Il terzo tempo

Ho letto Il terzo tempo di Lidia Ravera. Ho iniziato un po’ lentamente, poi ho accelerato senza rendermene conto, per arrivare a finirlo d’un fiato.

Ravera ha sedici anni più di me, il che fa sì che –  al di là delle ovvie diversità congiunturali – abbia proprio vissuto una Storia differente, quantomeno non perfettamente collimante.

Eppure la sua storia (per inciso, guardatela su Rai Play ne “Le ragazze del ’68” – seconda puntata, e già che ci siete guardate tutta la serie – sono solo sei puntate) mi affascina, mi parla, fa risuonare delle corde.

E anche questo libro che parla di vecchiaia, di donne in là con gli anni, di nostalgie, di uomini in là con gli anni, di memoria, di conti fatti e da fare, di futuro, di qualche generazione che sta tra genitori e figli come il prosciutto nel panino, di realtà e realismo, mi affascina, mi parla, fa risuonare delle corde.

Costanza è una donna complicata, che vede le cose da un punto di vista un po’ sghembo, non risolta, che cerca. Non smette mai.

E per chi come lei è un po’ sghemba, senza posa, contraddittoria, mentale, è bello leggere di come la vecchiaia che arriva porti – sì – paura, incertezza e talvolta sgomento, ma anche tutto sommato nulla di nuovo: si può continuare a camminare sghembi, irrequieti, incoerenti, passando sempre per la testa…

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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