Alla resa dei conti, non c’è vizio che nuoccia tanto alla felicità dell’uomo come l’invidia. (Cartesio)

Lunedì sera, andando a Tai chi, ho incontrato una giovane mamma che usciva dallo studio del pediatra qui vicino con in braccio un fagottino che non poteva avere più di due-tre settimane.

Pioveva che diolamandava.

Era seguita da presso dai suoi genitori con un ombrello per ciascuno, che l’hanno scortata alla macchina, l’hanno tenuta riparata finché lei ha sistemato il fagottino sul suo seggiolino, l’hanno fatta salire e l’hanno accompagnata, presumo, a casa.

Ecco, in quel momento, davanti a quella scena, ho provato un moto d’invidia così evidente  da vergognarmene.

Non ho mai avuto né l’aiuto fattivo né il conforto della presenza fisica accanto a me, novella mamma, dei miei genitori né di alcun altro parente, a dir la verità.

Sempre sola a gestire neonati, malattie, visite mediche, operazioni, piogge, nevicate epocali. Mai nessuno che mi tenesse un ombrello quando le cateratte si aprivano, che fosse con me ad ascoltare le parole dei medici.

Ho invidiato quella giovane mamma, l’appoggio che ha, morale e fisico.

E’ brutto, lo so. E’ proprio brutto. Ed è vittimistico, lo so. E’ proprio vittimistico.

E non è colpa di nessuno, ovviamente. Le cose vanno come vanno, ovviamente.

Ho tirato dritto per la mia strada, pensando che me la sono sempre cavata ugualmente, che sono riuscita a gestire tante situazioni complicate, fantozziane, ansiogene, a volte bene a volte alla bell’e meglio. Ho tirato dritto per la mia strada, pensando che forse la pesantezza di certe giornate mi ha solo fatto entrare più profondamente dentro al rapporto con i miei figli.

Arrivata a Tai chi avevo già dimenticato quello scatto d’invidia. Avevo però una sensazione di mancanza, una sensazione di deprivazione, come se credessi che, comunque, nonostante le cose siano sempre andate bene, mi fosse stato negato qualcosa.

Ho iniziato i miei movimenti, lenti, seguendo il respiro, e ho cercato di fare pace con me stessa: mancante di qualcosa, ma certamente ricca di qualcosa’altro, perché è così che va la vita 🙂

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Quando una donna si sveglia, le montagne si muovono Proverbio cinese
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19 risposte a Alla resa dei conti, non c’è vizio che nuoccia tanto alla felicità dell’uomo come l’invidia. (Cartesio)

  1. paroledimaru ha detto:

    Ciao buongiorno! Ammettere un moto di invidia e vergognarsene implica una grande consapevolezza di sé ma anche un’attenzione valoriale importante. E quindi intanto complimenti! Per l’episodio specifico, ti dirò vedo sempre più mamme continuare a fare le figlie e nonni a fare i genitori al quadrato. Non so se sia augurabile. In tutto c’è il risvolto della medaglia. Buona giornata!

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Lo so. E alla fine, sono contenta della mia esperienza perché sono stata figlia quando era il momento e sono stata (e sono) adulta quando è stato il momento. La vita dovrebbe sempre essere così. Che sia facile, però, no. E quindi momenti di cedimento ne ho avuti e ne ho tuttora 😉
      Buon pomeriggio, carissima 🙂

  2. vagoneidiota ha detto:

    Cioè, tu il tuo ombrello te lo sei portata da sola?
    Senza nessuno che ti alitasse sul collo dicendo noaspetta aspettachetibagni spostaqui spostalà?
    Che culo! Che invidia!!

    Verso il caffè in tre tazzine, oggi. In una, no cucchiaino; no zucchero.
    Che Cartesio, qui seduto, mi guarda con occhio torvo e non vorrei mai, mescolando, cominciasse a parlare di ordine e caos.
    Non ce la farei oggi.
    Preferisco guardare la tua biblioteca…
    Ma, scusa, quel libro? Come mai tu si ed io no?
    Che rabbia. Che invidia!
    Sure Thing – St. Germain

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Ah ah ah! Quel punto di vista, non credere, mi appartiene abbastanza: io sono una scassamaroni, quindi immagina come avrei potuto reagire ad avere sempre intorno qualcuno… E’ che in certi momenti siamo emotivamente fragili e più esposti…
      Quel libro… te lo presto se vuoi!
      🙂 Buon pomeriggio, carissimo!

