Io so’ io e voi…

O ce ne sono tanti equamente distribuiti, uno a te uno a me, a molta parte della popolazione, oppure io ho un tocco particolare per cadere sempre su persone che “sai io sono fatto così” e “io sono tanto sensibile!”.

No, perché se ce ne sono tanti e ce li siamo divisi, vabbé me li gestisco punto e basta, ma se è il mio tocco personale, allora devo fare qualcosa.

Al prossimo, sbrocco.

Perché direi che un po’ tutti siamo fatti a modo nostro, non é che io sono fatta come vuole Tizio, ho il mio carattere, bello o brutto (più brutto che bello…), sta lì anche se non ogni minuto viene fuori. Ho i miei gusti, le mie preferenze, le mie idiosincrasie e le mie manie: ho anche la capacità, acquisita negli anni, non innata, di moderare questo carattere, tenerlo a freno, metterlo da parte quando questo serve ad interagire con gli altri; ho la capacità di capire quando il mio carattere è troppo ingombrante e quindi è il caso di non sbatterlo in faccia a qualcuno, per andare incontro alle sue esigenze.

Queste capacità, a dir la verità, non sono niente di speciale, sono un po’ il frutto di tanti anni di vita vissuta, semplicemente, ogni giorno tutti i giorni; sono frutto di sbagli ed esperienze accumulate; sono un bagaglio minimo per vivere in una società.

Tenderei a pensare che un po’ tutte le persone lo avessero, almeno quelle datate, non proprio di primo pelo, ma evidentemente non è così.

“Sai io son fatto così” e va avanti come una ruspa a spianarti: non è che mi dimostri quanto è libero, mi dimostra quanto è egoista. Ultimamente questa tipologia unisce in sé anche “io sono un buono” e qui si arriva all’apice!

Di buono ci sono Gesù e il salame di cioccolato, per citare i due ambiti in cui si possa usare la parola buono, ma di sicuro non quello che, da come mi strapazza con la sua libertà di essere ciò che vuole, mi  fa sentire un punching ball.

Ma ancor di più, mi fa sentire insufficiente ed inadeguata perché, comunque, nonostante la mia elasticità, le sue esigenze sono senza fine e sempre, sempre all’opposto delle mie.
Mai riconosciuto lo sforzo (mio) di accogliere le istanze (sue).

“Io sono tanto sensibile!”, ma va’? Io no. Io ho una cotenna spessa quattro dita e quando mi offendi, mi ignori, mi insulti, sto nel mio elemento, sguazzo nel piacere.
Novità dell’ultima ora: tutti sono sensibili, alcuni lo manifestano sempre e ad alta voce, altri lo sono in silenzio, senza suonare la fanfara.

E’ sempre meglio pensare, eventualmente, che quando parliamo o agiamo c’è la possibilità che feriamo gli altri, un altro, proprio quello che ci sta davanti, magari.
Cervello connesso sempre e cuore a portata di mano: anche “io sono tanto sensibile!” ce la può fare!

Quindi, per la mia salute mentale DEVO stare lontana da questi geni della socialità, DEVO imparare a riconoscerli a miglia di distanza, DEVO assolutamente riuscire a non farmi intrappolare da chi pretende sempre di essere agevolato nel suo esistere.

Oppure divento “fatta così” anch’io e pure “tanto buona”, nonché “tanto sensibile!”.

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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