Il nuovo lusso

Ho letto un articolo del New York Times che parla di un nuovo bene di lusso: il contatto umano.

Parla della realtà americana, di scuole pubbliche in cui i computer sostituiscono gli insegnanti, di sanità e di cura degli anziani affidata a degli avatar, e a noi forse fa sorridere, ma forse non c’è niente da sorridere…

La nostra vita passa attraverso uno schermo.

I nostri sensi passano attraverso uno schermo. Il cibo, per esempio, è diventato protagonista di tanto web (e tanta TV) anche se francamente è quanto di meno indicato dal momento che tutte le sue qualità organolettiche vanno perdute: sentire il profumo, gustare il sapore e sentire sul palato la consistenza…

The texture of life, the tactile experience, is becoming smooth glass.
[La consistenza della vita, l’esperienza tattile diventa un vetro liscio]

L’articolo, parlando di scuola e sanità, rileva il grande risparmio sul costo del lavoro e questo porta a constatare che, paradossalmente, nella vita dei più poveri c’è e ci sarà sempre di più la presenza invadente degli schermi.

Mi sembra che questo schema ripeta, amplificandolo, il percorso che ha fatto la TV: è diventata la compagnia dei più poveri, che alla sera non vanno a teatro, al cinema o al ristorante, che al pomeriggio, una volta in pensione, non vanno a giocare a golf o a bridge al circolo…

Certo, amplificato e aggravato: il web dà l’illusione di non essere soli, generando così uno scollamento profondo tra l’individuo e la comunità.

Human contact is becoming a luxury good. (…) As more screens appear in the lives of the poor, screens are disappearing from the lives of the rich. The richer you are, the more you spend to be offscreen.
[Il contatto umano sta diventanto un bene di lusso. (…) Più schermi fanno la loro comparsa nella vita dei poveri, più schermi scompaiono dalla vita dei ricchi. Più si è ricchi più tempo si trascorre lontano dagli schermi]

Il contatto umano è un lusso.

Il contatto con i nostri simili e con gli oggetti reali, la vita, diventano un marcatore di classe sociale. Incredibile, preoccupante, pazzesco.

E siamo sempre più isolati, senza piazze dove chiacchierare, senza bar per giocare a carte, senza campi da bocce per sgranchirci le gambe e l’orgoglio; siamo pieni di schermi, computer – telefoni, e ci sentiamo in compagnia…

Non molti anni fa, si diceva che il tempo era il vero lusso; ora abbiamo fatto un ulteriore passo, spingendoci lontano dall’Uomo.

Forse non dobbiamo stupirci di come i social hanno contribuito a trasformare le persone, che insultano, fanno affermazioni pesantissime: non vedere il viso dell’altro, non connettersi empaticamente con il suo sguardo o con la sua voce, fa perdere la prospettiva.

Dobbiamo recuperare la prospettiva, il senso di profondità, ricominciare ad accorgerci, come facevano i pittori – dal Duecento in avanti – senza avere strumenti matematici a disposizione, ma affidandosi all’intuito. E forse, impegnandoci, potremo arrivare come fu per Ambrogio Lorenzetti, a risultati tutt’altro che trascurabili

Ambrogio_lorenzetti,_annunciation,_1344,_siena

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Porte e affronti

Sette porte aperte e una porta chiusa: la gatta si siede davanti alla porta chiusa, con eleganza e ostinazione, negli occhi la domanda accusatoria: -“Perché?!”

Mai, mai mai chiudere una porta!

Non è per quello che si chiude dentro o che si chiude fuori: è proprio la porta chiusa, in sé, che è un reato: reato di lesa maestà 😀

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Punti salienti di questo quinto giorno di aprile

