Realtà percepita

Ho letto che, allo specchio, ci vediamo 10 volte più belli di quanto siamo in realtà. Bene così.

Qualche giorno fa, allo specchio, non mi vedevo proprio Claudia Schiffer, ecco, diciamo…

Probabilmente nella realtà ero, dunque, tendente al Neanderthal

neanderthal

con tutte le mie scuse ai Neanderthal.

Bello che vengano divulgate queste notizie, così una evita di crogiolarsi in illusioni deleterie, bello…

 

 

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Di nipoti che evaporano

Mia madre ha quattro nipoti, figli delle sue tre sorelle, che vanno dai 54 ai 71 anni; mia madre era la sorella più giovane, parecchio più giovane.

Di conseguenza è stata la zia giovane, allegra, quella che faceva giocare i nipoti, che li accudiva in modo leggero.

I nipoti le sono sempre stati affezionati.

Bene. Da quando è malata tre dei quattro nipoti sono evaporati.

La demenza senile li ha allontanati. La demenza senile è più forte dell’affetto.

E nonostante io cerchi di ragionare e trovare motivi logici e razionali (che pure esistono), il mio istinto, la mia pancia mi fanno imprecare fortemente.

Soffro a vedere che la cattiva sorte di mia madre l’ha esclusa dalle loro vite; anche dieci minuti a farla sorridere e a tenerle la mano li spaventano.

Donne e uomini che hanno attraversato la vita, non pischelli alle prime armi.

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La Nostra Signora

La Cattedrale, il XII secolo, il gotico: è Nôtre Dame sì, ma è anche I pilastri della Terra di Ken Follett.

Nei momenti di sgomento di fronte al pericolo della perdita della Cattedrale di Parigi, mi è venuto in mente il romanzo di Follett con gli incendi delle sue Cattedrali, con il suo Jack, il costruttore che parte dall’Inghilterra e viaggia per l’Europa apprendendo le tecniche costruttive del nuovo stile gotico.

Tutto si intreccia in questa nostra Europa: verità e finzione, arte e vita, Storia e storie. E quando un pezzetto va perduto, soffriamo.

Bon courage Nôtre Dame, renais plus belle qu’auparavant, on t’attende ❤

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È una catena di eventi

Commetto tanti errori, sbaglio ripetutamente, spesso, per impulsività, per rigore, per superficialità.

Sbaglio e mi rammarico di aver sbagliato, di non aver capito, di non essere stata in grado di lasciar correre o di trattenermi.

Sbaglio e me ne accorgo un nanosecondo dopo, non prima.

Sbaglio e rimugino sull’errore, cerco in fondo alla mia mente una giustificazione, anche stiracchiata, che possa in qualche modo alleviare la pena.

Sbaglio per nervosismo, per rabbia, per stanchezza, a volte anche per malafede.

Sto cercando di imparare a interrompere la catena di condizionamenti che mi porto appresso, come chiunque, riuscendo a intervenire quel nanosecondo prima, non dopo.

È difficile.

Imparare a vedere la sensazione che diventa emozione che diventa pensiero che diventa azione… e in un qualche punto, prima che diventi azione, entrare consapevolmente a sciogliere il nodo, a interrompere questa catena.

Un passo dopo l’altro.

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Breve storia scema

Ieri mattina leggo su Twitter un altro commento su un libro che avevo già adocchiato e, su due piedi, invece di inserirlo nella lista desideri, mi aggrego a Tuttobene che va da Eataly (io libri, lui cibo…) e mi faccio lasciare a due passi dalla libreria aperta di domenica. Entro e cerco senza farmi distrarre il libro che – perlamiseria – ha perfino saltato la lista desideri. Niente. Chiedo alla commessa che dice “sì, lo prendo” ma poi torna a mani vuote scusandosi “strano ne avevo visto un sacco di copie” e infatti è esaurito.

“Glielo ordino”, io odio odio questa frase… “Grazie, sì”. Senza libro, sono uscita senza libro. Io che avevo sfidato la pioggia e l’umidità amazzonica nonostante un mal di collo feroce…

Di come bisogna imparare a non lasciarsi travolgere da improvvise e insane – per quanto innocue – passioni estemporanee.

Il libro è In tutto c’è stata bellezza di Manuel Vilas.

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Collage

Un fine settimana lungo in vista, fuori dalla routine.

Piove, ma vabbé, non si può pretendere la perfezione.

Il corso di Mindfulness terminato ieri sera con la promessa di un altro corso più specifico che indaghi emozioni a me familiari.

Ché la guida nella pratica è cosa utile assai.

Giorni messi insieme con pezzi cercati specificamente in un mucchio disordinato di elementi, incollati su un foglio che poi visto nel suo insieme e da lontano probabilmente sarà un collage bello e rasserenante, colorato e armonico.

Per ora scelgo, taglio e incollo.

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Pronto?!

Da un po’ di tempo lascio il cellulare silenzioso anche di giorno. Metto la suoneria solo se aspetto una telefonata. C’è una leggera vibrazione che sento, a volte, quando gli passo accanto. A volte. Altrimenti ogni tanto (dipende dai giorni, ehm…) controllo che cosa è arrivato.

È invasivo il cellulare. Parole, immagini, chiacchiere, richieste, pubblicità: c’è dentro un sacco di roba! E questa roba suona, squilla, fa rumore.

Tutto questo rumore non mi piace. Un anno e mezzo con lo smartphone e già il suo rumore lo trovo fastidioso…

Comunque prima o poi rispondo o reagisco 🙂

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