Scollamento

Momenti di estrema consapevolezza dello scollamento tra chi voglio essere e chi riesco ad essere.

Perché volere e riuscire non sempre… spesso… quasi mai coincidono. Nella mia vita, ovviamente.

Non parlo di avere o fare, parlo proprio di essere, che è la cosa più difficile.

Sapere di essere in un certo modo, volerlo attuare quel certo modo. E non riuscire.

Un passo avanti e due indietro. E si continua.

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IMPRIMATUR (secretum veritas misterium dissimulatio unicum opus)

Ho letto Imprimatur di Rita Monaldi e Francesco Sorti, un giallo storico, corposo e ben strutturato.

L’ho letto in inglese; mi diverte aver letto un’opera italiana in una traduzione inglese, soprattutto perché pare sia stata vittima di un boicottaggio.

A Roma nel 1683, in un miscuglio di personaggi storici e immaginati, c’è un mistero da risolvere e un delitto da attribuire, nell’isolamento forzato imposto dalla quarantena scattata per evitare il diffondersi della peste.

Descrizioni minuziose e particolareggiate, passaggi segreti sotterranei, medici, religiosi, spie del re di Francia, aspiranti “giornalisti”, creature mostruose e borderline tra bene e male: un affresco piacevole e scorrevole che si legge volentieri, anche se la tensione della lettura, più che dal mistero, è sostenuta dalla ricerca del motivo per cui, per anni, le case editrici italiane non hanno voluto ripubblicarlo!

Anche questa curiosità diventa parte del racconto 🙂

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Chi c’è e chi non c’è

In certe occasioni, chi non c’è manca, e chi c’è è di troppo. Le assenze sono ingombranti e le presenze malinconiche.

In certe occasioni, si vuole stare con la mancanza ingombrante, senza clamori, in silenzio.

Invece la malinconia della presenza guida il tempo attraverso le situazioni, con le sue voci, i suoi giochi, i suoi profumi e le sue luci.

In certe occasioni, sarebbe bello che la presenza non si imponesse, perché non sempre è vero che per stare meglio bisogna stare in compagnia.

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Il tecnico

È quella figura a cui si è costretti a rivolgersi ogniqualvolta un elettrodomestico fa le bizze. Un grande elettrodomestico, richiede una visita domiciliare, un piccolo elettrodomestico richiede una visita ambulatoriale: entrambe le modalità prevedono un grande scazzo.

Perché il tecnico inizia a ipotizzare terminando ogni frase con “sperando che non sia il motore” e colpevolizzando “la centralina” a ogni sospiro.

I grandi elettrodomestici hanno ormai da anni questa fantomatica centralina che pare, dicono, sembra è responsabile di ogni singola, beata, miserrima cosa. E la centralina è delicata, si offende facilmente.

E il tecnico a domicilio ipotizza, suda, smadonna e torna, spesso torna più volte perché per evitare di cambiare la centralina (limortaccidellacentralina!) prova: prova a stringere una vite, a cambiare uno schifido pezzo, prova anche a pregare. E poi prova dando la colpa a te, l’utilizzatore finale, che sicuramente stai sbagliando tutto, compresa la postura che tieni di fronte all’elettrodomestico…

“Signora, la centralina è delicata… non muova la macchina, la accarezzi dolcemente e le sussurri parole dolci; il detersivo, solo liquido e poco – ma quanto? – poco! – e agiti il flacone, e non usi la vaschetta e metta l’anticalcare – vabbé la polvere intasa le tubature? eh! ma poco va bene – ma quanto? poco!; e poi una volta ogni due mesi pulisca con il curaXXX, ce vo’, e poi l’additivo lo aggiunga solo appena prima di far partire la macchina, altrimenti si buca la vasca, e i pelucchi, signoramia!, i pelucchi vanno tolti, aspirati, piuttosto se li mangi lei, che fanno bene…”

Il tecnico, si piglia i tuoi soldi, compreso il diritto di chiamata – che bello! inventarsi sempre nuovi modi creativi per inculare soldi. E se li ripiglia, se deve tornare ad libitum, finché stufo di succhiarti denaro, ti dice la fatidica frase: ” Eh! Mi sa che è la centralina… Va cambiata…”

Il tecnico. Tutto uno studio socio-filosofico ci vorrebbe 🙂

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Annibale, un mito mediterraneo

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Francisco Goya – Annibale vincitore che ammira per la prima volta dalle Alpi l’Italia (1771)

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Duemiladuecentotrentasei anni fa, 2236 anni fa – fa impressione pensarlo e dirlo – Annibale entrò nella piana del Po e iniziò a scorrazzare per l’Italia romana. Più che i numeri fece l’intelligenza, e insomma Roma restò un po’ sconcertata.

Piacenza e Cremona vennero fondate per difendere i confini a nord e proprio da quelle parti iniziò la ratassada.

La battaglia della Trebbia ebbe luogo il 18 dicembre 218 a.C. e da lì la città di Piacenza è partita per dedicare al cartaginese una mostra che, se vi piace la storia e non abitate a Reggio Calabria, vi farà piacere vedere.

Ne uscirete con la sindrome di Stoccolma nei confronti di Annibale e tutta la sua stirpe, elefanti e cavalleria numidica annessi.

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Un genio, ammirato dai romani stessi, educato secondo la tradizione ellenica, esperto di economia e agronomia, iniziò a combattere a fianco del padre a 10 anni.

Lo so, era il nemico, ma insomma c’era della figaggine, diciamocelo 🙂

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Iniziamo da qui

A proposito di persone belle, che riempiono il mondo con la loro presenza.

Presidente Mattarella

Le persone belle costruiscono, uniscono, insegnano, incoraggiano e ispirano, semplicemente.

Le persone belle sono coraggiose, perbene e pacate, semplicemente.

Le persone belle usano parole significative, toni lievi e gesti composti, semplicemente.

Una persona bella pesa più di cento persone brutte.

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Se esistesse una Fata Madrina

Ho un desiderio pazzesco di persone belle.

Ho questo desiderio di passare il mio tempo con persone che sono consapevoli di essere persone, che scelgono di leggere e di dire parole che hanno un significato, che riempiono il mondo con la loro presenza.

È il mio desiderio per l’anno nuovo.

Buon 2019 🙂

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