Buone Feste

I did my best, it wasn’t much
I couldn’t feel, so I tried to touch

ecco perché sono ancora lontana. Ma voglio, comunque, augurare a tutti gli amici del blog un Felice Natale e un Sereno Anno Nuovo.

A presto!

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Seguendo i fili

Come ho iniziato, finisco, per assecondare desideri. Ho comprato un quaderno e una penna. Lavorando le maglie come si presentano, ho seguito strade magari non proprio lineari, a volte un po’ al buio, che forse arrivano tutte, più o meno, allo spazio aperto. Fili di lana che adesso vedo penzolare. Voglio riprenderli e dare loro un senso, senza lavorarli più, magari unendoli o semplicemente chiudendoli con un nodo per non lasciar sfilacciare il lavoro che sta al loro capo opposto.

what_will_I_beArrivederci 🙂

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Pausa caffè

Ieri, solo per me, Wedgwood con la sua storia, per la pausa di metà mattina.

Perché quei tali della pubblicità dicono: – Perché io valgo.

break

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Il ritmo di voga

Non so dire da quanto va avanti, ma certo sembra un’abitudine di cui probabilmente mi sono accorta solo ora che, quando sono in casa, tengo le finestre aperte tutta mattina.

Ad un certo punto, sale un ritmo, da lontano, quasi militare, un ritmo di tamburi; è musica di percussioni, ma non è una melodia.

Oddio, qualche mattina fa mi ha sconcertata perché l’ho percepita distintamente mentre stavo lavando i pavimenti e così, istintivamente, ho iniziato a seguire la cadenza col mocio… e all’improvviso ho pensato ai galeotti sulle galere.

Il ritmo era sostenuto, come se fossimo in procinto di abbordare una nave nemica e il mocio andava avanti e indietro velocissimo… ohhh! Ma che è?!

Avrei resistito dai 2 ai 3 minuti come galeotta…

Comunque, per riposarmi dall’abbordaggio appena consumato sul pavimento del salotto, mi sono messa ad ascoltare: è durato tanto, questo ritmo di voga di un singolo tamburo, interrotto qua e là dall’inserimento di una seconda percussione, di tanto in tanto.

Ogni mattina, la stessa cosa. E qualsiasi lavoro io stia facendo quando attacca il ritmo, mi viene da seguirlo. Il problema è che è un po’ troppo sostenuto…

Parata militare? Pazzi furiosi liberati in un parco? Manutentori di carri armati ridotti in schiavitù (abito vicino ad un Polo Logistico dell’esercito che fa manutenzione ai carri armati)?

Oppure è un’evoluzione mia personale del sentire le voci?!

Inquietante, sapevatelo.

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I letti metafore di vita

Capita, certe mattine, non troppo spesso ma nemmeno troppo raramente, che rifare il letto mi sembri una cosa noiosissima, insormontabile.

Allora, senza disfarlo, tiro la coperta insieme al copriletto, con un colpo secco, a scoprire le lenzuola. Poi tiro il lenzuolo di sopra fin oltre i cuscini. Rimetto a posto coperta e copriletto, spiano le pieghe. Ma è tutto storto, le pieghe spianate a est rispuntano a ovest. La coperta con il suo copriletto incorporato è troppo in alto, allora inizio a tirare dal fondo, ma a tirare le lenzuola da su, è uscito il lenzuolo da giù e adesso il letto è un fagotto. Ho caldo. Ricomincio a tirare, da su da giù. E’ storto.

Ci ho messo un sacco di tempo a farlo, il letto, e non è bello da vedere, è un po’ gibboso, la piega del lenzuolo rigirata sopra al copriletto è molto storta, da una parte il ricamo non si vede.

Ecco, un letto rifatto male per pigrizia quando, se l’avessi prima disfatto, nella metà del tempo e con la metà della fatica, ora sarebbe perfetto.

E’ la mia vita. Un letto rifatto male per pigrizia. Tiro, spiano, aggiusto, ma alla fine da vedere è tutto sghembo, è tutto un po’ storto.