  • Lo so che abbiamo bisogno di pioggia, ma io mi ero abituata velocemente alla primavera precoce e la pioggia leggera dei giorni scorsi mi ha delusa (sì, proprio come una promessa non mantenuta)
  • Le giornate sono caotiche a volte senza motivi particolari e so che ci sarà il solito buco temporale e domani sarà già maggio
  • Si è risvegliato – e subito è stato ricacciato nel buco dove dormiva – l’istintivo  “facciamo qualche cambiamento in casa” perché si sa che prima viene tutto il resto
  • Una ex insegnante di greco e latino, vicina di casa di nonna Daidai, si è affezionata ai miei figli e li ricopre di attenzioni e di manifestazioni di stima; i miei figli la ricambiano: è bella questa amicizia intergenerazionale
  • Gli ultimi colloqui con i professori del liceo de La Filosofa: si chiude un altro capitolo ed è un po’ un sollievo e un po’ una tristezza
  • Sempre La Filosofa, quando si dice il tempismo: maturità – nuovo Esame di Stato, per il quale si sa poco di certo e domanda per entrare in un’Università britannica – Brexit che va a schiantarsi sugli scogli. Tutt’apposto
  • La gatta fa il suo mestiere: mangia, dorme, gioca un po’ e si fa coccolare; e io mi godo la mia prima volta con un animale da compagnia in casa
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Le estati che ritornano

Ho letto Volo di paglia di Laura Fusconi, una scrittrice giovane uscita dalla Scuola Holden, mia conterranea.

È una bella storia, di passato e presente intrecciati saldamente, di ricadute, di recuperi, di luoghi, minuziosamente citati e descritti.

È un’ode alle colline, alle estati rivelatorie.

È un romanzo della memoria, di fascisti e antifascisti, ma solo un poco, perché soprattutto è un romanzo dell’umanità perduta o conservata o ritrovata.

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“Nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia. Perché oltre la nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta.” Khalil Gibran

Morire perché si è felici. Essere uccisi perché si è felici. Senz’altro motivo.

La felicità che diventa veleno nel cuore di chi l’ha perduta, la felicità altrui che diventa colpa nel cuore di chi non trova la speranza.

È una storia di una tristezza infinita.

Quando il nostro dolore ci inghiotte completamente e non riusciamo più a distinguere chiedere e pretendere, diritto e possibilità, bene e male, allora la nostra umanità vacilla.

Quando la speranza ci lascia indietro paralizzati, inchiodati sul bordo della vita, allora la nostra capacità di amare svanisce.

È ancora buio là fuori dove non possiamo accettare la felicità dell’altro, è ancora buio là fuori dove, come bambini viziati, pensiamo che se non siamo felici noi nessuno lo deve essere, ma se non ci arrendiamo il sole sorgerà ancora.

 

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Pezzi

dig

Queste mani reggono i miei giorni, in qualche modo.

Queste mani hanno attraversato mondi, tanti e diversi, ma hanno mantenuto una loro purezza.

Queste mani ora sono tornate morbide, la malattia le ha fatte rinascere invece di maltrattarle.

Queste sono le mani di mia madre. Sono ancora aggraziate. Sono ancora belle.

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WCF Verona

Il parco relatori era composto da ungheresi e russi destrorsi, integralisti americani, Meluzzi, esponenti di varie Chiese, un esponente di una coalizione per la prevenzione dell’eutanasia (!), un paio di nobili, medici che teorizzano assurde cause per l’insorgere delle malattie, politici della destra in passerella, politici che in quanto a famiglia, beh, fanno un po’ come gli va (semicit.) .

Quella destra che vuole cittadini armati a difesa delle loro proprietà, che cerca di fare a pezzi le Leggi – Diritti Civili, che ha Pillon, che bacia crocifissi, che vuole riaprire le case chiuse, e che non vota un disegno di legge per introdurre il reato di revenge porn.

Il gadget dell’evento? Un feto di plastica.

Credo che lì fosse riunito tutto, TUTTO quello che mi fa paura e che evito da sempre.

Mondiale… sembrava più il cortile di un asilo confessionale.

Famiglie, plurale… sembrava più L’educazione di Tara Westover.

Patrocinato dal Ministero per la Famiglia e le Disabilità… solo questo Governo poteva avere un simile Ministero che potesse poi pensare di patrocinare un simile congresso.

Perché le persone si sentono minacciate da quello che fanno gli altri privatamente e vogliono imporre le loro idee di vita e di mondo?

Che cosa vuol dire famiglia naturale?

Alle persone che cosa cambia se due donne/due uomini si sposano? Dico proprio nella loro vita quotidiana, quando vanno a comprare il pane, il latte, quando pagano il mutuo? [Codice Civile, Libro I: delle persone e della famiglia – artt. 87, 88]

Perché così tanti fanatici?

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