Il come cambia le cose

Che ognuno la pensi come vuole è un dato imprescindibile nelle nostre vite di europei e negli ultimi settant’anni è stato anche abbastanza interiorizzato.

Che ognuno sia libero di esprimere ciò che pensa è un altro dato imprescindibile e abbastanza interiorizzato, come sopra.

Il come, però, nella storia recente è cambiato velocemente.

Internet e i social media, la libertà di dire ciò che si vuole, la soglia di pudore e vergogna sempre più bassa, hanno creato un equivoco: credere di poter dare sfogo alle proprie frustrazioni e alle proprie idee senza dover tenere conto degli altri, delle loro idee e della loro libertà.

La libertà ha in sé la sua fine.

Per questo si celebra ogni anno la Festa della Liberazione il 25 Aprile, per non dimenticare che la libertà si può perdere se non la si nutre.

I media e l’odio

 

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Diplomazia ne abbiamo?

Essere diplomatici non è semplice: ci vuole tatto, rispetto dell’altro. Ci vuole anche la grande capacità di dire ciò che si pensa in modo da non ferire nessuno e da non suscitare vespai né sconfinare nella severità di giudizio.

È un’arte. E soprattutto è un’arte difficile da produrre.

Un po’ diplomatici lo si è per natura, un po’ si impara a diventarlo per sopravvivenza o convenienza.

C’è chi migliora, c’è chi peggiora.

Mi accorgo che io peggioro.

Mi è capitato recentemente di trovarmi in mezzo a una questione estremamente sciocca insieme ad altre donne e la mia diplomazia è scesa rapidamente a zero a mano a mano che mi rendevo conto di quanto la questione sciocca diventasse pretesto per attuare piccole ripicche, sottili cattiverie e vendette stupide.

L’arte del tatto e della finezza… Ho resistito davvero poco, mentre in anni lontani avrei dato fondo a tutta la mia pazienza per mediare e non offendere nessuno… Ho preso il telefono e ho dichiarato di essere incapace di gestire questo tipo di beghe da ciloghe pettegole e pure un po’ malevole; mi spiace, ho detto, ma io sono molto basica: se dico nero intendo proprio nero e se lo dico ad A poi lo dico tal qual a B.

Escluderei la possibilità che mi diano la Segreteria Generale dell’ONU in futuro.

 

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Curarsi

Quello che fa bene un giorno, il giorno dopo provoca irrequietezza e dolore. Capire che cosa cura l’anima in un preciso momento non è sempre semplice.

L’ascolto non basta, lo specchio nemmeno; provare e riprovare con tutto ciò che si ha a disposizione è cosa lunga e dispersiva, e in certi frangenti non basta.

Ci sono sensazioni e circostanze che sfuggono a qualsiasi sorta di catalogazione e di riconoscimento, che ostinatamente sembra non vogliano farsi curare.

E allora si entra e si esce dall’anima, in un moto senza fine, irrequieti come gatti veggenti che non sanno, ma sanno che sta per succedere qualcosa.

Qualcosa che non sempre è un terremoto, ma che turba, che spaventa, che sorprende, che rivoluziona, che emoziona.

 

 

 

 

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E scusate se…

Togliere. Per incuria, con scopi politici, idealisticamente, per incapacità. Comunque togliere.

Tra le altre cose, togliere ai giovani anche un piccolo aiuto e una piccola soddisfazione

bonus cultura

Ecco. Questo è il mio Paese.

E nessuno mi dica che sono qualunquista. Perché ho votato. Secondo coscienza. Perché io sono profondamente italiana e tutte le stronzate che fa chi amministra questo Paese, prima di ogni altra cosa, mi feriscono. Che sia chiaro.

La Filosofa compirà 18 anni il prossimo mese. E molto probabilmente non avrà il suo bonus cultura. Per incuria, per incapacità, per convenienza. Aveva già pronta la lista di libri da acquistare.

La Filosofa legge circa otto libri al mese – otto. La definirei lettrice forte. Varrebbe la pena sostenere giovani lettori forti.

E quei 500 € glieli daremo noi genitori. E ci sostituiremo allo Stato, ancora una volta.

Quante volte dovremo ancora farlo, di sostituirci allo Stato laddove lo Stato latita, eh?! Quante volte?!