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Sorridere, leggere

good_luck_charm

La prima volta che aveva pubblicato il suo libro, nello spazio di tempo in cui avevo cercato di risolvere il problema del conto Paypal bloccato, erano finite le copie in vendita…

‘Stavolta, appollaiata su Instagram, ho beccato in tempo reale la comunicazione della nuova edizione in vendita online e, nonostante quest’anno le cose me le debba guadagnare sputando sangue (ellapeppa, vabbé volevo un’immagine forte…), è stata una passeggiata: carrello, cliccare, inserire dati, acquistare, ta-dah!

zeldaFresco di postino, croccante e ancora caldo, ah! me lo sono tenuto sul divano tutto il giorno completo del suo carico di Zelda.

Poi ho pensato che la tessera che Camilla ha inserito nel libro, avrebbe avuto un senso se fatta vivere: la prima foto lassù è il pezzo mancante, il mio, appeso alla testiera del letto.

Ché ce l’ho sul serio il pezzo mancante, quello che trovato completa il puzzle o fa fare domino. Era lì, dentro a un libro, che sta dentro a un blog, che sta nella fantasia di una donna, che sta in quello che fa perché ci crede?

Forse sì! Ed ora è in camera mia.

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Un post che doveva essere un commento

Irrituale, ma credo interessante: invece di rispondere al commento de la’povna nella sua sede, cerco di rispondere qui. Ovviamente, va letto prima il post di sabato scorso con i suoi commenti.

Inizio dalla fine: a caldo, le notizie dei black bloc che hanno sfasciato e distrutto mi hanno intristita e irritata, come era già successo in altre occasioni; a freddo, anche se sembra che le mie parole non siano mediate né meditate, le immagini e i commenti dei media circa gli accadimenti di Milano, ancora, mi intristiscono e mi irritano.

Ho usato la parola delinquenti perché queste persone delinquono: sfasciare vetrine e lanciare bombe incendiarie sono reati; assembrarsi a volto coperto e armati di bastoni con l’intento di provocare le forze dell’ordine e di distruggere è un reato.

Capisco (meglio, credo di aver capito) che l’invito sia a contestualizzare, ma vorrei distinguere che cosa contestualizzare.

Non voglio contestualizzare la violenza delle intenzioni e delle azioni conseguenti. Posso contestualizzare le idee dei black bloc nell’Expo. Sono due cose diverse.

Il concetto di violenza: per quanto ne so (io non abito a Milano, dunque non l’ho vissuta…) Moratti è stata incapace, rapace, incosciente e prevaricatrice, non violenta; Moratti è stata eletta dai milanesi. Il funerale dell’operaio morto di lavoro, per me, è tragico, demoralizzante e drammatico, come lo sono tutti i funerali di chi muore di lavoro (1.009 persone morte di lavoro nel 2014), dentro e fuori da Expo, non violento.

I black bloc a volto coperto, con tute nere a spaventare, schierati con bastoni, a braccia intrecciate a creare un muro che sfondi, sono violenti. Le azioni dei black bloc sono violente.

Incendiare automobili di lusso e spaccare vetrine di banche nei quartieri alti non aggiunge niente alla questione Expo, né spiega perché Expo non andava organizzato.

La fissità delle azioni violente, sempre uguali a loro stesse, mirate a creare choc e basta, non spiega, non racconta i perché.

Nel capitalismo ci siamo dentro con tutte le scarpe, tutti. Quando dico che la loro è rabbia generica, intendo questo: sono anticapitalisti, genericamente. Incendiare auto il giorno inaugurale di Expo ha dato loro visibilità, ma sarebbe stata la stessa cosa incendiarla il 5 luglio a Carrara (così per dire…).

Il 1° maggio a Milano, il giorno in cui si è inaugurato Expo, per raccontare quello che dice la ‘povna – le tangenti, gli arresti, gli abusi edilizi, i reati ecologici, le morti di lavoro – sarebbe servito altro e non imbrattare vetrine e muri con scritte come “voi ci sfruttate, oggi la pagate”.

Le tangenti, gli arresti, gli abusi edilizi, i reati ecologici, le morti di lavoro, purtroppo, sono avvenimenti quasi quotidiani, che non attengono specificamente a Expo. Appunto, nel capitalismo spinto ci stiamo dentro con tutte le scarpe, tutti, tutti i giorni.

E’ e rimane solo la mia opinione, ovviamente.

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