europa pacifica degli ultimi settantatré anni: ho studiato, ho letto, ho lavorato, ho cresciuto figli, ho amato, ho conosciuto gente la più diversa, ho visto luoghi bellissimi, ho assecondato passioni, ho potuto amare la vita – senza dovermi preoccupare di averla salva questa vita.

Ho conosciuto soltanto questa Europa pacifica, per fortuna. Ho conosciuto soltanto questa gatta ben pasciuta e un po’ indolente che si distende sazia e senza preoccupazioni dall’oceano alle montagne più a est.

Ed è la normalità. Devo costringermi a pensare però che questa è una goccia di pace in una Storia infinita di guerre e distruzioni. Costringermi, perché da che sono al mondo, da ben prima che io fossi al mondo, la pace è la normalità. Costringermi a pensare che ciò che considero normalità è in realtà un’anomalia fortunata.

È l’unica realtà che conosco, questa Europa pacifica. Voglio che continui ad esserlo. Voglio che questa anomalia fortunata rimanga, continui a esistere, permanga, resista.

Voglio poterla consegnare ai miei figli dicendo loro che a volte le anomalie fortunate diventano permanenti e strutturate e arrivano a permeare ogni singola cellula di ogni singolo elemento di ogni singolo essere del sistema.

Lottare per il meglio, per salvarsi (in qualsiasi modo lo si intenda), discutere, arrabbiarsi, litigare, mediare, trovare compromessi: è dell’Uomo, proprio di ogni essere umano, da sempre.

Preferisco lottare, discutere, arrabbiarmi, litigare, mediare, trovare compromessi per rimanere insieme europei, in pace, indolenti e sazi, a occhi wide shut!, piuttosto che lottare contro un nemico, discutere e arrabbiarmi e litigare pensando di essere superiore o migliore, piuttosto che considerare mediazione e compromesso segni di debolezza.

Perdere la visione dell’Europa vuol dire perdere la pace. E io non la voglio perdere.

L’unico modo di essere felici è quello di rimanere in pace. Non c’è un altro modo.

L’unico modo.

E l’unica via di questo unico modo è quella della tolleranza, dell’inclusione, della cultura.

Voglio poter continuare a considerare quesa anomalia fortunata l’unica realtà che ho conosciuto nella mia vita.

Informazioni su ogginientedinuovo

Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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7 risposte a Europa

  1. Fabiana ha detto:

    Studiamo e lavoriamo x tenercela allora questa Europa! Che oramai Europa non é più da un pezzo. Non si capisce bene che etnia siamo dov’è la nostra casa ed il nostro posto. Non sono razzista ma questa Europa e questa Italia o cambiano nome o la riformuliamo.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Studiamo e lavoriamo, siamo tolleranti e inclusivi, educhiamoci a essere consapevoli della grandezza del vivere in pace insieme. Le etnie non contano nulla: conta il desiderio di vivere bene, per tutti e per ognuno.
      Non chiudiamoci perché la chiusura distrugge.
      Se non siamo consapevoli che la pace non è data una volta per tutte, ma che per mantenerla bisogna lavorare, siamo già perduti.

  2. massimolegnani ha detto:

    sono d’accordo con te, Europa in pace e unita.
    anch’io l’ho solcata in lungo e in largo e ovunque ho percepito, pur nelle diversità, di essere a casa, una casa ampia, dai confini larghi e che conserva la sua identità pur aggiungendo nuove provenienze. Più che dalle mescolanze con altre etnie l’Europa è messa a rischio dai nuovi nazionalismi.
    ml

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Dobbiamo continuare a lavorare perché questa casa non chiuda le porte e le finestre: è una casa solida, un po’ di vento non la scuoterà.
      I nuovi nazionalismi sono aria viziata che di nuovo non hanno nulla: ci distruggeranno.
      E io non lo voglio.
      L’Europa come Paese è la realtà più bella del XX secolo.
      Le etnie non contano nulla.

  3. Primula ha detto:

    Questa Europa, modellata sulle priorità della finanza almeno secondo una vulgata in parte vera, non è perfetta, anzi, ma ha basi da cui partire per migliorarla, basta volerlo. Quando sento dire «mio figlio lavora all’estero» e risiede a Parigi o Berlino, sorrido. Fatico davvero a considerare “estero” parti di Europa che si raggiungono più facilmente rispetto a Palermo o Messina per esempio. Esistono innegabili problemi di convivenza politica tra gli stati europei e, ne sono convinta, se non fossimo membri di un’Europa unita saremmo già in guerra tra noi. Il popolo europeo è tuttavia diverso e ama convivere, eccetto qualche distorsione negativa. Per cui appoggio il tuo grazie all’Europa nonostante i difetti per me perfettibili.
    Hai ragione, è una bella realtà forse non conosciuta appieno nella sua funzionalità e struttura.

    • ogginientedinuovo ha detto:

      È un’ Europa imperfetta, che ha lasciato indietro l’unità emotiva e culturale. Ma è una buona approssimazione di che cosa possa essere un Paese che produce e agevola il benessere.
      Rendersi conto dell’alto livello di civiltà che abbiamo ottenuto nel XX secolo con questa idea di Europa è la condizione minima per poter mantenere libertà, benessere e pace.
      Con tutta la storia che abbiamo alle spalle, dovremmo sapere quali sono le trappole in cui si cade…

  4. Roberto93 ha detto:

    Complimenti davvero molto interessante e bello.

    Se ti va segui il mio blog lasciando commenti e like ai miei post.
    Te ne sarei grato.

    http://www.CuriosityGoal.wordpress.com

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