 

 

 

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Presunzione

Ho incontrato persone che avevano un atteggiamento aggressivo nei confronti della Vita, come se fossero in credito. Ne incontro ancora di tanto in tanto, forse meno di anni fa, perché frequentando a mano a mano i miei coetanei, ho notato che le persone con gli anni  spesso accumulano anche consapevolezze e umiltà.

Certe persone presumono che la Vita debba loro qualcosa: denaro, successo, amore, sicurezza, ognuno ha la propria presunzione.

Questo comporta una alta opinione di sé, esagerata forse.

Anch’io sono stata presuntuosa.

Per tanto tempo ho pensato che la Vita mi dovesse qualcosa. In realtà, la Vita non promette niente a nessuno.

Nessuno è in credito.

Non esiste nessuno che per come è, per quello che ha subìto, per quello che rappresenta o per quello che crede di valere possa pretendere una ricompensa, un regalo o uno sconto.

Non sono più presuntuosa, in nessuna delle sue accezioni.

La Vita non ha debiti con me, non mi deve nulla. È. Non è benigna né maligna. Non è faziosa. Non è partigiana.

È inutile che io l’aggredisca, la scrolli per le spalle, strepiti e pesti i piedi. È inutile che la implori, che piagnucoli.

Bello e brutto, bene e male, lacrime e risate, buono e cattivo, tutto ci attraversa.

E adesso lo capisco meglio di anni fa. La promessa vaga e indefinita di facilità, voluta leggere in certi momenti, era un’illusione, non è mai stata reale.

 

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Ursae Minoris

Una cosa l’ho capita: non c’è tregua, non c’è fine.

Credi di aver trovato la pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno, ma appena allunghi una mano questa si sposta un po’ più lontano.

Ma sì, perché è il viaggio che conta non la meta. E va bene.

Anche se questa tela di Penelope infinita è faticosa.

Non c’è nessun punto fisso, in nessun luogo: la stella polare è fissa per te che la guardi adesso da Guastalla (così, mi è venuta Guastalla…), ma se la guarderai tra 50.000 anni downunder non sarà fissa per un cavolo…

Per dire, che puoi arrivare a 50 anni e renderti conto che non c’è tregua alla sete di capire i perché, alla sete di sapere perché funzioni così, alla sete di desiderio di miglioramento.

Quella che ti sembra una stella polare oggi nella tua vita, domani può essere una stella qualunque che ti balla intorno e ti infastidisce pure.

Non c’è fine a come ti puoi adattare, a come ti puoi accettare, migliorare, abbandonare, reinventare, amare o odiare.

Non c’è tregua e non c’è fine: continuamente ti guardi allo specchio e ti vedi diversa (diverso, anche? – anche gli uomini si fanno tutte queste… ehm… pippe?), non ti riconosci o ti ami e ti perdoni.

Scopri sempre, sempre qualcosa di nuovo e di diverso. Rileggi in modo nuovo e diverso fatti e pensieri del passato, ti trovi a guardare a domani in un modo che cambia anche rapidamente.

Non c’è nulla di fisso e fissato una volta per sempre (ambizioso, a volte basterebbe anche una volta per un po’…).

Se tu stesso non puoi essere la tua propria stella polare, diosanto!, è un casino mai più finito…

 

 

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Come se…

Questo nuovo libro mi è piaciuto. Non sempre leggo i libri in contemporanea con il resto dell’umanità, ma stavolta l’ho fatto. E ho fatto bene.

Come se tu non fossi femmina, di Annalisa Monfreda

Perché tratta di un argomento che mi sta a cuore, che mi coinvolge. Perché tratta di un argomento che in Italia ha un’importanza cardinale.

Avete presente #tuttimaschi o la nostra vita quotidiana nella mattanza o quello che da vicino magari non si nota, ma da lontano sì?

Siccome molti atteggiamenti sono riflessi incondizionati, inconsapevoli, è necessario tenere alta l’attenzione.

Ognuno ha il proprio vissuto, ha la propria sensibilità. Quello che viene raccontato nel libro è un punto di vista. Ma ribadire il valore delle donne IN QUANTO persone utilizzando tutti e ciascun punto di vista mi sembra fondamentale.

Crescere i figli è difficile. Non c’è libretto di istruzioni.

Crescere le figlie e i figli come persone prima che come femmine e maschi, lo è ancor di più.

Vivere la propria vita come persona prima che come femmina o maschio è a volte sommamente difficile.

E allora leggo, tutto quello che trovo. Per tenere alta l’attenzione.

 

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