  3. momfrancesca ha detto:

    Certamente guardando quella mamma scortata dai genitori può farti pensare quel che hai pensato tu, ma invidia no dai. Io, che la mamma ce l’ho ma non c’è, non provo invidia verso le mamme a passeggio con carrozzina e nonna ma, diversamente, ho del risentimento verso mia madre, per non esserci mai stata. Però mi chiedo: quella mammina con tutti quei parenti a presso sarà davvero felice così? Magari i genitori risultano troppo invadenti, magari è accompagnata perché altrimenti da sola avrebbe crisi di panico, o che altro ne so. Magari quel giorno l’hanno accompagnata, e sarà l’unico giorno in cui l’hanno scortata. Oppure i suoi genitori sono amorevoli e sempre disponibili, perfetti con il cucciolo d’uomo e via dicendo. Ma sarebbe quasi irreale. Concludendo, è bello avere un aiuto, un appoggio, ma se poi viene a mancare, che si fa? Quando ci appoggiamo troppo agli altri possiamo cadere se questi si spostano, per i più svariati motivi. Per cui, credo e ritengo, forte della mia personale esperienza, che fare soli sia meglio. Ti dà una sveglia, ti dà forza, ti fa pensare soluzioni alternative, e in fondo quando tutto è fatto ti dà soddisfazione, per avercela fatta da sola!
    Buona giornata.

  4. Ma Bohème ha detto:

    Credo che il “farcela da soli” sia una grande conquista. Da bambina ero orgogliosa di andare a scuola da sola, da adulta per avere gestito situazioni con sostegno blando.
    Non so se quella mamma con paggetti al seguito sia felice, magari sì, posso solo dirti che una mia amica ha sempre fatto come te, con neonati appresso, e che era soddisfatta.
    Quando insegnavo ho assistito a scenette da commedia all’italiana di mamme che entravano con parte del suv nel portone della scuola per evitare che il “cucciolo” si bagnasse!!! (16 anni, eh!) Immagina solo la reazione dei compagni. Ecco io immagino te che entri normalmente dalla porta con il tuo normalissimo ombrello. Tutto qui. 🙂
    Buona giornata e un abbraccio grande 🙂
    Primula

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Ecco, il rischio è appunto quello della tribù, che tutto fa e pensa insieme, in gruppo… e anche che “protegge” spropositatamente 🙂
      Questo rischio io personalmente non l’ho mai corso e, vedo e prevedo, non lo correrò mai!
      Baci & abbracci, carissima Primula 🙂

  5. Alice ha detto:

    Capisco cosa intendi. C’è chi scomoda l’invidia per cose così futili che farlo come te è più che comprensibile, oltre che onesto e sincero.

  6. domenicomortellaro ha detto:

    L’invidia è un senso di protezione, è un senso di compassione verso se stessi quando lascia subito lo spazio alla presa di coscienza di un deficit…
    Avessi continuato a schiumare, però, saresti stata una stronza XD

    • ogginientedinuovo ha detto:

      In questo caso, hai ragione, è più un senso di compassione per me stessa che altro…
      Ma non ho schiumato,nemmeno per un istante! Ellapeppa, no non era invidia così profonda 😉
      Anche se a volte stronza la sono, comunque…
      Buon pomeriggio, domenicomortellaro 🙂

  7. massimolegnani ha detto:

    non è brutto, è sacrosanto e bello questo moto, che un po’ è invidia e un po’ ammirazione.
    ml

    • ogginientedinuovo ha detto:

      Non era sicuramente quell’invidia distruttiva volta a danneggiare l’altro… era, così, un compassionare un po’ me stessa, fare un po’ la vittima 😉
      Sono rientrata in me abbastanza velocemente e senza strascichi 😀
      Buon pomeriggio, carissimo!

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